23/11/2005 - La riforma delle professioni è ormai “improcrastinabile”. Questo il giudizio dell’Antitrust, che sottolinea l’urgenza di una riforma delle professioni in grado di tracciare un nuovo ruolo degli Ordini, e rivedere le tariffe inderogabili ed i limiti alla pubblicità.
È quanto emerge dalla relazione sulle professioni presentata nei giorni scorsi dall’Antitrust. Le norme italiane non sarebbero in sintonia con i principi di concorrenza del diritto comunitario in quanto consentirebbero eccessivi privilegi che negherebbero una corretta concorrenza nel mercato transnazionale.
Il Garante alla concorrenza italiano Antonio Catricalà concorda con la Commissione europea, che ritiene necessarie nuove regole che facilitino l’accesso alle professioni, cancellino vincoli sulle tariffe, nonché i divieti alla pubblicità e alla collaborazione interprofessionale.
In particolare, promuovere la formazione e vigilare sulla correttezza dei comportamenti degli iscritti.
Eliminare le tariffe predeterminate inderogabili: i prezzi minimi delle tariffe non costituirebbero secondo l’Antitrust un valido incentivo per i professionisti ad un miglioramento delle prestazioni, né un parametro di riferimento per gli utenti. I costi sostenuti oggi dalle imprese sarebbero infatti notevolmente superiori a quelli di altri fattori della produzione soggetti a regolamentazione.
Secondo l’Autorità bisognerebbe inoltre introdurre libertà di mezzi e contenuti pubblicitari, in quanto fondamentale strumento di concorrenza. Le limitazioni andrebbero circoscritte solo ad alcuni casi particolari.
Gli Ordini si sono dimostrati disponibili a discutere sulle diverse questioni, eccetto quella relativa alle tariffe minime: “A gennaio – commenta il presidente degli architetti Raffaele Sirica – presenteremo una proposta per ampliare l’uso della pubblicità, mentre le tariffe minime devono restare, eliminando magari i procedimenti disciplinari per privilegiare le negoziazioni tra le parti”.
Ricordiamo che a luglio scorso la Commissione europea ha inviato al Governo italiano una lettera di messa in mora per i tariffari di architetti ed ingegneri, sottolineandone l’incompatibilità con il quadro normativo europeo. La restrizione nei tariffari italiani – ammoniva la Commisione europea - impedisce la concorrenza nel mercato e la libera prestazione dei servizi negli altri Stati membri.
Nella risposta inviata a Bruxelles, il Dipartimento delle politiche comunitarie, pur dando conto alla prospettiva di una revisione mediante la riforma delle professioni, ha evidenziato la non constatazione di alcuna obiezione formale sul funzionamento in Italia della normativa comunitaria. A sostegno di questa tesi ci sarebbe la sentenza della Corte di giustizia C-221/99 che, a proposito della tutela della concorrenza, dichiara legittima la normativa italiana che consente ai liberi professionisti di stabilire liberamente l’importo delle prestazioni effettuate. La stessa sentenza evidenzierebbe inoltre che i minimi tariffari sono stabili ti per alcune prestazioni specifiche.
Le procedure di infrazione che la Commissione europea ha avviato a luglio scorso sulle tariffe professionali italiane restano intanto aperte.
Sentenza C-221/99 della Corte di giustizia