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Ordini professionali: molte resistenze alla liberalizzazione

Conclusa l’indagine conoscitiva dell’Antitrust: occorre rafforzare la concorrenza

Vedi Aggiornamento del 12/07/2010
26/03/2009 - Abolire le tariffe minime, abrogare il potere di verifica degli ordini sulla pubblicità dei professionisti, prevedere lauree abilitanti e tirocini più brevi da svolgere durante i corsi di studio, aprire ad altre rappresentanze la gestione degli Ordini. Queste, in sintesi, le conclusioni dell’indagine conoscitiva condotta dall’Antitrust su 13 categorie professionali, tra cui architetti, geologi, geometri, ingegneri e periti industriali.
 
La maggior parte degli Ordini - rileva l’Antitrust - sta resistendo ai principi di liberalizzazione introdotti dalla legge Bersani, che va dunque rafforzata per garantire maggiore concorrenza nei servizi professionali. Dall’indagine è emersa una scarsa propensione delle categorie, sia pur con positive eccezioni, ad accogliere nei codici deontologici quelle innovazioni necessarie per aumentare la spinta competitiva all’interno dei singoli comparti. La liberalizzazione della pattuizione del compenso del professionista, la possibilità di fare pubblicità informativa e di costituire società multidisciplinari non sono state colte come importanti opportunità di crescita ma come un ostacolo allo svolgimento della professione.
 
La non corrispondenza di molti Codici ai principi concorrenziali - spiega l’Antitrust - è agevolata dalla normativa vigente: infatti, il DL Bersani del 2006 , come modificato dalla legge di conversione, a differenza dell’originaria versione, si limita a prevedere la non obbligatorietà delle tariffe minime e fisse , lasciando intendere che esse possano essere considerate come riferimento o orientamento per i compensi dei professionisti, attenuando così la portata liberalizzatrice della riforma. Anche il potere di verifica sulla pubblicità attribuito agli ordini può essere utilizzato per limitare l’uso della pubblicità da parte dei professionisti.
 
Inoltre - continua l’Antitrust -, nell’ottica di favorire la liberalizzazione dei servizi professionali, occorre semplificare l’ accesso alle professioni e aprire gli Ordini a soggetti terzi per meglio svolgere il ruolo di raccordo tra professionisti e utenti dei servizi professionali. È dunque auspicabile che il legislatore preveda l’istituzione di corsi universitari che consentano di conseguire direttamente l’abilitazione all’esercizio della professione. Anche il tirocinio dovrebbe essere proporzionato alle esigenze di apprendimento pratico della professione e dovrebbe poter essere svolto, ove possibile, nell’ambito del corso di studio.
 
L’Antitrust auspica un intervento del legislatore volto a modificare la legge Bersani, prevedendo:
1) l’abolizione delle tariffe minime o fisse:
2) l’abrogazione del potere di verifica della trasparenza e veridicità della pubblicità esercitabile dagli ordini;
3) l’istituzione di lauree abilitanti;
4) lo svolgimento del tirocinio durante il corso di studio;
5) la presenza di soggetti ‘terzi’ negli organi di governo degli ordini.
 
Se alcuni Ordini, come quelli dei Geometri e dei periti industriali, hanno adeguato ai principi concorrenziali i loro codici deontologici in materia di determinazione del compenso professionale , molti altri hanno mostrato resistenze, sulla base dell’idea che il professionista debba difendere il “decoro” della professione attraverso l’applicazione delle tariffe minime.
 
Per quanto riguarda la pubblicità , alcuni codici deontologici - rileva l’Antitrust, dettano disposizioni piuttosto restrittive; particolarmente restii a introdurre i principi concorrenziali sono apparsi gli ordini degli architetti, degli ingegneri e dei geologi, mentre i Collegi dei geometri e dei periti industriali hanno eliminato le limitazioni relative ai mezzi di diffusione delle pubblicità e al contenuto delle pubblicità. Alcuni ordini, come quello dei geologi, vietano ai propri iscritti di utilizzare determinati mezzi di diffusione e altri (ingegneri, geologi) hanno previsto un potere di controllo autorizzatorio e preventivo, mentre la legge Bersani - ricorda l’Autorità - si limita a prevedere una verifica successiva alla diffusione del messaggio pubblicitario.
 
 
Dura la reazione del Consiglio Nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, che “esprime sconcerto per l’inizio di una nuova campagna di stampa antiordinistica artificiosamente indotta da toni e giudizi generali espressi dall’Indagine Antitrust - che appare viziata da pregiudizi ideologici - in particolare in questo momento di crisi economica, e a fronte di una riduzione generalizzata di quasi il 50% delle tariffe nel nostro settore.”
 
Negli ultimi dieci anni - continua la nota del CNAPPC - abbiamo proceduto su di una linea di costante accoglimento dei principi europei della concorrenza; abbiamo già modificato il codice deontologico introducendo la pubblicità anche commerciale e norme per la tutela del cliente. Il nuovo Codice è stato a lungo sottoposto all’esame dell’antitrust accogliendone le indicazioni. I 140.000 iscritti al nostro Ordine, di cui oltre il 50 % giovani con meno di dieci anni di iscrizione, sono la metà di tutti gli architetti europei.
 
Se l’indagine conoscitiva dell’Antitrust di fatto sostanzialmente “assolve” nel merito il nostro Ordine - conclude il CNAPPC -, riteniamo che questa nuova ingiustificata fase di contrasto alla libera professione sia quanto di meno utile e costruttivo per il paese in questo momento di crisi.


Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, invece, ha inviato un telegramma al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sottolineando in primo luogo il contrasto tra gli interventi legislativi richiesti dall'Antitrust e le linee programmatiche del Governo.

Inoltre - secondo il Presidente del CNI, Paolo Stefanelli - "sugli organi di informazione è stata scatenata una coordinata campagna di comunicazione" che esalta il DL Bersani e "l'attacco preconcetto ai liberi professionisti, escludendo accuratamente il contraddittorio con i rappresentanti delle Categorie istituzionali interessate."

Per queste ragioni il CNI, preoccupato "degli effetti potenzialmente devastanti di una comunicazione siffatta" chiede al Premier un incontro urgente per illlustrargli le iniziative che intende portare avanti "in quanto riteniamo che soltanto Ella, per il tramite del suo Governo, possa e debba rappresentare ed interpretare l'autentico interesse della Collettività, la tutela della quale rappresenta per noi l'unico privilegio che - come professionisti e lavoratori di questo Paese - ci onoriamo di difendere."