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Ingegneri: le nuove NTC sono ‘un compromesso necessario’

Ingegneri: le nuove NTC sono ‘un compromesso necessario’

Geologi: ‘geologia relegata in un angolo’. Architetti soddisfatti anche se ‘si poteva fare meglio’

Vedi Aggiornamento del 09/09/2016
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 09/09/2016
19/11/2014 - “Il CNI non è certo soddisfatto dell’esito del lavoro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, durato oltre 4 anni, per l’adeguamento delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008. Abbiamo sempre ritenuto che la revisione dovesse essere finalizzata ad agevolare, soprattutto per le costruzioni esistenti, gli interventi di adeguamento o miglioramento. Nonostante questo, i nostri rappresentanti, sia nella Commissione relatrice sia in Consiglio, hanno cercato di porre un argine ai tentativi di ‘restaurazione’ della norma 2008, che andava invece profondamente cambiata”.
 
Così il Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, Armando Zambrano, esprime il punto di vista del CNI dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea del CSLLPP delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (vedi bozza provvisoria).
 
Secondo Zambrano sarebbe stata auspicabile “una maggiore attenzione sulle tecniche e sui materiali innovativi” così come “una semplificazione complessiva delle norme per consentire una valorizzazione delle risorse intellettuali e professionali dei progettisti”.
 
Ma, a partire dall’ottobre del 2012, “quando era pronta per l’approvazione una norma da noi condivisa - sottolinea il Presidente del CNI - si è assistito ad un progressivo smontaggio del testo presentato”. Pur con mille difficoltà “il nostro lavoro ha ottenuto quantomeno che si individuasse una soluzione più accettabile anche se non pienamente soddisfacente”.
 
Alla “facile strada della protesta fine a se stessa, o della tentazione di ricercare, attraverso la revisione delle norme, una accentuazione della propria specificità professionale”, il CNI ha preferito “la strada del concretezza, della responsabilità, della prospettiva e dell’interesse generale” - spiega Zambrano. Il CNI non nega che avrebbe potuto votare contro, “ma il rischio era di dare l’impressione di una nostra volontà di non voler modificare le norme, con il rischio di veder passare un testo ancora peggiore”.
 
Voto contrario che invece, come detto venerdì, è arrivato dai Geologi, indignati per l’approvazione di un testo che - ha affermato il Presidente Gian Vito Graziano - “relega la geologia in un angolo, non comprendendo quanto sia importante sviluppare politiche per il territorio attraverso progetti coerenti ed efficaci”. “Abbiamo fatto una proposta migliorativa - ha detto Graziano a Edilportale - finalizzata a rendere il modello geologico coerente con quello geotecnico, come nella normativa previgente al 2008. Un progetto non può prescindere dalle caratteristiche del sottosuolo; nella pratica esse vengono acquisite, ma le nuove NTC non lo pongono come obbligo”.

Le motivazioni sul voto contrario alle nuove NTC sono spiegate in una Relazione di Vittorio d’Oriano, Vice Presidente Consiglio Nazionale Geologi. In primo luogo i Geologi contestano il fatto che il testo sia stato redatto “all’interno delle stanze del Ministero senza alcuna interlocuzione seria e ragionata con le categorie interessate”, cioè quelle “che non siedono in CSLLPP ma hanno una parte non secondaria nel mondo delle costruzioni: geometri, periti edili, agronomi”.
 
Altro aspetto contestato è il contenuto della relazione geologica: “Non è dato sapere se nella commissione relatrice ci fosse un geologo esperto non solo di geologia ma di professione - afferma d’Oriano. Se c’era non ce ne siamo accorti”. Un’altra questione è quella relativa al permanere della doppia indagine geognostica, una per la relazione geologica e l’altra per la relazione geotecnica, ed al perdurare, per quest’ultima, della sola responsabilità del progettista nella scelta del tipo, numero e ubicazione delle indagini. Secondo i geologi non c’è motivo di tenere separate la geologia e la geotecnica. “Per quanto mi riguarda - ha concluso d’Oriano - venerdì scorso il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici ha scritto una brutta pagina della sua pur lunga e gloriosa storia”.
 
I più positivi sono stati dunque gli Architetti, “soddisfatti per la conclusione della controversa vicenda che si protraeva ormai da anni” e per la soluzione scelta, che “rende più semplice gli interventi sugli edifici esistenti, contro quella che sanciva lo status quo della vecchia normativa, e che rende così possibile la realizzazione di interventi prioritari per il Paese, quali quelli finalizzati alla rigenerazione urbana sostenibile” - ha dichiarato venerdì Rino La Mendola, vicepresidente CNAPPC.
 
“Siamo ben consapevoli - concludeva La Mendola - che si poteva fare di più e meglio, ma nel complesso la nostra valutazione è positiva: viene, infatti, tracciato un percorso per la definizione di una normativa in linea con le regole europee, che, al tempo stesso, è in grado di offrirci strumenti necessari per il recupero, il consolidamento e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente”.
 
Infine, il CNI - sottolineando “il ritardo con cui si sono approvate le norme, peraltro, a giudizio pressoché generale, sostanzialmente insoddisfacenti” - invita a “riflettere sulla funzione del CSLLPP, attualmente pletorico, che va senz’altro riorganizzato e rinnovato, come tanti altri organismi che in Italia non riescono a rispondere con rapidità ed efficienza alle reali esigenze della collettività”.

 

 
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