Da domenica 2 aprile sarà disponibile online su www.edilportale.com il filmato dell'implosione con i dettagli tecnici del progetto di demolizione
30/03/2006 – Nonostante il conto alla rovescia per la demolizione dell’ecomostro barese segni ormai meno tre, un po’ per scetticismo un po’ per scaramanzia, nessuno dà ancora nulla per scontato. Finchè non sentiranno il boato, i cittadini baresi non riusciranno ancora a credere che la saracinesca che oscura da ormai oltre dieci anni il lungomare della loro città non ci sarà più davvero. E se ci fosse ancora una volta un colpo di scena? La General Smontaggi, aggiudicataria della gara per la demolizione dell’ecomostro più famoso d’Italia, assicura: qualsiasi cosa accada, non si può più tornare indietro poiché i lavori, già avviati nei giorni scorsi, hanno ormai compromesso la stabilità dell’intero complesso.
La demolizione avverrà in tre tappe. Domenica 2 aprile alle 10:30 andranno giù i tre quarti del primo fabbricato; il 23 aprile verrà demolito l’ultimo modulo del primo fabbricato più i due terzi del fabbricato retrostante. La terza tappa, in programma il 23 aprile, segnerà l’epilogo della travagliata vicenda di Punta Perotti con l’abbattimento del restante modulo del secondo fabbricato e dell’immobile parallelo alla ferrovia, noto come fabbricato Quistelli.
Ricordiamo che ad ottobre scorso la General Smontaggi di San Pietro Mosezzo (Novara) – impresa che si occupa della progettazione ed esecuzione di bonifiche e demolizioni industriali e civili - si aggiudicava la gara per buttar giù il complesso; il 21 febbraio veniva firmato il contratto che conferiva ufficialità alla notizia dell’abbattimento di Punta Perotti.
La tecnica di demolizione
Intervistato dalla redazione di edilportale.com, l’architetto Stefano Chiavalon - progettista della General Smontaggi e autore dello studio per la demolizione del complesso Punta Perotti – fornisce dettagli tecnici sulla procedura da seguire.
La prima fase è consistita nella messa in sicurezza dei fabbricati, che non sembra aver comportato particolari difficoltà. A tal proposito l’architetto Chiavalon spiega che le dovute misure cautelative sono state consequenziali all’analisi, nel progetto esecutivo, dei cosiddetti effetti non voluti: rilascio di frammenti durante le detonazioni, vibrazioni trasmesse sul terreno, e sovrapressione in aria dovuta alla detonazione.
“Sono stati successivamente effettuati – continua l’architetto - dei fori sui pilastri, per il caricamento ed alloggiamento dell’esplosivo.
Dei tagli realizzati mediante disco diamantato hanno poi consentito di indebolire i corpi dell’edificio (vani scala e vani ascensore)”.
Per quanto riguarda lo smaltimento del materiale, il progettista spiega che sarà lasciato in sito per la successiva elaborazione:
“Sarà effettuata una frantumazione primaria mediante escavatori cingolati, che consentirà la riduzione del 95% del calcestruzzo; una frantumazione secondaria seguirà per mezzo di un frantoio mobile, impianto utilizzato per la riduzione volumetrica del materiale. Questo permetterà di suddividere al 100% il calcestruzzo dal tondino di armatura, in modo da poter riutilizzare il materiale per colmare le fosse e riportare il terreno in piano”.
“Le strutture - conclude Chiavalon - sono divise da giunti strutturali, per cui l'abbattimento parziale effettuato nella prima delle tre giornate non comporterà alcun problema per le due tappe successive”.
www.generalsmontaggi.com
La storia
È utile ripercorrere brevemente la storia di cui l’ecomostro barese è protagonista da diverso tempo. Tutto cominciava alla fine degli anni 80, quando tre aziende dei gruppi imprenditoriali baresi Andidero, Matarrese e Quistelli lavoravano al progetto per la realizzazione del complesso immobiliare.
Il 19 gennaio 1995 veniva rilasciata la concessione edilizia. Ci sono voluti ben due anni perché i magistrati si accorgessero dell’abuso edilizio dovuto alla costruzione del complesso entro i 300 metri dal mare.
Nel 1997 i fabbricati venivano posti sotto sequestro. Ma a novembre dello stesso anno la Cassazione, su ricorso in via cautelare degli imprenditori, stabiliva assenza di abusivismo e disponeva il dissequestro dei suoli e dei cantieri.
Nel 1999 il giudice per le indagini preliminari assolveva imprenditori e progettisti disponendo tuttavia la confisca degli immobili in favore del Comune.
Nel 2000 la Corte di Appello, su nuovo ricorso degli imprenditori, revocava il provvedimento di confisca; a gennaio dell’anno successivo la Cassazione ripristinava la confisca.
A settembre del 2002 le tre imprese di costruzione chiedevano un risarcimento di danni per 363 milioni di euro. E nel 2004 Matarrese procedeva al pignoramento del complesso immobiliare nei confronti del Comune, che veniva sospeso a ottobre dello stesso anno.
La situazione è stata sbloccata da una sentenza emessa a ottobre 2005 dal tribunale di Bari, con la quale i giudici stabiliscono che il pignoramento dell’area è relativo ai suoli e non alle costruzioni. Di conseguenza il Comune, proprietario dei suoli, ha l’obbligo di demolire gli edifici abusivi.
La battaglia legale alla vigilia della demolizione
Ma a pochi giorni dalla demolizione, non sono mancati nuovi ricorsi. Due giorni fa il gruppo Matarrese ha presentato ricorso con procedura di urgenza per fermare in extremis la demolizione, ultimo atto di una vicenda giudiziaria che sembra tutt’altro che conclusa.
Il ricorso è stato respinto oggi dal giudice civile di Bari per inammissibilità.
Inoltre ieri la Procura generale presso la Corte d’appello aveva respinto la richiesta di avocazione, presentata dai legali delle imprese costruttrici, delle indagini a carico dell’Amministrazione comunale.
Le indagini sono relative alla denuncia sporta dal gruppo Matarrese all’inizio di marzo contro il Sindaco, altri funzionari del Comune e la General Smontaggi per il reato di danneggiamento di un bene pignorato.
Il gruppo Matarrese sostiene infatti che suoli e palazzi siano pignorati e non confiscati, non essendoci mai stata da parte della Conservatoria dei registri immobiliari la cancellazione della trascrizione del pignoramento, pur richiesta dal Comune di Bari. E sempre secondo l’impresa sarebbe saggio aspettare la sentenza definitiva della Cassazione prima di dare il via all’abbattimento.
Per il Comune invece la “saracinesca” è stata confiscata e, quindi, è a tutti gli effetti, di proprietà comunale; una sentenza definitiva della Cassazione ha infatti ritenuto che il complesso sia stato costruito in violazione della legge Galasso, che vieta di edificare a meno di 300 metri dalla battigia. Quindi l’amministrazione va avanti e i tecnici della General Smontaggi sono da qualche giorno al lavoro per piazzare le cariche esplosive negli edifici.
Per quanto riguarda il futuro delle aree, il Comune considera prematuro parlarne in questa fase; in prospettiva c’è sicuramente la riqualificazione della fascia costiera oggi occupata dal complesso, ma sui dettagli c’è ancora da attendere.