
Ance: ‘a settembre presenteremo un grande Piano Città’
LAVORI PUBBLICI
Ance: ‘a settembre presenteremo un grande Piano Città’
Ma la Manovra riduce gli stanziamenti destinati alla realizzazione di nuove infrastrutture
Vedi Aggiornamento
del 06/04/2012
22/07/2011 - La Manovra, finalizzata al raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2014, comporta una correzione quantificabile in 48 miliardi di euro, che viene in parte attuata attraverso una riduzione di 1,5 miliardi nel 2012, 3,5 miliardi di euro nel 2013 e 5 miliardi di euro nel 2014, degli stanziamenti iscritti nel bilancio.
L’Ance sintetizza così in un comunicato i dati della Manovra (Legge 111/2011) esprimendo subito dopo il timore che “questi tagli, come già accaduto in passato, vadano a incidere ancora una volta sulla componente in conto capitale della spesa pubblica e in particolare su quella destinata alla realizzazione di nuove infrastrutture”.
Le infrastrutture - ricordano i costruttori - sono già state colpita dalle manovre finanziarie degli ultimi anni, che hanno sensibilmente ridotto le risorse per nuovi investimenti infrastrutturali (-10,4% nel 2009, -9,5% nel 2010 e -18,4 nel 2011, per una riduzione complessiva, nel triennio, del 34%).
L’Ance condivide la necessità di una manovra di rigore che persegua il pareggio di bilancio entro il 2014 ma, allo stesso tempo, chiede che sia finalmente avviata una vera stagione di crescita e di sviluppo. “Il contenimento del debito pubblico - prosegue l’Ance - non può essere l’unica meta attualmente conseguibile. Così il Paese arretra, e le nostre imprese chiudono. La lenta emorragia di lavoratori che il settore sta vivendo ormai da quasi tre anni è inarrestabile: si stanno perdendo alla spicciolata, senza troppo clamore della stampa, migliaia di operai ogni mese. Dall’inizio della crisi siamo già arrivati a circa 350 mila addetti in meno in tutto il settore dell’edilizia”.
L’Associazione ricorda che l’edilizia è uno dei settori con maggiore peso economico, se si considera che sono circa 3 milioni gli addetti (compreso l’indotto) e che ogni miliardo investito nel settore attiva investimenti diretti e indiretti per 3,3 miliardi.
“Siamo certi - afferma l’Ance - che tagliando qualche privilegio della nostra strabordante classe politica sia nazionale che locale, e mettendo mano a un programma serio di liberalizzazione e di apertura dei tanti, troppi, mercati chiusi senza concorrenza potremmo recuperare i fondi che servono per mettere in sicurezza il territorio, per costruire strade e ponti, per migliorare la vivibilità delle nostre città” e per avviare “un serio piano di infrastrutturazione del nostro Paese che manca ormai da troppi anni e che ci sta portando in fondo alle classifiche europee”.
L’Ance però riconosce e apprezza le cose fatte: lo sforzo del Ministro Matteoli e ora del Ministro Castelli di avviare un difficile percorso di riforma improntato allo snellimento delle procedure e alcune norme del Decreto Sviluppo che hanno introdotto concetti innovativi da noi invocati da tempo come quello dell’abbattimento e ricostruzione (leggi tutto).
Si tratta - per i costruttori - di un buon punto di partenza per rivitalizzare le città, sul quale l’Ance, insieme agli Stati Generali della categoria e agli Ordini professionali sta lavorando per mettere a punto un grande Piano Città che sarà presentato a settembre. Un Piano Città dal quale l’Ance si aspetta grandi opportunità di sviluppo. “I soldi ci sono: gli investitori privati sono pronti a fare la propria parte come già avviene nel resto del mondo. Ma serve un quadro di regole chiaro e omogeneo”.
