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Codice Appalti, in allerta le Casse di previdenza dei tecnici

Codice Appalti, in allerta le Casse di previdenza dei tecnici

Chiesto di inserire nelle linee guida dell’Anac norme chiare sugli obblighi contributivi di società di professionisti e società di ingegneria

Vedi Aggiornamento del 05/01/2017
Codice Appalti, in allerta le Casse di previdenza dei tecnici
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 05/01/2017
20/05/2016 - Integrare le linee guida ANAC sul Codice Appalti con riferimenti agli obblighi contributivi di società di professionisti e società di ingegneria. È la richiesta avanzata, con una lettera al Governo, da Inarcassa, Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, CIPAG, Cassa Italiana Previdenza e Assistenza Geometri, EPAP, Ente di Previdenza ed Assistenza Pluricategoriale, EPPI, Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati.
 

Società di professionisti e società di ingegneria

Le Casse hanno sottolineato che nè il nuovo Codice Appalti nè la bozza delle linee guida dell'Anac contengono un riferimento all’obbligo di versamento del contributo integrativo del 4% da parte delle società di ingegneria e di professionisti all'ente previdenziale di riferimento.  Senza una previsione espressa, i corrispettivi per le attività di queste società potrebbero non essere imponibili, con gravi conseguenze sui bilanci degli enti.
 
Le Casse hanno quindi chiesto di inserire nelle linee guida del Codice Appalti l’obbligo al pagamento del contributo da parte delle società, anche al fine di garantire una uniforme applicazione normativa ed un equilibrato confronto concorrenziale tra i professionisti, indipendentemente dalla forma giuridica con cui esercitano la propria attività.
 
Le Casse hanno anche chiesto di prevedere il potere sostitutivo delle Stazioni Appaltanti, che finora ha consentito alle imprese, ma non ai professionisti, di sanare le inadempienze.
 

Regolarità Contributiva e controlli sulle società di ingegneria

Nella lettera le Casse hanno evidenziato che i servizi di ingegneria devono essere resi sempre sotto la responsabilità di un professionista abilitato, anche nei casi in cui risulti aggiudicataria una società di ingegneria. I professionisti, quindi, devono dimostrare la loro regolarità contributiva mediante il certificato di regolarità contributiva. Secondo le Casse, però, dalla formulazione del nuovo Codice Appalti si evince che i professionisti organizzati in società devono produrre il Durc, come richiesto alle imprese, e non il certificato di regolarità contributiva.
 
Secondo le Casse, poi, bisognerebbe inserire dei controlli a carico delle società di ingegneria, che fin dalla loro costituzione non sono mai sottoposte a processi di vigilanza da parte degli Ordini professionali, né dell’ANAC.
 
Le Casse Tecniche si sono infine rese disponibili a collaborare con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per mettere a punto la banca dati nazionale degli operatori economici.

Ricordiamo che, dopo l’approvazione del Codice Appalti, è prevista l’adozione di una serie di linee guida per la definizione delle norme di dettaglio. Al momento l’Anac, Autorità cui è demandata la predisposizione dei testi, ha messo a punto sette linee guida, tra cui quella per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura.
 

L'OICE e il contributo del 4%

Sull'argomento è intervenuta anche l'OICE, l'Associazione aderente a Confindustria che riunisce le società di ingegneria e di architettura italiane. Dalle parole del presidente Gabriele Scicolone è emersa l'indicazione di non pagare dato che la legge non lo prevede. "Non possiamo che prendere atto - afferma il Presidente Gabriele Scicolone - della scelta del legislatore delegato di non riproporre il contributo introdotto nel 1998. Non vogliamo entrare nel merito delle ragioni che hanno spinto il Governo a muoversi in tal senso. Potrebbero anche essere legate al fatto che si tratta di una contribuzione in alcuni casi riguardante quelle attività non esclusivamente professionali che spesso le nostre società rendono a committenti pubblici e privati, nonché al fatto che le società hanno al loro interno dipendenti INPS non iscritti agli albi professionali". 

Il presidente ha sottolineato anche un altro punto: "Le Casse delle professioni tecniche hanno fatto riferimento alla necessità di ipotetiche autorizzazioni ad operare come società di ingegneria e a forme di vigilanza sulle nostre attività. Ci pare che queste richieste siano innanzitutto improprie. Mi risulta che nessuno possa autorizzare una impresa ad operare sul mercato quando esiste già una norma che le consente di costituirsi e di svolgere determinate attività. Così è da 20 anni visto che le società sono iscritte al casellario ANAC, rendono all’Autorità comunicazioni periodiche, sono sanzionabili se non le inviano entro i termini prescritti e se tali comunicazioni non sono rispondenti al vero. Quindi la vigilanza già c’è e l’autorizzazione non ha senso di esistere. Se invece si vuole dire che anche le società che legittimamente operano nel settore privato devono essere iscritte al casellario ANAC per noi nulla questio, sarebbe una scelta corretta e coerente ma che spetta al legislatore fare. Quel che è certo è che esula dalle competenze delle Casse chiedere vigilanza sul nostro settore perché già esiste l'ANAC, con la quale d'altronde collaborano da anni”. 

Come è noto le società di ingegneria - ha concluso Scicolone - operano praticamente come sostituto d'imposta, ricevendo dal committente il 4% e poi versandolo alla Cassa. In questi ultimi anni abbiamo dovuto risolvere problemi relativi all'applicazione all'estero (non dovuta) e abbiamo subito la scelta di anticipare il 4% ai collaboratori delle nostre società senza potere richiedere fatture con esenzione del contributo, accollandoci quindi il rischio sul mancato pagamento da parte del committente. Per noi è essenziale la certezza delle regole e del pagamento del contributo, soprattutto quando il committente è privato, e in questo momento molto difficile per le nostre società ci sembra iniquo anche rischiare l’eventuale mancato pagamento del contributo".

 
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