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Beni culturali dismessi, proposta la ‘Mappa dell’abbandono’

Un ddl prevede 9 milioni di euro in tre anni per censire il patrimonio in stato di degrado e favorirne il recupero

Vedi Aggiornamento del 27/09/2021
01/10/2019 - 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 per realizzare una “Mappa dell’abban­dono” che censisca il patri­monio di rilevanza culturale in stato di de­grado e ne favorisca il recupero.
 
A prevederlo il ddl 1306, presentato da Michela Montevecchi (vicepresidente M5S della 7a Commissione Cultura del Senato), che riprende delle proposte fatte in occasione del NaDef 2018.
 

Patrimonio culturale dismesso: l’importanza del censimento

Il ddl intende predisporre una “Mappa dell’abbandono” dei beni e dei siti di rilevanza culturale, compresi i complessi industriali di­smessi, per consentirne il riutilizzo per scopi produttivi, commerciali, ricreativi, pubblici o privati.
 
Il ddl affida al Ministero per i beni culturali il compito di predisporre tale censimento; la mappa dovrà distinguere i beni di proprietà pub­blica da quelli di proprietà privata e contenere anche quelli già censiti.
 

Valorizzazione dei beni inutilizzati e nuove realtà produttive

Il recupero del patrimonio inutilizzato censito, oltre a favorire la lotta al consumo di suolo, potrebbe portare vantaggi alla comunità in termini occupazionali; la Montevecchi, relatrice del provvedimento, spiega: “Si tratta nello specifico di aree in cui sorgono edifici, complessi industriali, strutture e manufatti di notevole interesse storico e culturale che sono testimonianza di rinomate realtà produttive del passato e che giacciono in stato di abbandono e degrado, che potrebbero invece essere recuperate e riconsegnate alla comunità sotto forma di spazi polifunzionali, anche a fini occupazionali”.
 
Tali spazi, infatti, “potrebbero essere reinventati, attraverso l'enorme potenziale inespresso del patrimonio dismesso, che in alcuni casi (si pensi a Berlino) è divenuto il principale volano per rilanciare l'immagine della città, anche grazie a una concezione culturale di ampio respiro e, soprattutto, a strategie indotte dal basso e non imposte dall'alto”.