03/06/2019 - Si allungano i tempi per la revisione della disciplina sull’equo compenso. Il tavolo tecnico
annunciato due mesi fa dal Sottosegretario alla Giustizia con delega alle professioni, Jacopo Morrone, nell’incontro con i Consigli Nazionali degli Ordini e dei Collegi professionali,
si insedierà a metà giugno.
Equo compenso, la revisione delle norme
Il Sottosegretario Morrone, a novembre 2018, assicurò agli Ordini e Collegi professionali che entro maggio 2019
sarebbero stati messi a punto alcuni provvedimenti finalizzati a migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti.
In particolare, il Sottosegretario espresse l’intenzione di legiferare per l'effettiva applicazione del principio dell’
equo compenso e di rivedere le norme che regolano le procedure elettorali degli Ordini e Collegi professionali.
L’incontro si concluse con un appuntamento a gennaio 2019 per individuare, entro il mese di maggio, i
provvedimenti specifici da porre all’attenzione del Governo e del Parlamento. Nel frattempo, gli Ordini e Collegi professionali avrebbero inviato le richieste e le proposte già elaborate sulle tematiche oggetto di interesse delle specifiche categorie.
Equo compenso, in aprile l’impegno di tre Ministeri
Il 2 aprile, il Sottosegretario Morrone ha nuovamente incontrato i rappresentanti dei Consigli Nazionali degli Ordini e Collegi professionali,
impegnandosi ad attivare un tavolo tecnico al fine di arrivare a un perfezionamento organico della misura dell’equo compenso.
“Da subito un tavolo tecnico al Ministero - scriveva ad aprile Morrone su Facebook - per eliminare criticità ed assicurare ai liberi professionisti, soprattutto i più giovani, un
compenso minimo garantito e permettere così di avviare o svolgere in modo onesto e professionale la propria attività a servizio dei cittadini”.
“L’equo compenso - aggiungeva nelle stesse ore la
Rete Professioni Tecniche - è divenuto legge nel 2017. I lavori del costituendo tavolo tecnico partiranno dall’esigenza di rafforzare l’istituto dell’equo compenso, con l’obiettivo di estenderne l’efficacia a tutti i rapporti attualmente non inclusi, e attivando misure di monitoraggio sulla sua effettiva applicazione, sia in ambito pubblico che privato”.
Il giorno dopo, il 3 aprile, anche il vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e Politiche Sociali,
Luigi Di Maio, prometteva alle associazioni dei professionisti che avrebbe “esaminato quanto prima la norma dell’equo compenso, partendo dall’aggiornamento dei parametri giudiziali fino a un compenso dignitoso per tutti i professionisti”. A quella riunione non sono seguiti nuovi incontri tra le associazioni firmatarie e il Ministro del Lavoro.
Equo compenso, i ddl in Parlamento
Intanto, in Parlamento giacciono almeno tre disegni di legge sul tema: il ddl 620 in materia di equo compenso e di responsabilità professionale nell'esercizio delle professioni regolamentate, presentato alla Camera nel maggio 2018 dalla deputata FI-BP Claudia Porchietto, il cui testo non è stato ancora diffuso, il ddl 326 che propone la reintroduzione delle tariffe, presentato dal senatore FdI Stefano Bertacco, il cui esame non è ancora iniziato, e il ddl 1216 in materia di equità del compenso e responsabilità professionale delle professioni regolamentate, presentato dalla senatrice Roberta Toffanin (FI-BP), da assegnare.
Equo compenso, l’attività delle Regioni
Molto dinamica è, invece, la situazione a livello regionale: le Regioni stanno, infatti, legiferando per la tutela del lavoro professionale. Si registrano diverse leggi che vincolano il rilascio dei titoli abilitativi al pagamento delle parcelle: le ultime in ordine di tempo sono quelle ancora in itinere del
Molise e della
Puglia e quelle già vigenti nel
Lazio, in
Campania, in
Basilicata e in
Calabria.
A queste norme, si aggiungono quelle sull’equo compenso vero e proprio, come quella della
Toscana che sta lavorando ad una norma sul giusto compenso delle prestazioni erogate dai professionisti nei confronti sia della pubblica amministrazione che dei privati.