PROFESSIONE
Cosa pensano dell’equo compenso i professionisti?
La legge è vista come uno step iniziale, ma chiedono di estendere l’obbligo a tutti i committenti, aggiornare i Parametri e coordinarsi col Codice Appalti
Vedi Aggiornamento del 24/06/2024
17/04/2023 - Estendere l’equo compenso a tutti i committenti per tutelare meglio i professionisti. È la richiesta che arriva dagli esponenti del mondo delle professioni, che nella nuova legge, appena approvata, vedono un punto di partenza da migliorare e ampliare.
Al momento, l’equo compenso vale solo nei confronti delle pubbliche Amministrazioni e delle grandi imprese. Sono inoltre previste sanzioni solo a carico dei professionisti soggetti a norme deontologiche.
Si tratta di elementi che potrebbero creare disparità di trattamento e che, secondo i professionisti, devono essere rivisti anche per coordinarsi con il Codice Appalti.
- proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto;
- proporzionato al contenuto e alle caratteristiche della prestazione;
- conforme ai compensi previsti per tutti i professionisti.
Benchè il principio dell’equo compenso sia universale, la legge non obbliga tutti i committenti, che si rivolgono ai professionisti, ad applicare l’equo compenso.
Sono obbligate solo:
- le Pubbliche Amministrazioni;
- le imprese bancarie e assicurative;
- le imprese con più di 50 lavoratori o più di 10 milioni di euro di ricavi.
La legge crea le condizioni per tutelare i professionisti dai committenti forti, ma lascia al mercato tutti gli altri contratti.
“il nostro impegno - scrive in una nota - sarà quello di lavorare affinchè sia ampliata la platea di riferimento oltre a quella già prevista”.
Miceli si riferisce al fatto che solo alcuni committenti sono tenuti ad applicare il principio dell’equo compenso, lasciando fuori dall’obbligo molti altri.
Il presidente del CNI, Domenico Perrini, chiede inoltre di chiarire “la modalità di applicazione alle PA, nel rispetto del Codice dei Contratti”.
Alessandrucci pensa che “è prevalsa la voglia di varare in fretta e furia una norma che rischia di essere paradossalmente dannosa per i professionisti associativi piuttosto che prediligere il confronto con le parti in causa”.
“Come ci è stato confermato dal Ministro Calderone - conclude - il Governo non esclude un correttivo successivo al voto. Perché questa fretta? Un approccio politico che suona tanto di spot elettorale”.
In realtà, l'approvazione della legge sull’equo compenso non è stata frettolosa, ma ha avuto un iter travagliato, che si è trascinato attraverso più legislature. Alcuni gruppi di professionisti, però, hanno chiesto di approvare definitivamente la legge, nonostante alcuni aspetti controversi da correggere in un secondo momento.
Come sottolineato anche dal CNI, la legge sull’equo compenso, che al momento è rivolta alle Pubbliche Amministrazioni e alle grandi imprese, deve coordinarsi con il Codice Appalti.
Il coordinamento è fondamentale per chiarire alcuni dubbi che potrebbero sorgere nei casi pratici, cioè quando una Pubblica Amministrazione deve affidare un incarico ad un professionista.
Il Codice Appalti, per esempio, prevede che, in casi eccezionali, i professionisti possano rendere le loro prestazioni gratuitamente. La legge sull’equo compenso, invece, stabilisce che gli Ordini e i Collegi professionali possano adottare disposizioni deontologiche per sanzionare gli iscritti che non pattuiscono un compenso equo.
Dalla combinazione delle due norme, potrebbero nascere ricorsi, che rallenterebbero l’iter delle procedure.
Il Codice Appalti ha inoltre ridotto da 3 a 2 i livelli di progettazione. Come si calcola quindi l’equo compenso, visto che i Parametri in vigore, contenuti nel DM 17 giugno 2016, sono stati messi a punto in un sistema caratterizzato da 3 livelli di progettazione?
La legge sull’equo compenso prevede un aggiornamento biennale dei Parametri, ma per evitare dubbi nell’immediato sarebbe necessario procedere ad una revisione quanto prima.
Al momento, l’equo compenso vale solo nei confronti delle pubbliche Amministrazioni e delle grandi imprese. Sono inoltre previste sanzioni solo a carico dei professionisti soggetti a norme deontologiche.
Si tratta di elementi che potrebbero creare disparità di trattamento e che, secondo i professionisti, devono essere rivisti anche per coordinarsi con il Codice Appalti.
