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Rinnovabili, il potere delle Regioni di limitare le aree idonee potrebbe essere eliminato

Rinnovabili, il potere delle Regioni di limitare le aree idonee potrebbe essere eliminato

Un’ordinanza del Consiglio di Stato mette in dubbio la norma che impedisce alle imprese di ammodernare gli impianti esistenti

Vedi Aggiornamento del 10/03/2025
Decreto Aree Idonee - Foto: boscorelli 123RF.com
Decreto Aree Idonee - Foto: boscorelli 123RF.com
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 10/03/2025
20/11/2024 - Il Decreto Aree Idonee ha fissato le regole per individuare le aree in cui possono essere installati gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
 
Anche se il Decreto Aree Idonee è in vigore da luglio 2024, non piace ad alcuni operatori del settore, che lo considerano restrittivo al punto da rendere difficile il rispetto degli obiettivi della transizione energetica.
 
Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha sospeso una disposizione del Decreto Aree Idonee che dà alle Regioni il potere di limitare le zone su cui installare gli impianti.
 
L’ordine di sospensione non è definitivo, ma alcune associazioni hanno espresso comunque soddisfazione e la speranza che la modifica del decreto Aree idonee sia confermata.
 

Cosa prevede attualmente il Decreto Aree Idonee

Prima di entrare nel merito della questione, è opportuno ricordare da dove ha avuto origine la definizione delle aree idonee all’installazione delle rinnovabili.
 
Il D.lgs. 199/2021, che ha recepito la Direttiva RED II, ha stabilito che le aree idonee dovessero essere individuate con un decreto del Ministero dell’Ambiente.
 
Nell’attesa di tale decreto, il comma 8 dell’articolo 20 del D.lgs. 199/2021 ha dato una definizione delle aree idonee, includendo idonee tutte le aree non rientranti nel perimetro dei beni sottoposti a tutela.
 
Tre anni dopo, il Decreto Aree Idonee (DM 21 giugno 2024), approvato nel 2024, con l’articolo 7, comma 2, lettera c) ha dato alle Regioni il potere considerare non idonee alcune zone che sarebbero risultate idonee ai sensi della norma del 2021.
 

Perché alle associazioni di settore non piace il Decreto Aree Idonee

Il Decreto Aree idonee ha dato quindi alle Regioni il potere di limitare l’installazione degli impianti da rinnovabili.
 
Per questo motivo, fin dalla fase della discussione e anche dopo la pubblicazione del Decreto Aree Idonee, le associazioni di settore, come Italia Solare o Anev, hanno espresso la propria contrarietà, lamentando il pericolo di una battuta di arresto per il settore.
 

Il contenzioso e l’ordinanza del CdS sul Decreto Aree Idonee  

Il Decreto Aree Idonee è stato al centro di un contenzioso cui ha preso parte anche Elettricità Futura, l’Unione delle imprese elettriche italiane.
 
Tutto inizia con il ricorso posto da un’impresa attiva nel settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che intende ripotenziare i parchi eolici di cui è titolare sostituendo i macchinari utilizzati con altri più recenti ed efficienti.
 
L’impresa scopre che, in base alla normativa regionale, che all'epoca dei fatti stava per essere approvata dalla Regione Sardegna ai sensi del Decreto Aree Idonee del 2024, l’area su cui ha precedentemente realizzato l’impianto eolico diventerà non idonea.
 
Il cambiamento del panorama normativo impedirebbe quindi il potenziamento dell’impianto e l’impresa decide di impugnare il DM 21 giugno 2024 sulle aree idonee.
 
In un primo momento, il Tar Lazio respinge il ricorso sostenendo che il danno all’impresa potrebbe derivare dalla normativa regionale e non dal Decreto Aree Idonee.
 
Il CdS, invece, con l’ordinanza 4298/2024, ha spiegato che è il Decreto Aree Idonee che consente alle Regioni di restringere le chance di installazione degli impianti da rinnovabili.
 
I giudici hanno quindi considerato l’articolo 7, comma 2, lettera c) del Decreto Aree Idonee non conforme al D.lgs. 199/2021 e hanno deciso di sospendere la sua applicazione.
 
La sospensione sarà temporanea e durerà fino al 5 febbraio 2025, data in cui la causa dovrebbe essere decisa nel merito.
 
Alleanza per il fotovoltaico, realtà che raggruppa diversi operatori energetici italiani ed esteri, ha apprezzato la decisione del CdS e auspica che il Tar Lazio, nell’udienza del 5 febbraio 2025, confermi questo orientamento.
 
In una nota diffusa nei giorni scorsi, Alleanza per il fotovoltaico chiede che sia convocata “una cabina di regia nazionale per obbligare le Regioni a definire il perimetro delle aree idonee in coerenza con quanto stabilito a livello centrale” ma anche che “il governo prenda nuovamente le redini della materia e accompagni le regioni in questo percorso”.
 
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