
Come rendere più efficiente l’impianto di riscaldamento in condominio
Ecco quali sono gli interventi realizzabili per migliorare l’efficienza: dalle caldaie alle pompe di calore, dalla regolazione all’isolamento delle tubazioni

Intervenire sugli impianti è importante, anche quando la legislazione non lo richiede: l’energia sprecata dagli edifici proprio a causa dell’inefficienza degli impianti è maggiore di quanto si pensi. Le cause sono in parte dovute alla scarsa efficienza dei singoli componenti o dei singoli sottosistemi, ma spesso sono amplificate da un’inefficace gestione.
Impianti di riscaldamento in condominio, gli interventi possibili
Gli impianti, oltre a essere progettati e realizzati a regola d’arte, devono essere gestiti altrettanto bene se l’obiettivo finale è quello di garantire le migliori condizioni di comfort con la minima spesa per la bolletta energetica.Ricordando che il passaggio dall’impianto centralizzato all’impianto autonomo è possibile solo per impedimenti tecnici attestati da un tecnico abilitato, una caldaia centralizzata, e quindi di maggiore potenza termica, a parità di altre caratteristiche avrà sempre un rendimento di combustione maggiore. Inoltre, risulterà controllata più frequentemente, e quindi manterrà le condizioni operative ottimali nel tempo.
Per ottenere i migliori risultati in termini di risparmio energetico ed economico e consentire a ciascuno una regolazione personalizzata dell’impianto, la soluzione ideale è integrare la termoregolazione e contabilizzazione del calore. In ambito condominiale, gli interventi più facilmente realizzabili sono:
- la sostituzione del generatore a gasolio con uno a gas o con una pompa di calore;
- la sostituzione del generatore con un modello più efficiente, o con una pompa di calore;
- l’isolamento della rete di distribuzione;
- l’installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore.
Se la sostituzione del generatore di calore comporta anche il passaggio da un combustibile liquido al metano è necessario verificare la compatibilità della canna fumaria. Un’ultima precauzione riguarda il circuito di distribuzione, se l’impianto e datato e necessario verificarne lo stato e provvedere eventualmente a un lavaggio dello stesso. Tutte precauzioni che un buon installatore, coadiuvato da un tecnico progettista competente, prende.
Dal generatore di calore tradizionale alla caldaia a condensazione
La sostituzione di un generatore di calore tradizionale con una caldaia a condensazione incrementa l’efficienza e riduce i consumi energetici, anche se l’intervento non si deve limitare alla semplice sostituzione del generatore, ma deve prevedere una revisione generale dell’impianto con due obiettivi: massimizzare le prestazioni del generatore ed effettuare un intervento di lunga durata.
Le caldaie a condensazione raggiungono rendimenti superiori al 100% perché sfruttano una frazione di energia che si considerava non accessibile e che, quindi, non rientrava nel bilancio. In particolare, con le caldaie a condensazione si possono ottenere, a seconda delle temperature del sistema di riscaldamento, rendimenti stagionali pari al 109%.
Le prestazioni delle caldaie a condensazione sono maggiori se le temperature di ritorno del fluido sono basse e consentono, quindi, di sfruttare al meglio il principio della condensazione. Per ridurre la temperatura di ritorno dell’acqua, e quindi per sfruttare al meglio la condensazione, e opportuno diminuire la portata del fluido attraverso la sostituzione della pompa di circolazione. Una portata più ridotta consente di operare con una maggiore differenza di temperatura tra mandata e ritorno.
Le caldaie a condensazione bene si accoppiano con sistemi di riscaldamento a bassa temperatura, come ad esempio i pannelli radianti. In realtà possono garantire prestazioni comunque interessanti anche con impianti a radiatori, purché in circuito sia adeguato in modo da garantire una temperatura di ritorno più bassa rispetto al valore convenzionale normalmente utilizzato per impianti a radiatori, specie quando le condizioni climatiche esterne non sono estreme.