A chi si applica l’equo compenso
Ricordiamo che per equo compenso si intende la corresponsione di un compenso:- proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto;
- proporzionato al contenuto e alle caratteristiche della prestazione;
- conforme ai compensi previsti per tutti i professionisti.
Benchè il principio dell’equo compenso sia universale, la legge non obbliga tutti i committenti, che si rivolgono ai professionisti, ad applicare l’equo compenso.
Sono obbligate solo:
- le Pubbliche Amministrazioni;
- le imprese bancarie e assicurative;
- le imprese con più di 50 lavoratori o più di 10 milioni di euro di ricavi.
La legge crea le condizioni per tutelare i professionisti dai committenti forti, ma lascia al mercato tutti gli altri contratti.
Equo compenso, Cnappc: ampliare la platea di riferimento
Secondo Francesco Miceli, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), l’approvazione della legge sull’equo compenso è un passo avanti per la tutela dei professionisti e dei cittadini, che hanno diritto a prestazioni di qualità.“il nostro impegno - scrive in una nota - sarà quello di lavorare affinchè sia ampliata la platea di riferimento oltre a quella già prevista”.
Miceli si riferisce al fatto che solo alcuni committenti sono tenuti ad applicare il principio dell’equo compenso, lasciando fuori dall’obbligo molti altri.
CNI: estendere l’equo compenso a tutti i committenti
Se il Cnappc chiede l’ampliamento della platea dei soggetti tenuti ad applicare l’equo compenso, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) punta invece a rendere l’equo compenso obbligatorio per tutti i committenti.Il presidente del CNI, Domenico Perrini, chiede inoltre di chiarire “la modalità di applicazione alle PA, nel rispetto del Codice dei Contratti”.
Equo compenso, CoLAP: ‘il Governo ha perso un’occasione
Secondo Emiliana Alessandrucci, presidente del Coordinamento Libere Associazioni professionali (CoLAP), “la seconda lettura alla Camera poteva e doveva essere un’occasione per portare migliorie al testo ma così non è stato”.Alessandrucci pensa che “è prevalsa la voglia di varare in fretta e furia una norma che rischia di essere paradossalmente dannosa per i professionisti associativi piuttosto che prediligere il confronto con le parti in causa”.
“Come ci è stato confermato dal Ministro Calderone - conclude - il Governo non esclude un correttivo successivo al voto. Perché questa fretta? Un approccio politico che suona tanto di spot elettorale”.
In realtà, l'approvazione della legge sull’equo compenso non è stata frettolosa, ma ha avuto un iter travagliato, che si è trascinato attraverso più legislature. Alcuni gruppi di professionisti, però, hanno chiesto di approvare definitivamente la legge, nonostante alcuni aspetti controversi da correggere in un secondo momento.
Equo compenso e appalti, quali revisioni in arrivo?
Una modifica potrebbe coinvolgere le disposizioni che prevedono sanzioni a carico dei professionisti che accettano un compenso non equo e non informano i clienti che il compenso deve essere equo. Il Governo, nel corso dell’iter di approvazione della legge, ha approvato un ordine del giorno con cui si è impegnato a valutare se rivedere tali disposizioni.Come sottolineato anche dal CNI, la legge sull’equo compenso, che al momento è rivolta alle Pubbliche Amministrazioni e alle grandi imprese, deve coordinarsi con il Codice Appalti.
Il coordinamento è fondamentale per chiarire alcuni dubbi che potrebbero sorgere nei casi pratici, cioè quando una Pubblica Amministrazione deve affidare un incarico ad un professionista.
Il Codice Appalti, per esempio, prevede che, in casi eccezionali, i professionisti possano rendere le loro prestazioni gratuitamente. La legge sull’equo compenso, invece, stabilisce che gli Ordini e i Collegi professionali possano adottare disposizioni deontologiche per sanzionare gli iscritti che non pattuiscono un compenso equo.
Dalla combinazione delle due norme, potrebbero nascere ricorsi, che rallenterebbero l’iter delle procedure.
Il Codice Appalti ha inoltre ridotto da 3 a 2 i livelli di progettazione. Come si calcola quindi l’equo compenso, visto che i Parametri in vigore, contenuti nel DM 17 giugno 2016, sono stati messi a punto in un sistema caratterizzato da 3 livelli di progettazione?
La legge sull’equo compenso prevede un aggiornamento biennale dei Parametri, ma per evitare dubbi nell’immediato sarebbe necessario procedere ad una revisione quanto prima.