Anche sul fronte delle opere pubbliche, l’Ance ha avanzato, sia in Parlamento che nelle sedi ministeriali competenti, molte proposte, alcune delle quali sono a un buon punto di maturazione. “È giunto ora il momento di vederle applicate” continua l’Associazione. “Bisogna portare a sintesi il lavoro fatto finora e approvare una riforma del settore che non strangoli le imprese medie (spesso confinate in spazi di mercato troppo stretti), che sostenga le piccole (che vanno pagate dalle amministrazioni) e dia prospettive alle grandi (certezza delle regole e finanziamenti adeguati)”.
L’Ance sintetizza così in un comunicato i dati della Manovra (Legge 111/2011) esprimendo subito dopo il timore che “questi tagli, come già accaduto in passato, vadano a incidere ancora una volta sulla componente in conto capitale della spesa pubblica e in particolare su quella destinata alla realizzazione di nuove infrastrutture”.
Le infrastrutture - ricordano i costruttori - sono già state colpita dalle manovre finanziarie degli ultimi anni, che hanno sensibilmente ridotto le risorse per nuovi investimenti infrastrutturali (-10,4% nel 2009, -9,5% nel 2010 e -18,4 nel 2011, per una riduzione complessiva, nel triennio, del 34%).
L’Ance condivide la necessità di una manovra di rigore che persegua il pareggio di bilancio entro il 2014 ma, allo stesso tempo, chiede che sia finalmente avviata una vera stagione di crescita e di sviluppo. “Il contenimento del debito pubblico - prosegue l’Ance - non può essere l’unica meta attualmente conseguibile. Così il Paese arretra, e le nostre imprese chiudono. La lenta emorragia di lavoratori che il settore sta vivendo ormai da quasi tre anni è inarrestabile: si stanno perdendo alla spicciolata, senza troppo clamore della stampa, migliaia di operai ogni mese. Dall’inizio della crisi siamo già arrivati a circa 350 mila addetti in meno in tutto il settore dell’edilizia”.
L’Associazione ricorda che l’edilizia è uno dei settori con maggiore peso economico, se si considera che sono circa 3 milioni gli addetti (compreso l’indotto) e che ogni miliardo investito nel settore attiva investimenti diretti e indiretti per 3,3 miliardi.
“Siamo certi - afferma l’Ance - che tagliando qualche privilegio della nostra strabordante classe politica sia nazionale che locale, e mettendo mano a un programma serio di liberalizzazione e di apertura dei tanti, troppi, mercati chiusi senza concorrenza potremmo recuperare i fondi che servono per mettere in sicurezza il territorio, per costruire strade e ponti, per migliorare la vivibilità delle nostre città” e per avviare “un serio piano di infrastrutturazione del nostro Paese che manca ormai da troppi anni e che ci sta portando in fondo alle classifiche europee”.
L’Ance però riconosce e apprezza le cose fatte: lo sforzo del Ministro Matteoli e ora del Ministro Castelli di avviare un difficile percorso di riforma improntato allo snellimento delle procedure e alcune norme del Decreto Sviluppo che hanno introdotto concetti innovativi da noi invocati da tempo come quello dell’abbattimento e ricostruzione (leggi tutto).
Si tratta - per i costruttori - di un buon punto di partenza per rivitalizzare le città, sul quale l’Ance, insieme agli Stati Generali della categoria e agli Ordini professionali sta lavorando per mettere a punto un grande Piano Città che sarà presentato a settembre. Un Piano Città dal quale l’Ance si aspetta grandi opportunità di sviluppo. “I soldi ci sono: gli investitori privati sono pronti a fare la propria parte come già avviene nel resto del mondo. Ma serve un quadro di regole chiaro e omogeneo”.
Anche sul fronte delle opere pubbliche, l’Ance ha avanzato, sia in Parlamento che nelle sedi ministeriali competenti, molte proposte, alcune delle quali sono a un buon punto di maturazione. “È giunto ora il momento di vederle applicate” continua l’Associazione. “Bisogna portare a sintesi il lavoro fatto finora e approvare una riforma del settore che non strangoli le imprese medie (spesso confinate in spazi di mercato troppo stretti), che sostenga le piccole (che vanno pagate dalle amministrazioni) e dia prospettive alle grandi (certezza delle regole e finanziamenti adeguati)”.