Appalti, Ance: meno criteri economici e più spazio alla qualità
13/02/2015 - Limitare il ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; contrastare il sistematico ricorso a commissari straordinari; investire nella formazione tecnica dei funzionari pubblici.
Sono solo alcune delle proposte avanzate da Paolo Buzzetti, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) alla Commissione Lavori pubblici del Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di recepimento delle direttive europee su appalti e concessioni.
L’Ance suggerisce di limitare le possibilità di utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa negli appalti sotto soglia comunitaria, prevedendo un limite di 2,5 milioni di euro al di sotto del quale le stazioni appaltanti non possano utilizzare tale criterio. Al di sopra di tale importo, e fino alla soglia comunitaria, dovrebbe essere limitato ad appalti di una certa complessità tecnica.
Ma laddove si ricorra al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, l’Ance chiede di prevedere almeno due commissari esterni alla stazione appaltante, selezionati da appositi albi nazionali, al fine di garantire imparzialità e trasparenza.
I costruttori chiedono di contrastare il sistematico ricorso a commissari straordinari che operano in deroga alle regole vigenti e con strumenti meno trasparenti, e spingersi verso una maggiore responsabilizzazione dei soggetti della PA competenti per la realizzazione delle opere.
Auspicano che venga archiviata la logica del massimo ribasso e che siano privilegiate la qualità e la logica del risultato, abbandonando il mero controllo formale e cartaceo, in favore di un controllo sostanziale.
Per l’Ance è necessario investire nella formazione tecnica dei funzionari pubblici, per assicurare un corretto e responsabile esercizio della discrezionalità amministrativa. In prospettiva si dovrebbe introdurre un sistema di rating delle amministrazioni, che ne dimostri il livello di qualità.
In materia di centralizzazione delle committenze, al fine di consentire alle stazioni appaltanti la gestione di situazioni di ordinaria emergenza, il ricorso alle centrali di committenza, per l’Ance, dovrebbe essere escluso al di sotto di una certa soglia di importo (ad esempio 500.000 euro).
Per evitare un uso distorto delle variazioni progettuali in corso d’opera, l’Ance propone di introdurre meccanismi che incentivino e garantiscano un adeguato livello qualitativo della progettazione messa a base di gara, anche attraverso sistemi che rendano possibile escutere la garanzia prestata dal progettista, in caso di aumento dei costi dell’opera per varianti dovute a difetti o errori di progettazione.
Al fine di preservare l’eccellenza delle imprese italiane, in un mercato caratterizzato negli ultimi anni da una forte contrazione delle commesse sia pubbliche che private, l’Ance chiede di mantenere il sistema Soa, avviando una sua profonda revisione, rivedendo i requisiti posti a base dell’autorizzazione rilasciata dall’Anac alle Soa, ponendo l’accento sull’indipendenza di giudizio e su più efficaci controlli dell’attività svolta e introducendo criteri reputazionali.
Sul tema degli affidamenti in house, l’Ance afferma che le nuove norme Ue rischiano di allargare notevolmente le maglie di tale modalità esecutiva, rispetto a quanto attualmente stabilito dalla giurisprudenza comunitaria. Ciò consentirebbe a soggetti a partecipazione privata di diventare affidatari diretti di appalti pubblici, agendo sul mercato aperto in concorrenza con soggetti che non godono di tale agevolazione.
Quindi l’Ance chiede che gli affidamenti di lavori in house siano consentiti unicamente nei casi in cui, a seguito di una preventiva indagine di mercato, sia stata valutata l’assenza di concorrenza in relazione alla tipologia di lavori oggetto di affidamento.
Per quanto riguarda, infine, il testo normativo, l’Ance suggerisce di redigere un unico e snello testo legislativo, che contenga le norme fondamentali del Codice e del Regolamento e che disciplini sia gli appalti che le concessioni, nei settori ordinari e speciali. Ad esso andrebbero affiancati, secondo i costruttori, strumenti come i bandi-tipo, già messi in campo dall’Anac, e un sistema di soft law costituito da linee guida, idonee a indirizzare l’esercizio della discrezionalità amministrativa.