
Equo compenso, i tecnici temono una marcia indietro con lo Sblocca Cantieri
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Equo compenso, i tecnici temono una marcia indietro con lo Sblocca Cantieri
Presidente Zambrano (RPT): ‘nel testo manca una norma sull’applicazione obbligatoria del DM Parametri’. Preoccupazione anche sull’appalto integrato
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del 17/07/2019

12/06/2019 - Nel testo dello Sblocca Cantieri manca una norma sull’applicazione obbligatoria del DM Parametri. Lo ha sottolineato Armando Zambrano, presidente della rete delle Professioni Tecniche (RPT) intervenendo in audizione in Commissione Ambiente alla Camera.
Zambrano ritiene che questi casi abbiano portato ad una presa di coscienza e ad una mobilitazione sull’equo compenso. Dopo la richiesta di una legge nazionale sull'equo compenso da parte dei Presidenti dei Consigli Regionali e di Fondazione Inarcassa, le rassicurazioni sull'esame immediato della norma del vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, e l'impegno di un tavolo sul compenso minimo garantito, preso dal Sottosegretario Jacopo Morrone, i professionisti hanno ottenuto nuovamente dal Governo la promessa di un tavolo tecnico entro metà giugno.
Nel frattempo che si giunga ad una conclusione definitiva sull'equo compenso, a detta di Zambrano sarebbe necessario ribadire, nel testo dello Sblocca Cantieri, l’obbligo di determinare il compenso dei professionisti da porre a base di gara, sulla base del DM Parametri.
“Capiamo le esigenze di semplificazione e accelerazione - ha affermato Zambrano - ma affidare la progettazione alle imprese implica un aumento dei tempi e dei costi”.
RPT ha quindi presentato due proposte per mitigare l’impatto del ritorno dell’appalto integrato. Una è affidare all’ATI progettista impresa la realizzazione dei lavori sulla base di una relazione metodologica che consenta di valutare il progettista. L’altra è “pensare ad un preliminare spinto approvato dalla PA, lasciando al progettista il progetto definitivo ed esecutivo” ha spiegato. In questo modo, il progettista non dovrebbe assumersi “la responsabilità di cambiare progetto definitivo fatto male”.
Sblocca Cantieri e equo compenso
Secondo Zambrano, il rischio che potrebbe crearsi è quello di tornare indietro, ad un’epoca caratterizzata da “sentenze fantasiose”, come quelle che hanno tentato di dirimere il “caso Catanzaro”, in cui il Comune chiedeva la redazione del Piano strutturale Comunale, prevedendo come compenso per il progettista la cifra simbolica di 1 euro, o quella che ha ritenuto i parametri indicati nel DM 17 giugno 2016 una base di riferimento non obbligatoria.Zambrano ritiene che questi casi abbiano portato ad una presa di coscienza e ad una mobilitazione sull’equo compenso. Dopo la richiesta di una legge nazionale sull'equo compenso da parte dei Presidenti dei Consigli Regionali e di Fondazione Inarcassa, le rassicurazioni sull'esame immediato della norma del vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, e l'impegno di un tavolo sul compenso minimo garantito, preso dal Sottosegretario Jacopo Morrone, i professionisti hanno ottenuto nuovamente dal Governo la promessa di un tavolo tecnico entro metà giugno.
Nel frattempo che si giunga ad una conclusione definitiva sull'equo compenso, a detta di Zambrano sarebbe necessario ribadire, nel testo dello Sblocca Cantieri, l’obbligo di determinare il compenso dei professionisti da porre a base di gara, sulla base del DM Parametri.
Sblocca Cantieri e appalto integrato
Ormai dovrebbe essere definitivamente accertato che l’appalto integrato sarà liberalizzato fino al 2020.“Capiamo le esigenze di semplificazione e accelerazione - ha affermato Zambrano - ma affidare la progettazione alle imprese implica un aumento dei tempi e dei costi”.
RPT ha quindi presentato due proposte per mitigare l’impatto del ritorno dell’appalto integrato. Una è affidare all’ATI progettista impresa la realizzazione dei lavori sulla base di una relazione metodologica che consenta di valutare il progettista. L’altra è “pensare ad un preliminare spinto approvato dalla PA, lasciando al progettista il progetto definitivo ed esecutivo” ha spiegato. In questo modo, il progettista non dovrebbe assumersi “la responsabilità di cambiare progetto definitivo fatto male”.