
Rating di legalità, Ance: non sia un limite per l’accesso al credito
NORMATIVA
Rating di legalità, Ance: non sia un limite per l’accesso al credito
Per gli edili legare i finanziamenti alla mancanza di condanne può trasformarsi in un aggravio per le imprese
Vedi Aggiornamento
del 15/10/2015
18/01/2013 - Il rating di legalità può trasformarsi in un ulteriore aggravio per le imprese. È il timore espresso nelle osservazioni del Centro studi Ance in merito al regolamento varato dall’Antitrust, che lega l’accesso ai finanziamenti pubblici e al credito bancario al raggiungimento di un punteggio in grado di indicare l’assenza di condanne.
Già in fase di consultazione pubblica, l’Associazione nazionale dei costruttori edili aveva espresso perplessità sulle modalità con cui il rating potrebbe influenzare l’accesso al credito.
A detta dell’Ance, c’è il rischio che il rating diventi un requisito minimo per poter ottenere un finanziamento, trasformandosi da elemento premiale ad adempimento obbligatorio. Una sorta di procedura burocratica, si legge nelle osservazioni dell’Ance, che non sarà in grado di contrastare la criminalità, ma potrebbe gravare di ulteriori oneri le imprese provate dalla crisi.
Secondo l’Ance, il requisito in base al quale l’impresa, per l’attribuzione del rating, non deve aver subito provvedimenti definitivi per mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe essere applicato solo alle violazioni gravi e reiterate.
L’associazione degli edili ha invece espresso contrarietà al rilascio del rating a favore delle imprese confiscate e reinserite nell’attività produttiva.
Per l’Ance il punteggio aggiuntivo, concesso alle imprese che rispettano il Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, dovrebbe essere riconosciuto anche alle imprese appartenenti all’Ance in virtù dell’accordo sottoscritto con Confindustria il 19 ottobre 2011.
Le imprese del settore edile, sottolinea Ance, sono già sottoposte ad un sistema efficace di controlli come il Durc, la tracciabilità dei flussi finanziari, il controllo degli automezzi adibiti al trasporto dei materiali e l’identificazione degli addetti nei cantieri.
Ricordiamo che possono richiedere l’attribuzione del rating le imprese con un fatturato minimo di 2 milioni di euro nell’anno precedente e iscritte da almeno due anni al registro delle imprese.
Il regolamento individua le modalità con cui assegnare i punteggi, che oscillano da una a tre stellette. È possibile ottenere una stelletta dichiarando che l’imprenditore, i suoi soci, i rappresentanti e i dirigenti non sono stati condannati per reati tributari o contro la pubblica amministrazione né hanno procedimenti pendenti per reati di mafia. Per raggiungere il punteggio massimo, l’impresa deve rispettare i contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria, utilizzare sistemi di tracciabilità dei pagamenti, adottare una struttura organizzativa che effettui il controllo di conformità alle disposizioni sulle imprese, adottare processi per garantire forme di Corporate Social Responsability, essere iscritte negli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, avere aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria (Leggi Tutto).
Già in fase di consultazione pubblica, l’Associazione nazionale dei costruttori edili aveva espresso perplessità sulle modalità con cui il rating potrebbe influenzare l’accesso al credito.
A detta dell’Ance, c’è il rischio che il rating diventi un requisito minimo per poter ottenere un finanziamento, trasformandosi da elemento premiale ad adempimento obbligatorio. Una sorta di procedura burocratica, si legge nelle osservazioni dell’Ance, che non sarà in grado di contrastare la criminalità, ma potrebbe gravare di ulteriori oneri le imprese provate dalla crisi.
Secondo l’Ance, il requisito in base al quale l’impresa, per l’attribuzione del rating, non deve aver subito provvedimenti definitivi per mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe essere applicato solo alle violazioni gravi e reiterate.
L’associazione degli edili ha invece espresso contrarietà al rilascio del rating a favore delle imprese confiscate e reinserite nell’attività produttiva.
Per l’Ance il punteggio aggiuntivo, concesso alle imprese che rispettano il Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, dovrebbe essere riconosciuto anche alle imprese appartenenti all’Ance in virtù dell’accordo sottoscritto con Confindustria il 19 ottobre 2011.
Le imprese del settore edile, sottolinea Ance, sono già sottoposte ad un sistema efficace di controlli come il Durc, la tracciabilità dei flussi finanziari, il controllo degli automezzi adibiti al trasporto dei materiali e l’identificazione degli addetti nei cantieri.
Ricordiamo che possono richiedere l’attribuzione del rating le imprese con un fatturato minimo di 2 milioni di euro nell’anno precedente e iscritte da almeno due anni al registro delle imprese.
Il regolamento individua le modalità con cui assegnare i punteggi, che oscillano da una a tre stellette. È possibile ottenere una stelletta dichiarando che l’imprenditore, i suoi soci, i rappresentanti e i dirigenti non sono stati condannati per reati tributari o contro la pubblica amministrazione né hanno procedimenti pendenti per reati di mafia. Per raggiungere il punteggio massimo, l’impresa deve rispettare i contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria, utilizzare sistemi di tracciabilità dei pagamenti, adottare una struttura organizzativa che effettui il controllo di conformità alle disposizioni sulle imprese, adottare processi per garantire forme di Corporate Social Responsability, essere iscritte negli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, avere aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria (Leggi Tutto).