Pompe di calore elettriche
Una pompa di calore può generalmente sostituire la classica caldaia. La pompa di calore opera tra due sorgenti: quella fredda dalla quale il calore viene prelevato a bassa temperatura (ad esempio aria esterna, acqua di fiume o lago o terreno) e quella calda verso la quale il calore viene ceduto a temperatura più alta.
Il trasferimento di calore da una sorgente a bassa temperatura ad una ad alta temperatura richiede l’introduzione nel ciclo di una certa quantità di energia elettrica assorbita dal compressore.
Si tratta di una soluzione valida per climi invernali non eccessivamente rigidi che garantisce il massimo delle prestazioni se i terminali scaldanti sono alimentati con fluidi a media o bassa temperatura (ad esempio pannelli radianti a pavimento o ventilconvettori).
Una soluzione che a volte si adotta è quella di abbinare l’uso di una pompa di calore con quello di una caldaia a condensazione in parallelo utilizzando quest’ultima quando la temperatura esterna e troppo bassa per far funzionare la pompa di calore con una efficienza accettabile.
Pompe di calore geotermiche
Il terreno e una risorsa naturale disponibile che, se ben sfruttata, può ridurre i consumi di energia perché rappresenta una fonte dalla quale prelevare energia termica a bassa temperatura che presenta alcune caratteristiche molto favorevoli: a causa della sua moderata inerzia termica, già a basse profondità, risente poco delle fluttuazioni termiche giornaliere e stagionali al punto che la sua temperatura può essere considerata costante per tutto l’anno.
In questo modo d’inverno avremo una fonte più calda dell’aria esterna e d’estate avremo una fonte più fresca dell’aria esterna. In entrambi i casi saranno migliorate le condizioni di scambio termico con l’ambiente interno considerato e verranno, quindi, diminuiti i consumi energetici e i costi operativi.
Il dimensionamento del sistema di scambio con il terreno deve comunque essere effettuato da un tecnico competente e, nella fase esecutiva, richiede una valutazione puntuale delle condizioni in quanto non tutti i terreni sono adatti a questo tipo di applicazione.
Pompe di calore ad acqua di falda
In questa applicazione il calore a bassa temperatura viene sottratto direttamente dalle falde nel sottosuolo mediante pozzi di prelievo a profondità variabili in funzione della particolare situazione. Lo sfruttamento dell’energia da acqua di falda richiede normalmente una speciale concessione, perché la temperatura dell’acqua rilasciata dalla pompa e molta bassa. Le procedure di autorizzazione variano da Provincia a Provincia.
A differenza delle pompe di calore geotermiche, non sono richiesti spazi particolari, ma solo la disponibilità di una falda a una profondità accettabile; questa applicazione, pertanto, ben si adatta ai casi di ristrutturazione edilizia. É, comunque, necessario uno studio di fattibilità tecnico-economica.
Pompe di calore a gas
Le pompe di calore a gas utilizzano cicli ad assorbimento (a bromuro di litio o ad ammoniaca) che richiedono come input energetico calore che può essere fornito direttamente da un altro sistema (ad esempio impianto solare termico, calore da cascami termici, calore prodotto da un impianto di cogenerazione) oppure attraverso la combustione di un normale combustibile.
L’impiego delle pompe di calore a gas può rappresentare una valida alternativa alla caldaia a condensazione in quanto la fonte energetica rimane praticamente la stessa e, quindi, ben si adattano quindi alle sostituzioni o alle integrazioni negli edifici esistenti soggetti a ristrutturazione della centrale termica.
Isolamento delle tubazioni
Le dispersioni termiche lungo le reti di distribuzione dei fluidi possono essere notevolmente ridotte attraverso un isolamento termico efficace che, negli edifici esistenti, può essere realizzata in modo agevole all’interno della centrale termica e nei tratti di tubazione “a vista” (rete di distribuzione orizzontale), meno agevolmente, invece, nei tratti verticali (colonne montanti) quando risultano inaccessibili.
