
Abolizione limiti tariffari: no dei professionisti
PROFESSIONE
Abolizione limiti tariffari: no dei professionisti
Il Comitato unitario professioni invoca la concertazione. Ma come voteranno i 274 professionisti presenti in Parlamento?
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del 02/04/2010
07/07/2006 - Gli ordini professionali ribadiscono il loro no al decreto legge sulle liberalizzazioni, entrato in vigore il 4 luglio scorso.
È quanto emerso al termine della riunione del Cup, il Comitato unitario delle professioni, svoltasi due giorni fa a Roma. Leggi il comunicato stampa. I professionisti chiedono ora un incontro con il Presidente del Consiglio Romano Prodi.
L’accusa mossa al Governo è quella di non aver concertato la riforma con le parti interessate, ma anche di aver introdotto misure poco efficaci per la ripresa economica, tanto più che le norme non sono di immediata applicazione, cosa che non giustificherebbe il ricorso allo strumento del decreto legge.
C’è apertura verso una riforma del sistema delle libere professioni, a patto che se ne discuta insieme e si elabori un disegno di legge da sottoporre al Parlamento.
Tuttavia il Cup “si riserva di adottare tutte le iniziative necessarie a difesa di ruolo e funzioni delle professioni intellettuali a tutela degli interessi del cittadino, anche a seguito della posizione che il governo intenderà prendere. Pertanto i Presidenti dei Consigli Nazionali convocheranno i rispettivi organi per l'assunzione delle iniziative ritenute opportune a tale fine, nel rispetto degli interessi coinvolti e della collettività”.
Fermezza anche dall’altra parte: per Prodi il Governo non è disposto “a recedere dalle politiche di risanamento e di rilancio della nostra economia, per timore delle proteste”.
Ma mentre i tassisti scendono in piazza per protestare contro il decreto, i professionisti potrebbero sfoderare altre armi per contrastare un decreto che cambia così profondamente il loro lavoro: non bisogna dimenticare che ben 274 parlamentari (quasi il 30%) sono liberi professionisti iscritti agli Ordini.
Si tratta di un vero e proprio “partito trasversale” che, in sede di votazione della legge di conversione del decreto Bersani, potrebbe decidere di votare contro.
Cosa cambia per i professionisti
È quanto emerso al termine della riunione del Cup, il Comitato unitario delle professioni, svoltasi due giorni fa a Roma. Leggi il comunicato stampa. I professionisti chiedono ora un incontro con il Presidente del Consiglio Romano Prodi.
L’accusa mossa al Governo è quella di non aver concertato la riforma con le parti interessate, ma anche di aver introdotto misure poco efficaci per la ripresa economica, tanto più che le norme non sono di immediata applicazione, cosa che non giustificherebbe il ricorso allo strumento del decreto legge.
C’è apertura verso una riforma del sistema delle libere professioni, a patto che se ne discuta insieme e si elabori un disegno di legge da sottoporre al Parlamento.
Tuttavia il Cup “si riserva di adottare tutte le iniziative necessarie a difesa di ruolo e funzioni delle professioni intellettuali a tutela degli interessi del cittadino, anche a seguito della posizione che il governo intenderà prendere. Pertanto i Presidenti dei Consigli Nazionali convocheranno i rispettivi organi per l'assunzione delle iniziative ritenute opportune a tale fine, nel rispetto degli interessi coinvolti e della collettività”.
Fermezza anche dall’altra parte: per Prodi il Governo non è disposto “a recedere dalle politiche di risanamento e di rilancio della nostra economia, per timore delle proteste”.
Ma mentre i tassisti scendono in piazza per protestare contro il decreto, i professionisti potrebbero sfoderare altre armi per contrastare un decreto che cambia così profondamente il loro lavoro: non bisogna dimenticare che ben 274 parlamentari (quasi il 30%) sono liberi professionisti iscritti agli Ordini.
Si tratta di un vero e proprio “partito trasversale” che, in sede di votazione della legge di conversione del decreto Bersani, potrebbe decidere di votare contro.
Cosa cambia per i professionisti