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Rimodulazione del PNRR, i rischi secondo l’Istituto Nazionale di Urbanistica
di Andrea Scarchilli - INU, Istituto Nazionale di Urbanistica

Rimodulazione del PNRR, i rischi secondo l’Istituto Nazionale di Urbanistica

I progetti urbani esclusi dal Piano nazionale di ripresa e resilienza saranno realizzati? E rispetteranno i requisiti per l’accessibilità?

Aggiornato al 05/09/2023
Rimodulazione del PNRR, i rischi secondo l’INU - Foto: Maksim Safaniuk 123rf.com
Rimodulazione del PNRR, i rischi secondo l’INU - Foto: Maksim Safaniuk 123rf.com
di Andrea Scarchilli - INU, Istituto Nazionale di Urbanistica Aggiornato al
edilportale+
04/09/2023 - Anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica ha, come altri, espresso preoccupazione per lo stralcio di una quota consistente di progetti dalle procedure del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quanto alle risorse, rappresentanti del governo hanno, nelle ultime settimane, fornito rassicurazioni per quanto riguarda le opere “spostate”: ci sarà la sostituzione degli stanziamenti del PNRR con fondi nazionali ed europei.
 
C’è da dire, tuttavia, che la relazione del Servizio studi di Camera e Senato ha rilevato che la copertura non è stata ancora formalmente ri-assicurata e che nei giorni scorsi il viceministro delle Infrastrutture Galeazzo Bignami ha accennato alla volontà di verificare l’impatto degli interventi. 
 
Ulteriori dubbi riguardano la velocità di realizzazione dei progetti, visto che il Piano nazionale di ripresa e resilienza garantisce iter accelerati e impone scadenze più ravvicinate. Infine, qui il dubbio è espresso soprattutto dai Comuni, il passaggio da una linea di finanziamento all’altra non rischia di produrre vischiosità e rallentamenti? 
 
Il punto è che la rimodulazione del PNRR impatta in maniera molto consistente progetti previsti per la città e il territorio. Tredici miliardi sui sedici complessivi tolti dal PNRR sono di diretta competenza dei Comuni, le gare sono in molti casi fatte, o addirittura i cantieri aperti quando le opere non già concluse. Tra queste gli interventi dei Piani urbani integrati e quelli che riguardano la rigenerazione urbana e il contrasto al rischio idrogeologico.
 
I Comuni, ha ricordato l’INU, “hanno dimostrato in questa prima fase di applicazione del piano di essere pronti ed efficienti nell’utilizzazione dei fondi, è giusto perciò che il loro lavoro continui a essere valorizzato, tenuto conto che riguarda la realizzazione di infrastrutture pubbliche utili.
 
L’INU, che già inizialmente aveva messo in evidenza tutti i rischi di una scarsa considerazione, nel momento di predisposizione del PNRR, della capacità e delle necessità di pianificazione e progettazione locali, auspica oggi di non dovere assistere a un rallentamento, quando non a un’eliminazione, dei percorsi degli interventi utili per migliorare la qualità della vita, la coesione sociale, la sicurezza dei territori”. 
 
Un ulteriore elemento di incertezza, rilevato sempre dall’Istituto Nazionale di Urbanistica in un confronto con Giampiero Griffo (componente del board dello European Disability Forum e del Consiglio mondiale di Disabled People International) riguarda la fattibilità delle politiche per l’accessibilità
 
Il punto è che il PNRR si è dotato nel febbraio del 2022 di una direttiva della Presidenza del Consiglio che prevede il monitoraggio delle sue sei missioni dal punto di vista del rispetto, nei bandi e nelle opere da realizzare, di criteri che attengono all’accessibilità, allo universal design, all’autodeterminazione e alla vita indipendente, alla non discriminazione delle persone portatrici di disabilità.
 
Griffo è stato in prima linea, da allora coordinatore del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, in questo passaggio, dice, “storico. È stata la prima volta che si è riconosciuto e fatto in modo, stabilendo che precisi requisiti vanno ricompresi nei bandi, che i problemi legati alle persone con disabilità non vanno affrontati solo nelle politiche sociali, ma secondo una modalità integrale e complessiva. È esattamente l’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite, che nella sua definizione si riferisce alle persone con disabilità come coloro che hanno limitazioni funzionali che in interazione con l’ambiente producono barriere. È un concetto e una visione che chiamano in causa la necessità di intervento degli Stati”.
 
Nel momento in cui una serie di interventi, per di più in buona parte localizzati nelle città (si pensi ai Piani urbani integrati) escono come è accaduto dal PNRR, “oltre al problema di come finanziarli e in che tempi realizzarli, sorge quello del rispetto dei requisiti per l’accessibilità stabiliti nel febbraio del 2022. Ne verrà monitorato il rispetto? Il rischio che non accada è più che concreto, dal momento che la direttiva si riferisce esplicitamente al PNRR”.
 
La direttiva ha anche l’importante funzione di apripista, di esempio per le norme che verranno, ma se non si potesse sperimentare in una miriade di casi cruciali e centrali, nelle città e nei territori, ovvero quelli stralciati dal PNRR, anche questo particolare valore in buona parte si perderebbe, assieme naturalmente un particolare aspetto qualitativo degli interventi. L’auspicio è perciò, dice Griffo, quello di recuperare, per non perdere uno dei due pilastri della sperimentazione del nuovo approccio delle politiche sulla disabilità. L’altro è la legge delega 227 del dicembre del 2021, per la quale sono attesi i decreti delegati entro il 15 marzo prossimo.
 
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