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Società di ingegneria nel mercato privato, le polemiche non si placano

Società di ingegneria nel mercato privato, le polemiche non si placano

Liberi professionisti: ‘inaccettabile affronto’, Oice: ‘ennesima strumentalizzazione, si approvi presto la legge’

Vedi Aggiornamento del 05/10/2018
Società di ingegneria nel mercato privato, le polemiche non si placano
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 05/10/2018
23/06/2017 - Liberi professionisti e società di ingegneria tornano a scontrarsi sulla possibilità di lavorare nel settore privato. Al centro della discordia c’è, come al solito, il disegno di legge “Concorrenza”, al momento allo studio delle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, ma che sta infiammando le polemiche dal 2015.
 

RPT: ‘inaccettabile affronto alla libera professione’

La Rete delle Professioni Tecniche (RPT) e i Presidenti delle Casse di Previdenza dei professionisti tecnici hanno inviato ai presidenti delle Commissioni una lettera per esprimere “profonda preoccupazione sullo svolgimento dell’attività professionale in forma associata nei servizi di ingegneria e architettura”.
 
Secondo RPT, le Commissioni conoscono la natura della norma dato che “avevano provveduto a correggerne gli evidenti profili di incostituzionalità, caratteristiche poi reintrodotte a danno di centinaia di migliaia di liberi professionisti ed a favore di poche realtà societarie, potenzialmente anche emanazioni dirette di istituti di credito, che assumeranno immediata posizione dominante, e che vedranno nell’immediato condonati i contratti illegittimi sottoscritti negli ultimi 20 anni.”
 
“Il mercato dei lavori pubblici - scrive RPT - è radicalmente diverso da quello dei lavori privati, e non si può pensare di lasciare milioni di committenti senza un’adeguata tutela, in balia di una concorrenza sfrenata tra società che non dovranno rispettare alcun obbligo deontologico, così come invece previsto per i liberi professionisti”. 
 
“I professionisti - insiste RPT - si rifiutano di vedere trasformata la propria opera intellettuale, riconosciuta ed apprezzata, in una semplice mansione da dipendenti, magari costretti ad accettare un contratto da 600 euro al mese, che, come raccontato dalle ultime, vergognose vicende, le società di ingegneria non esitano a proporre, soprattutto ai più giovani”.
 
RPT ritiene che l’indisponibilità del Governo a rivedere la norma costituisca “un inaccettabile affronto al concetto stesso di libera professione, persino nei suoi aspetti sociali e culturali” e propone di individuare una nuova soluzione collegiale e condivisa.
 

Oice: ‘ennesimo tentativo di strumentalizzazione, si approvi presto la legge’

Per il presidente OICE, Gabriele Scicolone, “a quasi tre anni di distanza dall'adozione del testo e dopo due approfondite discussioni durate un tempo così lungo, non c'è più alcuna ragione per immotivati e assurdi tentativi di ritardare il varo dei un disegno di legge”.
 
Scicolone non ammette dubbi sull’operatività delle società di ingegneria nel settore privato. Perché a suo avviso le disposizioni rappresentano “un equilibrato punto di compromesso fra tutela delle esigenze di garanzia dei principi di personalità della prestazione, di assicurazione del professionista che materialmente svolge la prestazione e di controllo da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione”.
 
“Parlare di deontologia per società che occupano decine di migliaia di professionisti tenuti al rispetto del codice deontologico - risponde l’Oice in una nota - significa semplicemente fare finta di non capire. Che ci si rassegni a prendere atto che le società di ingegneria possono tranquillamente operare in ambito privato, così come hanno riconosciuto a chiare lettere la Cassazione, con la recente sentenza del marzo 2017 e il Commissario governativo alla ricostruzione post terremoto, oltre alle migliaia di committenti privati che hanno affidato alle nostre società interventi in ogni ambito del settore delle costruzioni e dell'impiantistica”.
 
“Che siano le Casse di previdenza ad affiancarsi alla RTP pare oltremodo assurdo - commenta il vice presidente Giorgio Lupoi -  visto che la metà del 4% di contributo integrativo versata alle Casse proviene da commesse private. Evidentemente se così fosse, cioè che le società di ingegneria non possono lavorare nel settore privato, le Casse si sarebbero macchiate di un vero e proprio reato”.
 
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