Termoregolazione e contabilizzazione
Il controllo dell’energia termina erogata localmente dai terminali scaldanti rappresenta una delle più efficaci strategie per il contenimento dei consumi energetici. I motivi sono essenzialmente due:
- si riesce a controllare in modo puntuale la temperatura all’interno dei locali in cui vengono installati;
- si riescono a sfruttare meglio gli apporti di calore gratuiti sia quelli interni (presenza di persone, illuminazione, apparecchiature, ecc.), sia quelli esterni dovuti alla radiazione solare.
La regolazione locale viene effettuata con valvole di zona, opportunamente collegate a una centralina di regolazione, oppure con valvole termostatiche, installate su ciascun radiatore che regola automaticamente il flusso dell’acqua in modo da mantenere costante la temperatura in ogni stanza, grazie all’apposita manopola graduata. La possibilità di garantire una gestione pressoché autonoma dell’impianto di riscaldamento è garantita attraverso sistemi di contabilizzazione.
È possibile manomettere gli apparecchi di regolazione?
Una cosa che, per ovvi motivi, nessuna norma o legge ha previsto è il caso della manomissione degli apparecchi di misurazione dei consumi dei corpi scaldanti, che non prevede alcuna sanzione.Tecnicamente, i contabilizzatori installati congiuntamente alle valvole termostatiche per la misurazione del calore consumato, sono dotati di un dispositivo di autodiagnosi, che ne verifica costantemente il buon funzionamento, segnalando eventuali guasti, e di un apposito sigillo di sicurezza (piombino che connette il ripartitore al radiatore), necessariamente da rimuovere per compromettere il corretto funzionamento degli apparecchi.
Anche la data di manomissione dei contabilizzatori viene registrata e tenuta in memoria dal sistema e trasmetterà la disfunzione in forma di allarme durante lo scarico dei dati, prova sicura e certa di una prolungata interferenza del corretto conteggio dei consumi che, quindi, verrà prontamente segnalata dal manutentore all’Amministratore di condominio.
La manomissione è reato
Se manomettere gli apparecchi appare difficile, nel caso in cui venga provato un comportamento scorretto per falsare in modo inequivoco le misurazioni dei consumi reali, per esempio smontando il misuratore a inizio stagione, per poi rimontarlo quando l’impianto è spento, si incorre in un’azione legale da Codice Penale.
La manomissione di un impianto per la contabilizzazione del calore, infatti, si configura come “delitto di furto di energia termica”, aggravato dell’uso di mezzo fraudolento (Articoli 624[1] e 625, comma 2[2] del Codice Penale).
Sul tema si fa riferimento alla sentenza del Tribunale di Napoli, del 2 Febbraio 2016, n. 1594, in materia di furto di energia elettrica: nel caso si trattava di un allacciamento abusivo alla rete elettrica con manomissione del contatore. Il giudice ha sancito la sottrazione di energia elettrica perpetrata nei confronti dell’ente erogante, attraverso un collegamento non autorizzato alla rete e/o la successiva manomissione dell’apparecchio per la misurazione dei consumi, con sussistenza in tema di furto dell’aggravante del ricorso a mezzo fraudolento.
Nel caso della contabilizzazione di un sistema di riscaldamento centralizzato, poiché in condominio l’impianto di riscaldamento è comune, si stabilisce che l’Amministratore, che ha la facoltà di accedere alle proprietà individuali per verificare l’integrità effettiva dell’apparecchio e, se riscontra un’irregolarità nell’integrità del misuratore, a monte di una segnalazione tecnica e quindi di abuso accertato, può agire giudizialmente per il recupero di quanto dovuto al condominio. Inoltre, il condominio stesso, ha la facoltà di denunciare il fraudolento all’Autorità Giudiziaria Penale, ai sensi del già citato articolo 624 del Codice Penale, con l’aggravante dell’articolo 625, comma 2.
Per completezza bisogna ricordare anche che un singolo proprietario (per esempio in una seconda casa estiva) non utilizzi per una stagione di riscaldamento l’abitazione e regoli sulla posizione di chiusura le valvole termostatiche. In questo caso gli spetterà comunque il pagamento della quota comune stabilita relativa ovvero delle spese involontarie, che derivano essenzialmente dalle perdite della rete di distribuzione e dalle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria.