
Ritardo pagamenti, la UE chiede all’Italia di rispettare le norme europee
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NORMATIVA
Ritardo pagamenti, la UE chiede all’Italia di rispettare le norme europee
Parere motivato di Bruxelles contro la norma del Codice Appalti che allunga i tempi
Vedi Aggiornamento
del 15/06/2020

Vedi Aggiornamento del 15/06/2020
04/07/2018 - La Commissione Europea contesta all’Italia la violazione della Direttiva 2011/7/UE sui ritardi nei pagamenti.
Il 7 giugno scorso, Bruxelles ha inviato al Governo italiano un parere motivato per segnalare che l’articolo 113-bis, comma 1, del Codice dei Contratti (Dlgs 50/2016) è difforme dalla direttiva europea che impone alle autorità pubbliche di eseguire i pagamenti non oltre 30 giorni o, in casi singolarmente motivati, 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi.
Già nel luglio 2017, la UE aveva contestato la nuova formulazione introdotta dal Decreto Correttivo (Dlgs 56/2017) che prevedeva un termine di 45 giorni per i pagamenti. Nemmeno la successiva modifica alla norma, apportata dalla Legge di Bilancio 2018, ha evitato all’Italia il richiamo della Commissione Europea.
La disciplina italiana - spiega l’Associazione Nazionale dei costruttori edili (Ance) - allunga i tempi di pagamento, in contrasto con l’impegno costante della UE volto a garantire la tempestività dei pagamenti a favore degli operatori economici, spesso PMI, e a migliorare l’attuazione della direttiva in tutta l’UE.
Le disposizioni italiane che estendono i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici, sono imposte ai fini delle verifiche, anche qualora siano già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche.
Se non modificherà il Codice Appalti, l’Italia sarà deferita alla Corte di Giustizia (sarebbe il secondo deferimento sui pagamenti, dopo quello promosso dall’ANCE nel 2014) e, in caso di condanna, pagherà sanzioni sul pregresso e per ogni giorno di ritardo nel mettersi in regola.
L’Ance ricorda di essere stata fin dall’inizio portabandiera a livello nazionale ed europeo della denuncia della piaga dei ritardati pagamenti in Italia, quantificandone l’enorme portata e i devastanti effetti.
A tale proposito, l’Ance ricorda che il 15 maggio scorso, nel corso dell’Audizione preliminare all’esame del Documento di economia e finanza 2018, ha evidenziato la necessità di riallineare la disciplina sui pagamenti del corrispettivo di appalto alla normativa europea, introducendo un termine massimo per la redazione dei SAL (non superiore a un mese), nonché un termine per il pagamento dei lavori, non superiore a 30 giorni dal SAL stesso.
Il 7 giugno scorso, Bruxelles ha inviato al Governo italiano un parere motivato per segnalare che l’articolo 113-bis, comma 1, del Codice dei Contratti (Dlgs 50/2016) è difforme dalla direttiva europea che impone alle autorità pubbliche di eseguire i pagamenti non oltre 30 giorni o, in casi singolarmente motivati, 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi.
Già nel luglio 2017, la UE aveva contestato la nuova formulazione introdotta dal Decreto Correttivo (Dlgs 56/2017) che prevedeva un termine di 45 giorni per i pagamenti. Nemmeno la successiva modifica alla norma, apportata dalla Legge di Bilancio 2018, ha evitato all’Italia il richiamo della Commissione Europea.
La disciplina italiana - spiega l’Associazione Nazionale dei costruttori edili (Ance) - allunga i tempi di pagamento, in contrasto con l’impegno costante della UE volto a garantire la tempestività dei pagamenti a favore degli operatori economici, spesso PMI, e a migliorare l’attuazione della direttiva in tutta l’UE.
Le disposizioni italiane che estendono i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici, sono imposte ai fini delle verifiche, anche qualora siano già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche.
Se non modificherà il Codice Appalti, l’Italia sarà deferita alla Corte di Giustizia (sarebbe il secondo deferimento sui pagamenti, dopo quello promosso dall’ANCE nel 2014) e, in caso di condanna, pagherà sanzioni sul pregresso e per ogni giorno di ritardo nel mettersi in regola.
L’Ance ricorda di essere stata fin dall’inizio portabandiera a livello nazionale ed europeo della denuncia della piaga dei ritardati pagamenti in Italia, quantificandone l’enorme portata e i devastanti effetti.
A tale proposito, l’Ance ricorda che il 15 maggio scorso, nel corso dell’Audizione preliminare all’esame del Documento di economia e finanza 2018, ha evidenziato la necessità di riallineare la disciplina sui pagamenti del corrispettivo di appalto alla normativa europea, introducendo un termine massimo per la redazione dei SAL (non superiore a un mese), nonché un termine per il pagamento dei lavori, non superiore a 30 giorni dal SAL stesso.
Norme correlate
Decreto Legislativo 19/04/2017 n.56
Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Correttivo al Codice Appalti)
Decreto Legislativo 18/04/2016 n.50
Codice dei Contratti Pubblici (Codice Appalti)
Direttiva CEE 16/02/2011 n.2011/7/UE
Parlamento e Consiglio Europeo - Direttiva relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali
Approfondimenti
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