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Gli ingegneri italiani: preparati, richiesti e sottopagati

Gli ingegneri italiani: preparati, richiesti e sottopagati

Studio di Page Personnel per il CNI: aumentano gli ingegneri italiani che si trasferiscono all’estero

Vedi Aggiornamento del 01/06/2015
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 01/06/2015
26/07/2013 - I giovani ingegneri italiani, pur essendo ricercati e preparati, sono pagati molto meno rispetto a colleghi di Francia e Regno Unito. I dati emergono da uno studio realizzato da Page Personnel, in collaborazione col Centro Studi del CNI, presentato ieri nel corso del 58^ Congresso Nazionale degli Ingegneri a Brescia.
 
I salari dei giovani professionisti italiani - evidenzia la ricerca - sono maggiori (seppure di poco) rispetto a quelli della Spagna e nettamente inferiori a quelli di Regno Unito e Francia, a dimostrazione che il nostro mercato del lavoro fatica ancora ad uscire dalla crisi. Ad esempio, a tre anni dall’inserimento, un ingegnere progettista guadagna in media 30.000 euro, in Inghilterra lo stesso profilo può raggiungere i 45.000 euro (vedi tabelle comparative). Il risultato di questa situazione è immediato e scontato: il trasferimento.
 
“La qualità dei nostri professionisti e la loro preparazione è però un dato indiscusso - spiegano gli autori dello studio -, tanto che anche all’estero i laureati italiani in Ingegneria sono molto richiesti. Ecco perché si sta assistendo negli ultimi anni un incremento di partenze di ingegneri italiani verso la Germania, il Nord ed il Sud America: un capitale che stiamo esportando e che speriamo possa rientrare quando le condizioni economiche del nostro paese cambieranno”.
 
Pare che il discorso inverso non valga: al di là della situazione economica complicata, le aziende italiane tendono a non assumere professionisti stranieri, soprattutto perché le competenze straniere sono difficili da importare a causa delle notevoli differenze di legislazione nei vari paesi.
 
Se fino all’anno scorso la categoria dei laureati in Ingegneria era impermeabile alle tempeste della crisi, quest’anno si rileva invece un aumento della disoccupazione, inferiore rispetto agli altri laureati, certo, ma comunque da tenere in considerazione. Sebbene non possa essere tracciato un trend omogeneo e duraturo, possiamo dire che ci sono meno prospettive occupazionali per gli ingegneri civili e gli ambientali.
 
“Il contesto generale - ha affermato Francesca Contardi, amministratore delegato di Personnel - è difficile, e ha segnato anche il settore degli ingegneri. Ci sono tuttavia alcune categorie che hanno notevoli chance di occupazione, anche perché il numero di ingegneri che si laureano presso le nostre università è decisamente inferiore alle necessità del mercato. Penso, ad esempio, agli informatici, ai meccanici e ai meccatronici e a tutti coloro che hanno un know how estremamente specifico. Il basso numero di laureati in ingegneria dipende probabilmente dal fatto che si tratta di una disciplina molto complicata e che richiede agli studenti spiccate doti analitiche e matematiche”.
 
I dati presentati nel corso del Congresso di Brescia sono una parte dell’indagine “Occupazione e remunerazione degli ingegneri 2013” che verrà pubblicata il prossimo autunno.
 
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