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Equo compenso, Confprofessioni: si parta dalla PA

Equo compenso, Confprofessioni: si parta dalla PA

No a bandi pubblici che prevedano lavoro professionale gratuito e incarichi ‘senza sconti’ sulle tariffe

Vedi Aggiornamento del 14/11/2017
Equo compenso, Confprofessioni: si parta dalla PA
di Alessandra Marra
Vedi Aggiornamento del 14/11/2017
21/09/2017 - Per garantire un equo compenso ai professionisti che operano prevalentemente in ambito pubblico è necessario adottare parametri al di sotto dei quali le P.A. non possano affidare incarichi.
 
Questa la proposta di Confprofessioni, sentita al Senato lo scorso 19 settembre, insieme ad Acta e Colap, nel corso dell’audizione sul ddl 2858 sull’equo compenso per le professioni regolamentate.
 

Equo compenso dalla PA

Per Confprofessioni il ddl deve arginare il “sistematico ridimensionamento dei compensi professionali riconosciuti dalla P.A. che spesso sfocia in richieste di prestazioni professionali, anche estremamente qualificate, da svolgere a titolo gratuito.”
 
Un altro problema è costituito dalle offerte al ribasso per aggiudicarsi l'appalto. Il Codice degli appalti, infatti, è intervenuto per cercare di porre un freno a queste prassi, con la determinazione dei parametri per il compenso dei servizi di ingegneria e architettura. Tuttavia, tali parametri rappresentano soltanto una base d'asta, soggetta a significativi ridimensionamenti.
 
Per questo Confprofessioni suggerisce di individuare dei parametri vincolanti, al di sotto dei quali le P.A. non possono affidare incarichi, pena l'illegittimità del procedimento amministrativo e del relativo contratto.
 
Coordinamento libere associazioni professionali (Colap),Acta e ALTA PARTECIPAZIONE, invece, propongono l’introduzione dei parametri minimi fissi limitatamente ai rapporti con la P.A, sia per i professionisti ordinistici che per i professionisti associativi (attualmente non compresi nel provvedimento).

Inoltre chiedono che tale disposizione operi ex ante, e non ex post soltanto all’attivazione di una azione giudiziaria, ovvero che in tali rapporti la Pubblica Amministrazione negli appalti, nei bandi, negli affidamenti e negli incarichi non possa derogare ai livelli minimi prestabiliti.
 

Come quantificare l'equo compenso

Confprofessioni condivide l’utilizzo, come metodo di quantificazione dell'equo compenso, dei parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi; tuttavia ritiene che, in una fase di aggiornamento debbano essere presi in considerazione più ampi fattori di definizione quali ì costi produzione (specialmente nelle professioni tecniche) che possono impattare in maniera determinante sui compensi.
 
Ribadisce anche che i livelli di equità del compenso professionale non possono essere oggetto di alcuna forma di contrattazione tra parti sociali; la fissazione dei minimi tariffari non può dipendere dai rapporti di forza tra le parti sociali, o da un processo di neo-concertazione di cui il Governo si faccia mediatore, ma deve discendere da una valutazione tecnica rigorosa dei costi di produzione che il professionista sostiene per poter offrire la propria prestazione.
 
Colap, invece, propone di eliminare le previsioni relative all’equo compenso, inteso come tariffa minima, perché ricondurrebbero il lavoro autonomo al modello di quello dipendente e non agevolerebbero i giovani professionisti.
 
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