Appalti, Anac bocciata sulle raccomandazioni vincolanti
Il Consiglio di Stato chiede di intervenire col correttivo al Codice o con un’interpretazione più morbida
Il Consiglio di Stato ha espresso il suo parere sul decreto che regola l’attività di vigilanza che l’Anac esercita nei confronti delle Stazioni Appaltanti. Ma a finire sotto accusa non è stato tanto il testo della norma attuativa, quanto lo stesso Codice Appalti (Dlgs 50/2016).
Codice Appalti: vigilanza e raccomandazioni Anac
In base all’articolo 211, comma 2, del Codice Appalti, se l’Anac riscontra dei vizi di legittimità negli atti di gara, può chiedere alla Stazione Appaltante di porre rimedio entro sessanta giorni. Si tratta di una “raccomandazione vincolante” e se la Stazione Appaltante non si adegua entro i termini previsti è punita con una multa da 250 euro a 25mila euro.La raccomandazione è impugnabile. Ciò significa che la Stazione Appaltante può in un certo senso opporsi, ma il tutto ha ripercussioni sul suo rating reputazionale.
Codice Appalti: i dubbi del Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha da sempre mostrato perplessità su questi poteri vincolanti attribuiti all’Anac. Secondo i giudici da una parte si rischia “l’eccesso di delega” dato che la Legge 11/2016 non prevede questa possibilità, dall’altra si possono innescare contenziosi tra le Stazioni Appaltanti e l’Anac. Con ripercussioni negative sui tempi per lo svolgimento delle gare.I giudici hanno quindi prospettato due soluzioni. La prima, più radicale, consiste nella revisione della norma in sede di correttivo al Codice Appalti. La modifica dovrebbe avvenire quindi a monte nel Codice. L’altra soluzione prospettata dal CdS è un’interpretazione basata sul principio di leale collaborazione col Governo. In caso di dissenso, prima di andare allo scontro, la Stazione Appaltante potrebbe chiedere all’Anac il riesame della raccomandazione vincolante.