
Professionisti, pochi stranieri scelgono l'Italia
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Professionisti, pochi stranieri scelgono l'Italia
CNI: tra le cause remunerazioni troppo basse, tassazione eccessiva e burocrazia esasperata
Vedi Aggiornamento
del 17/11/2016

01/06/2015 - L’Italia attira pochi professionisti stranieri e coloro che hanno conseguito l’abilitazione all’estero e richiedono il riconoscimento del titolo sono soprattutto italiani "di rientro".
E’ quanto emerso dalla ricerca “Il riconoscimento dei titoli italiani conseguiti all’estero - 2014”, pubblicata dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Dai risultati si evince che la libera circolazione dei professionisti, per quanto pubblicizzata e promossa dall’Unione Europea (UE), non ha dei risvolti concreti in Italia in cui i flussi in entrata si rivelano ancora una volta estremamente ridotti e caratterizzati, per la maggioranza (77,5%), da cittadini italiani "di rientro", ovvero laureati italiani che chiedono il riconoscimento del titolo professionale conseguito all’estero, dove le procedure di abilitazione sono meno complesse.
Di conseguenza svaniscono i timori di una eccessiva presenza di professionisti. Tuttavia il dato sulla scarsa concorrenza di stranieri abilitati è un sintomo della scarsa attrattività del mercato del lavoro italiano.
Infatti il presidente del Centro Studi CNI, Luigi Ronsivalle, ha commentato: “Lo scarso numero di richieste di riconoscimento dei titoli professionali conseguiti all’estero non sorprende. L’Italia, infatti, in questo periodo esporta professionisti più di quanto ne importi. Sarebbe forse più corretto parlare di emigrazione dei professionisti italiani, soprattutto ingegneri, che non trovano nel nostro Paese condizioni di lavoro soddisfacenti. La condizione professionale in Italia non è infatti rosea a causa di remunerazioni troppo basse, tassazione eccessiva, burocrazia esasperata”.
“L’amara considerazione che viene da fare è che, al di là del superamento dei vincoli imposti dalla legislazione vigente sul riconoscimento dei titoli, la modesta affluenza di professionisti stranieri in Italia si può spiegare con la scarsa attrattività del nostro Paese dal punto di vista economico e del mercato del lavoro. Non possiamo perciò sentirci rasserenati dalla minore concorrenza proveniente dagli altri Paesi” ha concluso Ronsivalle.
Escludendo gli italiani, che costituiscono il 77,5% dei professionisti cui è stato riconosciuto il titolo professionale, il gruppo più consistente è rappresentato da cittadini rumeni, con un 6,3%, seguiti a distanza dagli albanesi con un 2,6% e dagli spagnoli con un 2,4%.
Per quanto riguarda il genere, per la prima volta il numero di laureate cui è riconosciuto il titolo è superiore al corrispondente numero dei colleghi uomini: 57,2% contro il 42,8% dei maschi. Questi ultimi prevalgono solo tra gli ingegneri (68,8%) e tra i dottori commercialisti (66,7%). Da rimarcare la consistenza della componente femminile rilevata tra gli ingegneri, visto che in Italia la quota di donne iscritte all'albo degli ingegneri è notevolmente inferiore (circa il 13%). L’età media dei professionisti che ottengono il riconoscimento dei titoli conseguiti all'estero è compresa tra i 36 e i 37 anni.
In definitiva, i risultati della ricerca del Centro Studi del CNI mostrano come il nostro paese riveli ben altri problemi rispetto alla temuta eccessiva pressione da parte di professionisti stranieri. In realtà, il dato che dovrebbe preoccupare più di tutti è il grande flusso di laureati in uscita causato dalle ridotte opportunità lavorative, dai salari nettamente inferiori rispetto a quelli degli altri paesi europei e dalle tipologie contrattuali che penalizzano i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro.
E’ quanto emerso dalla ricerca “Il riconoscimento dei titoli italiani conseguiti all’estero - 2014”, pubblicata dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Dai risultati si evince che la libera circolazione dei professionisti, per quanto pubblicizzata e promossa dall’Unione Europea (UE), non ha dei risvolti concreti in Italia in cui i flussi in entrata si rivelano ancora una volta estremamente ridotti e caratterizzati, per la maggioranza (77,5%), da cittadini italiani "di rientro", ovvero laureati italiani che chiedono il riconoscimento del titolo professionale conseguito all’estero, dove le procedure di abilitazione sono meno complesse.
Di conseguenza svaniscono i timori di una eccessiva presenza di professionisti. Tuttavia il dato sulla scarsa concorrenza di stranieri abilitati è un sintomo della scarsa attrattività del mercato del lavoro italiano.
Infatti il presidente del Centro Studi CNI, Luigi Ronsivalle, ha commentato: “Lo scarso numero di richieste di riconoscimento dei titoli professionali conseguiti all’estero non sorprende. L’Italia, infatti, in questo periodo esporta professionisti più di quanto ne importi. Sarebbe forse più corretto parlare di emigrazione dei professionisti italiani, soprattutto ingegneri, che non trovano nel nostro Paese condizioni di lavoro soddisfacenti. La condizione professionale in Italia non è infatti rosea a causa di remunerazioni troppo basse, tassazione eccessiva, burocrazia esasperata”.
“L’amara considerazione che viene da fare è che, al di là del superamento dei vincoli imposti dalla legislazione vigente sul riconoscimento dei titoli, la modesta affluenza di professionisti stranieri in Italia si può spiegare con la scarsa attrattività del nostro Paese dal punto di vista economico e del mercato del lavoro. Non possiamo perciò sentirci rasserenati dalla minore concorrenza proveniente dagli altri Paesi” ha concluso Ronsivalle.
Escludendo gli italiani, che costituiscono il 77,5% dei professionisti cui è stato riconosciuto il titolo professionale, il gruppo più consistente è rappresentato da cittadini rumeni, con un 6,3%, seguiti a distanza dagli albanesi con un 2,6% e dagli spagnoli con un 2,4%.
Per quanto riguarda il genere, per la prima volta il numero di laureate cui è riconosciuto il titolo è superiore al corrispondente numero dei colleghi uomini: 57,2% contro il 42,8% dei maschi. Questi ultimi prevalgono solo tra gli ingegneri (68,8%) e tra i dottori commercialisti (66,7%). Da rimarcare la consistenza della componente femminile rilevata tra gli ingegneri, visto che in Italia la quota di donne iscritte all'albo degli ingegneri è notevolmente inferiore (circa il 13%). L’età media dei professionisti che ottengono il riconoscimento dei titoli conseguiti all'estero è compresa tra i 36 e i 37 anni.
In definitiva, i risultati della ricerca del Centro Studi del CNI mostrano come il nostro paese riveli ben altri problemi rispetto alla temuta eccessiva pressione da parte di professionisti stranieri. In realtà, il dato che dovrebbe preoccupare più di tutti è il grande flusso di laureati in uscita causato dalle ridotte opportunità lavorative, dai salari nettamente inferiori rispetto a quelli degli altri paesi europei e dalle tipologie contrattuali che penalizzano i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro.