27/11/2014 - Scioperi, sit-in, presidi e manifestazioni di protesta in 20 città, organizzati da Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil. Oggi i lavoratori delle costruzioni tornano nelle piazze italiane per una giornata nazionale di mobilitazione del settore, con lo slogan #inlottaxilfuturo.
“La mobilitazione ha ottenuto un primo risultato - ha annunciato il segretario generale Feneal Uil, Vito Panzarella, al presidio organizzato davanti al Ministero delle Infrastrutture -: il 9 dicembre le organizzazioni sindacali sono state convocate dal Ministro Maurizio Lupi. Siamo in piazza oggi, in tutta Italia, perché il governo ci ascolti e le nostre richieste siano chiare una volta per tutte.”
“In questi sei anni di crisi drammatica - spiegano i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Vito Panzarella, Domenico Pesenti e Walter Schiavella - sono andati in fumo 800mila posti di lavoro, c’è stato un calo del 47% di investimenti in opere pubbliche, e si registra una pericolosa crescita di lavoro irregolare e nero, delle false partite Iva, dell’illegalità e delle infiltrazioni mafiose negli appalti. Di fronte a questa situazione i governi che si sono succeduti non hanno proposto nulla per rilanciare il settore, che è tornato ai livelli di 30 anni fa”.
“Il Governo - spiegano i tre segretari generali - deve realizzare opere infrastrutturali utili e investire rapidamente risorse importanti per la messa in sicurezza del territorio, perché le tragedie di questi giorni dimostrano che non c’è più tempo per aspettare. Per la sostenibilità chiediamo che gli ecoincentivi siano strutturali, e sugli appalti invece l’adeguamento alle norme europee, la trasparenza e la qualificazione delle imprese.
Per il segretario di Feneal Uil “occorre una nuova visione di sviluppo per il settore e vere politiche industriali, intervenire sugli appalti riducendo il ricorso al massimo ribasso e rafforzando il principio della responsabilità solidale, e sulla regolazione del mercato del lavoro, “mentre si continua a propagandare di flessibilità che aumenterebbero i posti di lavoro. Se così fosse - spiega Panzarella - l'edilizia sarebbe il settore più florido e ricco di manodopera, dal momento che il 95% delle imprese è sotto i 15 dipendenti, e si può licenziare per fine cantiere o addirittura per fine fase lavorativa. Sarebbe, invece, fondamentale affrontare con serietà il problema delle storture del mercato del lavoro derivanti dall’abuso delle false partite iva ed invertire la tendenza alla deregolamentazione del settore respingendo l'attacco ad uno strumento fondamentale come il DURC contenuto nei provvedimenti proposti dal Governo e rafforzando, al contrario, gli strumenti di contrasto e prevenzione”.
“Altra priorità è la sicurezza - sottolineano i tre segretari - con il rafforzamento dei controlli e delle sanzioni, la patente a punti, la formazione e il ruolo degli enti bilaterali nella prevenzione. Riteniamo urgenti, sul fronte della legalità, l’innalzamento del contrasto e della prevenzione, con il consolidamento del Durc e l’estensione alle verifiche di congruità”.
“Infine - concludono Panzarella, Pesenti e Schiavella - non sono più rinviabili l’estensione universale degli ammortizzatori sociali, con pari dignità al lavoro edile, e modifiche alla legge Fornero per non discriminare quei lavoratori, come gli edili, che hanno discontinuità produttiva”.
Alla mobilitazione di oggi aderisce anche Confedertecnica, il sindacato che rappresenta tutte le libere professioni tecniche. “Architetti ma non solo: tutti i professionisti tecnici, geometri, periti e altri attraversano anni di crisi senza precedenti”, dichiara il presidente del sindacato, Calogero Lo Castro.
“La continua contrazione delle commesse pubbliche e private sta producendo una drammatica riduzione del lavoro per tutti i professionisti tecnici italiani”, prosegue Lo Castro, che specifica: “In molti casi i redditi dei professionisti si sono dimezzati, impedendo agli studi professionali di crescere e di assumere a loro volta nuovi collaboratori”.
“È urgente l’adozione di un piano anticrisi che il governo ha il dovere di affrontare subito, e per il quale chiediamo di essere convocati come parte sociale. Chiediamo di rispettare l’impegno a pagare i debiti della Pubblica Amministrazione con ditte e professionisti, e di riaprire i tanti piccoli e grandi cantieri fermi in tutto il Paese. Grandi opere, manutenzioni ordinarie e straordinarie, recupero dei centri storici, interventi sul dissesto idrogeologico, messa in sicurezza delle aree a rischio e le sbandierate operazioni del ‘Piano carceri’ e del ‘Piano edilizia scolastica’ sono tutti investimenti non più rimandabili - conclude il presidente di Confedertecnica, Lo Castro - sui quali il mondo dei professionisti tecnici chiama il governo Renzi alla prova dei fatti”.
Sulle ragioni della mobilitazione di oggi interviene anche il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. “Di fronte a una crisi senza precedenti e che vede il 56% dei disoccupati del nostro Paese - ai quali va aggiunto il 20% dell’indotto - provenire dal settore dell’edilizia, serve mettere in atto politiche ed iniziative altrettanto eccezionali”.
Secondo gli Architetti, “non ci sono alternative: come gli architetti italiani sottolineano da tempo, la risposta alla crisi sta in un grande progetto di rigenerazione sostenibile delle città e dei territori, tenuto conto che, secondo i dati del Cresme il settore tradizionale delle costruzioni continuerà - nei prossimi anni a ridimensionarsi - mentre trainanti per la ripresa saranno quelli del rinnovo e riqualificazione, anche in ambito energetico”.
E in occasione della manifestazione degli edili, il Cnappc segnala l’iniziativa “Day Off: io spengo lo studio”, organizzata dagli architetti siciliani - unitamente ad altre professioni - per denunciare la condizioni di crisi in cui versa la professione di architetto e chiedere risposte concrete e misure più incisive in grado di rilanciare il settore delle costruzioni. Negli studi professionali sarà buio per un giorno: un gesto simbolico, un’azione di protesta, volta a sensibilizzare le coscienze, a scuotere l’opinione pubblica dal torpore dell’immobilismo istituzionale.