
ISPRA: l’88% dei Comuni è a rischio frane e alluvioni
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AMBIENTE
ISPRA: l’88% dei Comuni è a rischio frane e alluvioni
Oltre 7 milioni di italiani vivono in zone a pericolo di crolli e inondazioni. Presentato ieri lo studio sul dissesto idrogeologico
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del 10/03/2022

Vedi Aggiornamento del 10/03/2022
03/03/2016 - Sono 7 milioni gli italiani che vivono in aree a rischio idrogeologico. Si tratta del 12% della popolazione totale, che risiede nell’88% dei Comuni, esposti al pericolo di frane e alluvioni.
I dati, presentati ieri, sono contenuti nel Rapporto ISPRA “Dissesto Idrogeologico in Italia” messo a punto a dicembre 2015.
Degli oltre 7 milioni degli abitanti “a rischio”, circa 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4) e 6 milioni in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2.
I comuni a rischio frane e alluvioni sono in totale 7145, cioè l’88,3%. Di questi, 1.640 hanno nel loro territorio aree ad elevata propensione a fenomeni franosi e 1.607 aree a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 comuni coesistono entrambi i fenomeni.
In Valle D'Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata il 100% dei comuni è a rischio idrogeologico. Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia hanno invece più del 90% dei comuni a rischio.
Passando in rassegna il settore produttivo, il rapporto evidenzia come quasi 80 mila unità locali di imprese, cioè circa l'1,7% del totale, si trovino in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata per un totale di oltre 200 mila addetti a rischio. Il numero più alto di imprese a rischio si trova in Campania, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.
576.535 sedi di imprese, dislocate tra Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, per un totale di oltre 2 milioni di addetti, si trovano invece in area a rischio inondazione.
Il rischio idrogeologico non risparmia neanche i beni culturali: 34.651 di questi, pari al 18,1% del patrimonio totale, si trovano in zone a pericolosità elevata e molto elevata. Sono esposti al rischio di alluvioni 29 mila monumenti, mentre 40 mila potrebbero essere soggetti ad eventi estremi P1, cioè meno probabili ma più intensi. Le regioni con il numero più alto di beni culturali a rischio sono Emilia Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni il primato spetta a Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa.
Il rapporto ISPRA spiega che il massiccio processo di urbanizzazione, registrato a partire dal secondo dopoguerra, ha aggravato la situazione di dissesto idrogeologico, portando all’aumento degli elementi esposti al rischio.
Tutti i dati sono disponibili sulla piattaforma cartografica Italia Sicura mappa.italiasicura.gov.it e sul Geoportale ISPRA www.geoviewer.isprambiente.it.
All’incontro di presentazione ha partecipato anche Mauro Grassi, responsabile della Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico. Grassi ha affermato che l’unico modo per la prevenzione del rischio è la prevenzione e che con questo obiettivo il Governo ha stanziato 750 milioni di euro per i 33 più importanti cantieri per la sicurezza delle nostre città. Entro questa estate, ha annunciato Grassi, saranno consegnati lavori per circa 254 milioni. Oltre agli interventi, già in corso, sul Fereggiano a Genova (45 milioni ) e sul Seveso a Milano (30 milioni ) si prevede già a partire dal mese di marzo l’intervento sul litorale di Cesenatico (21 milioni) e quindi sul Lambro a Milano (6,5 milioni) e a seguire ancora sul Bisagno a Genova (95 milioni), su alcuni lotti del Lusore a Venezia (10 milioni) e dell’Astico per Vicenza (31,3 milioni) e infine su alcuni, più piccoli, interventi nell’area di Carrara e Pisa (3,6 milioni).
Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha commentato che è importante non solo rendere pubblici, ma contestualizzare i dati sul rischio idrogeologico in modo che le comunità possano seguire le attività di prevenzione strutturale e di protezione civile per la mitigazione dei rischi.
Secondo l’ing. Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale all’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea, Società di valutazione, acquisizione e dismissione del patrimonio immobiliare, il rapporto ISPRA certifica che ci si trova nel “punto di non ritorno”. Simoncini sottolinea come fenomeni quali l’abusivismo edilizio e il consumo del suolo non accennano ad arrestarsi ma sono addirittura in aumento e le città non hanno perseguito politiche di riqualificazione dell’esistente, ma tendono senza sosta a svilupparsi verso l’esterno. I Comuni, continua Simoncini, lamentano la scarsità di denaro da destinare alla messa in sicurezza del proprio territorio, ma allo stesso tempo non evadono istanze di condono edilizio vecchie di trent’anni che darebbero loro risorse finanziarie fondamentali. Per questo bisognerebbe demolire ciò che è rischioso e sanare le costruzioni che non rappresentano un pericolo in modo da incassare le risorse necessarie agli interventi di messa in sicurezza e riqualificazione.
