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Ricostruzione L’Aquila: gli ingegneri italiani lanciano l’allarme

Ricostruzione L’Aquila: gli ingegneri italiani lanciano l’allarme

Incertezza sui tempi dei finanziamenti e ridotta sicurezza antisismica

Vedi Aggiornamento del 20/12/2012
Vedi Aggiornamento del 20/12/2012
16/02/2012 - L’eccessivo allungamento dei tempi di ricostruzione e il ritardo nell’avvio dei lavori di recupero degli edifici danneggiati hanno già portato gli Ingegneri italiani ad esprimere forti perplessità sulla soluzione di guidare gli interventi di ricostruzione post-terremoto dell'Aquila attraverso complicati e farraginosi Piani di Ricostruzione, inutili per come sono stati concepiti e che innescano burocrazie difficilmente gestibili.
 
Un documento del Centro Nazionale di Studi Urbanistici (CeNSU) e del CNI, sottoscritto da tutti gli Ordini provinciali e dalla Federazione degli Ordini dell’Abruzzo, sottolinea gli aspetti che non sembrano avere ancora avuto la giusta risposta.
 
A partire dall’eccessiva burocratizzazione dei Piani di Ricostruzione e dall’ingerenza delle Università nella fase di progettazione. Gli ingegneri sottolineano la necessità di individuare le priorità di intervento, distinguendo la situazione de L’Aquila, capoluogo regionale e città di grande rilevanza storica, rispetto ai piccoli centri rurali, nuclei e case sparse e coinvolgere, sin dalla fase di progettazione, le professionalità locali che costituiscono il naturale tramite tra la società civile e le strutture tecniche di coordinamento. “Il piano di ricostruzione dovrà farsi carico, accompagnandolo dove possibile ed in modo tempestivo, con direttive più che con norme, con accordi più che con vincoli, di un progetto edilizio complessivo che appare sempre più urgente ed indifferibile, sul quale concentrare tutte le risorse”.
 
Per quanto riguarda la certezza dei tempi e dei finanziamenti diventa indispensabile definire, immobile per immobile, l’entità del finanziamento pubblico e l’impegno integrativo del proprietario sulla base di un progetto edilizio, seppur di massima. Come è avvenuto in Friuli, l’anticipo dell’erogazione del contributo pubblico e le agevolazioni fiscali, come ad esempio l’esenzione IVA, sono stati fondamentali per l’avvio dei cantieri.
 
È altrettanto importante saper valutare le proporzioni del mix pubblico-privato che si sta componendo e che va programmato con precisione. Nelle ricostruzioni già avvenute nel passato le risorse pubbliche erogate hanno movimentato almeno altrettante risorse private e questo mix è stato il motore vero di una Ricostruzione compiuta. Il miglioramento degli edifici che i tecnici possono garantire con l'adeguamento del 100% alla normativa sismica costituisce un'indicazione di civiltà ed è il primo fattore di sicurezza, anche psicologica, di un territorio esposto a rischio terremoto.
 
Sul fronte della sicurezza antisismica degli edifici riparati o esistenti gli ingegneri considerano assurdo il limite dell’80% del contributo pubblico ed il restante 20% a carico del privato. Inoltre, l’adeguamento sismico, come è per l’edificio ricostruito ex novo, deve essere totale anche per quello riparato e in questa ottica, va messo in atto un importante ed esteso processo di adeguamento per il patrimonio edilizio esistente, anche non danneggiato.
 
Infine un messaggio chiaro sull’etica della ricostruzione. La complessa macchina dell’edilizia che si metterà in moto deve essere equilibrata anche sul piano degli interessi contrapposti che si metteranno in gioco. Il ruolo del tecnico, pubblico e privato, quello della pubblica amministrazione e delle imprese devono garantire la trasparenza del processo. Il CNI ha proposto un Codice etico per la Ricostruzione al fine di garantire un comportamento deontologico degli ingegneri, ma anche per prevenire o illuminare le situazioni non-etiche, presupposto spesso di veri atti di corruzione.
 
 
Fonte: Ufficio stampa Consiglio Nazionale Ingegneri
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