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Riforma professioni: adottato il testo base

Riforma professioni: adottato il testo base

Dure critiche dall’opposizione: la professione intellettuale non può prescindere dalla laurea

Vedi Aggiornamento del 16/06/2009
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 16/06/2009
17/01/2008 - La proposta di legge di riforma delle professioni presentata dai relatori Chicchi e Mantini è stata adottata come testo base dalle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. Su questo testo proseguirà dunque il lavoro di riforma della disciplina delle professioni, tenendo conto anche della proposta di legge di iniziativa popolare presentata pochi giorni fa dal Comitato Unitario delle Professioni (CUP). Nella seduta del 15 gennaio scorso, i rappresentanti dell’opposizione non hanno risparmiato le critiche al testo Mantini-Chicchi: la deputata Maria Grazia Siliquini (AN) ha affermato che le proposte contenute nel testo base dei relatori, "non sono assolutamente convincenti, perché il testo, se da una parte avanza alcune proposte irricevibili, dall'altra contiene vere e proprie «trappole»” per tutte le professioni intellettuali italiane. D’altra parte – ha aggiunto Siliquini – lo stesso Governo, con il sottosegretario Luigi Scotti, nelle sedute dell'8 novembre e dell'11 dicembre scorsi ha affermato più volte che vi sono dei punti «non chiari» per cui sarebbe opportuno «effettuare precisazioni» ( leggi tutto ). Siliquini ha poi ricordato che anche i rappresentanti dei professionisti italiani, tramite il Comitato Unitario Professioni, hanno già dichiarato che la proposta di testo base deve essere «profondamente modificata e rivista», se non del tutto «bocciata», come deve essere assolutamente fermato il decreto legislativo di recepimento della direttiva 36/2005/CE, «al fine di ripristinare la legalità». Una bocciatura totale che si estende ad altri punti fondamentali del testo: secondo Siliquini non è sufficientemente chiara la distinzione tra professionista intellettuale ed imprenditore; poco chiara è anche la delega al Governo per accorpare gli ordini, e troppo sfumata è anche la linea di confine tra ordini e associazioni. “Non è assolutamente possibile – ha affermato Siliquini – prevedere di «elevare» a professione intellettuale qualunque lavoro intellettuale a prescindere dalla doverosa formazione universitaria”, “tale conoscenza, che deve essere certificata da un titolo di studio di livello universitario avente valore legale nel nostro ordinamento, è un aspetto insuperabile della professione intellettuale” – ha concluso. Altrettanto diretto è stato Andrea Lulli (PD) che ha chiesto se, a questo punto, l’opposizione ha la volontà di discutere seriamente su questo progetto di legge. “Ad ogni seduta – ha lamentato – vengono poste eccezioni procedurali e sottili distinguo. Le valutazioni sulle soluzioni normative, anche radicalmente diverse, attengono alla normalità del confronto parlamentare; quello che non è lecito è bloccare, con qualsiasi ragione, l'iter del provvedimento.” Per quanto riguarda il testo del CUP, il presidente della II Commissione, Pino Pisicchio , ha affermato che la proposta di legge di iniziativa popolare “non introduce elementi di novità, poiché tutte le istanze in essa contenute sembrano essere già confluite nel lungo dibattito svoltosi presso le Commissioni riunite”. La seduta è quindi terminata con l’adozione, come testo base, della proposta presentata dai relatori; è stato inoltre fissato al 6 febbraio 2008 il termine per la presentazione degli emendamenti. Immediata la reazione di Pietro De Paola , coordinatore del Comitato promotore della pdl presentata dal CUP: “Lo stralcio della legge di iniziativa popolare, appare un atto di grave sottovalutazione delle esigenze e delle richieste avanzate da circa 80 mila professionisti che hanno firmato quella legge”. “Apprendo con sconcerto – continua De Paola - che secondo l’on. Pisicchio e nonostante il parere contrario di alcuni deputati non ci sarebbero i margini per un esame congiunto della proposta di legge di iniziativa popolare in quanto quest’ultima, come dice lo stesso Pisicchio, non conterrebbe alcun “elemento di novità” rispetto al testo base assunto dalla II insieme alla X Commissione. Eppure, aggiunge De Paola, «mi sembra opportuno ricordare che nel testo base non esiste alcuna distinzione, per esempio, tra l’attività imprenditoriale e quella professionale, esiste la possibilità di delegare al governo, senza alcun parere vincolante da parte degli ordini, di accorparne alcuni, senza parlare poi delle norme sulle attività riservate che fanno piazza pulita di una serie di prerogative che garantiscono la qualità e l’indipendenza dei professionisti”. L’auspicio del coordinatore del Comitato promotore è comunque "di non far cadere nel nulla la proposta dei professionisti consentendo un iter parlamentare rispettoso dei principi democratici e delle esigenze di tutti i cittadini".
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