I dati, presentati ieri, sono contenuti nel Rapporto ISPRA “Dissesto Idrogeologico in Italia” messo a punto a dicembre 2015.
Degli oltre 7 milioni degli abitanti “a rischio”, circa 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4) e 6 milioni in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2.
I comuni a rischio frane e alluvioni sono in totale 7145, cioè l’88,3%. Di questi, 1.640 hanno nel loro territorio aree ad elevata propensione a fenomeni franosi e 1.607 aree a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 comuni coesistono entrambi i fenomeni.
In Valle D'Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata il 100% dei comuni è a rischio idrogeologico. Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia hanno invece più del 90% dei comuni a rischio.
Passando in rassegna il settore produttivo, il rapporto evidenzia come quasi 80 mila unità locali di imprese, cioè circa l'1,7% del totale, si trovino in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata per un totale di oltre 200 mila addetti a rischio. Il numero più alto di imprese a rischio si trova in Campania, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.
576.535 sedi di imprese, dislocate tra Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, per un totale di oltre 2 milioni di addetti, si trovano invece in area a rischio inondazione.
Il rischio idrogeologico non risparmia neanche i beni culturali: 34.651 di questi, pari al 18,1% del patrimonio totale, si trovano in zone a pericolosità elevata e molto elevata. Sono esposti al rischio di alluvioni 29 mila monumenti, mentre 40 mila potrebbero essere soggetti ad eventi estremi P1, cioè meno probabili ma più intensi. Le regioni con il numero più alto di beni culturali a rischio sono Emilia Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni il primato spetta a Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa.
Il rapporto ISPRA spiega che il massiccio processo di urbanizzazione, registrato a partire dal secondo dopoguerra, ha aggravato la situazione di dissesto idrogeologico, portando all’aumento degli elementi esposti al rischio.
Tutti i dati sono disponibili sulla piattaforma cartografica Italia Sicura mappa.italiasicura.gov.it e sul Geoportale ISPRA www.geoviewer.isprambiente.it.
All’incontro di presentazione ha partecipato anche Mauro Grassi, responsabile della Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico. Grassi ha affermato che l’unico modo per la prevenzione del rischio è la prevenzione e che con questo obiettivo il Governo ha stanziato 750 milioni di euro per i 33 più importanti cantieri per la sicurezza delle nostre città. Entro questa estate, ha annunciato Grassi, saranno consegnati lavori per circa 254 milioni. Oltre agli interventi, già in corso, sul Fereggiano a Genova (45 milioni ) e sul Seveso a Milano (30 milioni ) si prevede già a partire dal mese di marzo l’intervento sul litorale di Cesenatico (21 milioni) e quindi sul Lambro a Milano (6,5 milioni) e a seguire ancora sul Bisagno a Genova (95 milioni), su alcuni lotti del Lusore a Venezia (10 milioni) e dell’Astico per Vicenza (31,3 milioni) e infine su alcuni, più piccoli, interventi nell’area di Carrara e Pisa (3,6 milioni).
Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha commentato che è importante non solo rendere pubblici, ma contestualizzare i dati sul rischio idrogeologico in modo che le comunità possano seguire le attività di prevenzione strutturale e di protezione civile per la mitigazione dei rischi.
Secondo l’ing. Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale all’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea, Società di valutazione, acquisizione e dismissione del patrimonio immobiliare, il rapporto ISPRA certifica che ci si trova nel “punto di non ritorno”. Simoncini sottolinea come fenomeni quali l’abusivismo edilizio e il consumo del suolo non accennano ad arrestarsi ma sono addirittura in aumento e le città non hanno perseguito politiche di riqualificazione dell’esistente, ma tendono senza sosta a svilupparsi verso l’esterno. I Comuni, continua Simoncini, lamentano la scarsità di denaro da destinare alla messa in sicurezza del proprio territorio, ma allo stesso tempo non evadono istanze di condono edilizio vecchie di trent’anni che darebbero loro risorse finanziarie fondamentali. Per questo bisognerebbe demolire ciò che è rischioso e sanare le costruzioni che non rappresentano un pericolo in modo da incassare le risorse necessarie agli interventi di messa in sicurezza e riqualificazione.
Norme correlate
Nota Informativa 30/12/2015
ISPRA - Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio - Sintesi Rapporto 2015
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