05/04/2024 - Con la tendenza degli edifici - nuovi ed esistenti - di convertirsi all’elettrificazione con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza in maniera autonoma, le
pompe di calore sono state oggetto primario di ricerca per le aziende produttrici raggiungendo livelli di innovazione notevoli. Oggi, infatti, non sono più semplici generatori, ma integrano diverse funzioni e peculiarità mai viste prima, anche in ottica di decarbonizzazione impiantistica al 2040.
Proprio in quest’ottica la
Direttiva Case Green o nuova EPBD4 per gli edifici residenziali fissa dei target facendo riferimento all’indice di prestazione non rinnovabile medio del 2020 che per l’Italia è 197,7 kWh/m
2a e deve scendere entro il 2030 del 16%, quindi a 166,1 kWh/m
2a e del 22% entro il 2035, ovvero a 154,2 kWh/m
2a.
E in questa partita di riduzione, la sostituzione degli impianti - soprattutto negli edifici esistenti - e le pompe di calore, possibilmente combinate con le rinnovabili, avranno un ruolo chiave.
Riqualificazione energetica, agire sull’esistente
In Italia abbiamo il 97% di edilizia esistente e, quindi, agire su questo patrimonio sarà sicuramente uno degli obiettivi primari per la riduzione dell’energia primaria. E se pensiamo che oltre il 75% della popolazione abita in condominio, è semplice pensare che questa tipologia di edifici avrà un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi.
Qui, però, i tempi e le modalità di adesione a campagne di riqualificazione strutturale non sono compatibili con
i tempi della Direttiva (e del suo recepimento nazionale stimato entro i prossimi due anni), quindi si potrà cominciare ad agire sugli impianti, anche a livello di singolo appartamento riducendo i consumi per la climatizzazione, evitando un doppio impianto per riscaldamento e condizionamento.
Esistono infatti delle
pompe di calore “ad anello di acqua” - esternamente simili a ventilconvettori - con spessori ridotti (circa 15 cm) che possono essere sostituite ai radiatori senza lavori edili, che si collegano all’impianto esistente (mandata e ritorno dell’acqua) e non necessitano di unità motocondensante esterna.
Sistemi integrati e connessi
Vi sono poi sistemi ibridi integrati, ovvero unità monoblocco che integrano una pompa di calore con inverter e una caldaia condensazione per la produzione di acqua calda e fredda, tutto controllato da un sistema connesso che funge anche da cronotermostato
stand alone.
Tutte le pompe di calore più evolute presentano la possibilità di un controllo da remoto e di monitoraggio continuo delle prestazioni, nonché la possibilità di integrazione con caldaie e scaldaacqua solare, nonché con terminali ad alte temperature come i radiatori.
Pompe di calore per grandi impianti
Sul mercato si trovano anche pompe di calore modulari reversibili per grandi potenze a propano, che eliminano le emissioni dirette di CO
2 equivalente, che possono andare in sostituzione completa della caldaia, producendo anche acqua calda sanitaria.
Esistono oggi anche pompe di calore con recupero e funzioni avanzate di intelligenza artificiale
(vedi articolo “Edilizia, l’intelligenza artificiale sta entrando nei cantieri”) per la gestione ottimizzata di funzionamento e consumo e integrazione con sistemi di supervisione di tipo BMS.
Pompe di calore per le case singole
Per gli edifici unifamiliari o bifamiliari, un’attenzione particolare, oltre alla funzionalità, viene posta anche al design e alla rumorosità degli impianti, come la pompa di calore, che hanno una unità esterna.
Sul mercato oggi è possibile trovare innovative pompe di calore monoblocco compatte, installate all’esterno, che montano un compressore modulante
a bassissime emissioni sonore, che, abbinato a un rivestimento insonorizzato, permettono pressioni sonore a 2 metri intorno ai 35db(A), eliminando il problema del disturbo ai vicini che ha portato molti utenti in tribunale negli ultimi anni.
Se poi
l’alimentazione è a propano, si evitano emissioni di CO
2 e si hanno funzionamenti ottimali anche con temperature esterne fino a -22°C e temperature di mandata fino a 70°C.
L’evoluzione dello split
Da quando nel 2023 l’installazione degli split deve essere effettuata da un installatore certificato, l’innovazione di questi terminali di climatizzazione si è spinta verso l’
health care e la multimedialità.
Quasi tutti i modelli di alta gamma garantiscono una gestione da remoto da parte dell’utente, una purificazione (eliminazione di allergeni, batteri e cattivi odori) e
sanificazione dell’aria, con funzioni di
self clean integrate che permettono di mantenere elevata l’efficienza nel tempo. Altre peculiarità importanti sono la silenziosità (generalmente sotto i 20db(A) e le massime classi energetiche di efficienza con una gestione remota dei consumi.
Grande attenzione anche alle modalità di diffusione dell’aria, con
tecnologie a microfori o sistemi a diffusione indiretta. Alcuni split hanno dei sensori di presenza e rilevamento automatico di apertura delle finestre, wi-fi integrato e controllo vocale. Raffinato il controllo automatico dell’umidità e l‘autodiagnosi per l’identificazione di eventuali errori.
Ma l’innovazione di questi terminali si è spinta verso la multimedialità; infatti, alcuni integrano
schermi LCD e casse per consentire lo streaming di contenuti video, oppure la visualizzazione di widget meteo, orario e consumi in tempo reale. Uno sguardo alla sostenibilità anche lato “telecomandi”, infatti in alcuni modelli hanno delle celle solari integrate che ne permettono la ricarica sotto la luce solare, evitando l’utilizzo di batterie.