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Professioni: UE contesta le restrizioni nei tariffari

Professioni: UE contesta le restrizioni nei tariffari

Inviata al Governo italiano una lettera che denuncia l’incompatibilità delle tariffe degli albi con la normativa europea

Vedi Aggiornamento del 14/12/2005
di Roberta Dragone
Vedi Aggiornamento del 14/12/2005
13/07/2005 - La Commissione europea contesta le tariffe degli albi dei professionisti italiani: la restrizione nei tariffari impedisce la concorrenza nel mercato e la libera prestazione dei servizi negli altri Stati membri, dimostrando incompatibilità con il quadro normativo europeo. Questo il motivo della lettera di messa in mora inviata al Governo italiano per i tariffari di architetti ed ingegneri. In particolare i regimi tariffari imposti (legge 143/1949 e 143/1958), calcolati sulla base dei costi medi, non considererebbero gli aspetti specifici di un singolo caso. E come tali, non consentirebbero al professionista di adeguarsi a particolari situazioni professionali. Non solo. Un ingegnere o un architetto trasferitosi in un altro Paese dell’Unione europea sarebbe scoraggiato ad operare in Italia in virtù dell’obbligo al rispetto delle tariffe italiane. Tale obbligo non gli consentirebbe di recuperare le spese dovute agli spostamenti poiché non potrebbe inserire nel tariffario i costi aggiuntivi affrontati. La Commissione europea chiede pertanto un alleggerimento della regolamentazione al fine di offrire servizi più competitivi alle imprese e ai consumatori, con il risultato di maggiore competitività nel mercato europeo. Sottoporre le attuali restrizioni ad una riforma non costituirebbe un pericolo dal momento che il regolamento n.1/2003 relativo alle applicazioni delle regole di concorrenza previste negli articoli 81 e 82 del trattato europeo affida alle autorità nazionali (i rispettivi Ordini professionali) il compito di controllare che i professionisti rispettino le norme. Conferma del fatto che il controllo dei prezzi non costituisce uno strumento essenziale per garantire standard qualitativi elevati sarebbe l’esperienza di Paesi (Regno Unito, Olanda, Danimarca, Svezia) in cui la riduzione o l’eliminazione della regolamentazione dei prezzi non ha comportato un abbassamento dei livelli qualitativi nelle prestazioni professionali. È quanto risulta da un’indagine svolta dalla Commissione europea nel 2003. Già lo scorso anno il Commissario europeo Mario Monti denunciava il carattere anticoncorrenziale del sistema italiano. Non solo il tariffario fisso; ulteriore ostacolo alla concorrenza verrebbe dal divieto di pubblicità per i professionisti che impedirebbe ai consumatori di conoscere e quindi mettere a confronto le diverse offerte. Oggi la Commissione europea ribadisce dunque le vecchie considerazioni: “Nei paesi europei con un basso livello di regolamentazione vi è, in proporzione, un più alto numero di professionisti e un volume d’affari più alto. E la qualità dei servizi, grazie ad una maggiore spinta all’innovazione, tende ad essere migliore”. Si attende ora la risposta del Governo italiano.
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