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Ddl rigenerazione urbana: cosa ne pensano architetti, imprese edili e Comuni

Ddl rigenerazione urbana: cosa ne pensano architetti, imprese edili e Comuni

Cnappc: ‘non è solo ristrutturazione edilizia’. Ance: ‘bene il programma nazionale ma fondi insufficienti’. Anci: ‘l’impianto va semplificato’

Vedi Aggiornamento del 06/12/2024
Architetti, imprese edili e Comuni, parere su rigenerazione urbana - Foto: mungkhoodyo 123rf.com
Architetti, imprese edili e Comuni, parere su rigenerazione urbana - Foto: mungkhoodyo 123rf.com
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 06/12/2024
04/10/2024 - Sul nuovo disegno di legge per la rigenerazione urbana, all’esame delle Commissioni del Senato, sono in corso le audizioni di soggetti e istituzioni a vario titolo interessati dalle nuove norme.
 
Nei giorni scorsi sul testo sono stati auditi il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc), l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci).
 

Architetti: ‘non è solo ristrutturazione edilizia’

Il Cnappc, pur accogliendo con favore la predisposizione di un testo unificato, ritiene essenziale che venga chiarito un concetto fondamentale: la rigenerazione urbana - ha spiegato il Presidente Massimo Crusi - non si riduce alla sola ristrutturazione edilizia, ma coinvolge una pluralità di aspetti sociali, culturali ed economici, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita nelle comunità.
 
Tra i suggerimenti per superare alcune criticità riscontrate nel testo attuale, Crusi ha sottolineato l’importanza di definire chiaramente il concetto di rigenerazione urbana, insieme alle sue finalità e principi, per assicurare un futuro sostenibile e inclusivo per le città italiane.
 
Il Cnappc propone, inoltre, di superare il modello dello zoning, promuovendo un approccio che favorisca la ricomposizione dei contesti urbani, con particolare attenzione a garantire l’accessibilità, il trasporto pubblico e la resilienza delle comunità. In merito alla norma che consente interventi diretti di rigenerazione urbana da parte dei privati, il Cnappc ha individuato alcuni aspetti da rivedere.
 

Imprese edili: ‘bene il programma nazionale ma fondi insufficienti’

Stefano Betti, Vicepresidente Ance Edilizia e Territorio, ha ribadito l’importanza di considerare la rigenerazione urbana come un modello ordinario di sviluppo per le città, superando la gestione straordinaria legata a programmi specifici.
 
L’Ance ha espresso apprezzamento per il testo proposto ma ha sollecitato attenzione sulla necessità di migliorare il coordinamento tra Stato, Regioni ed Enti locali, al fine di evitare procedure complesse che potrebbero ostacolare la realizzazione degli interventi.
 
Tra le richieste avanzate da Ance, ci sono:
- chiarezza nei percorsi procedurali per interventi pubblici e privati;
- definizione di funzioni specifiche per Stato, Regioni e Comuni;
- necessità di un sistema equilibrato per il consumo di suolo e i servizi ecosistemici;
- maggiore chiarezza sulla salvaguardia delle normative regionali e sulla definizione dei centri storici.
 

Riguardo agli aspetti finanziari, Ance ha condiviso la creazione di un Fondo unico pluriennale, ma ha sottolineato che i 3.550 milioni di euro previsti per il periodo 2024-2037 non saranno sufficienti rispetto alle destinazioni previste dalla stessa norma che comprendono, tra le altre, anche le spese per la ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico e quelle per le misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.
 
Sotto il profilo fiscale, il testo unificato prevede diversi incentivi e misure di favore, in linea con quanto richiesto dall’Ance, applicabili agli immobili oggetto di interventi di rigenerazione urbana, che vanno dall’esclusione dall’IMU, alla riduzione delle imposte d’atto per i trasferimenti degli stessi immobili, dai bonus fiscali per l’efficientemento energetico e la sicurezza antisismica, fino alla possibilità, per gli acquirenti di abitazioni rigenerate, di poter recuperare il 50% dell’IVA pagata sulla compravendita.
 
Per quanto riguarda gli aspetti ambientali, Ance apprezza l’attenzione riservata sia alla tematica della bonifica dei siti contaminati sia a quella più generale della gestione dei rifiuti, ma sottolinea la mancanza di una visione più complessiva e strategica, orientata da un lato a promuovere effettivamente le attività di recupero e rinaturalizzazione del suolo e dall’altro a favorire la transizione all’economia circolare.
 

Comuni: ‘l’impianto va semplificato’

Per l’Anci ha partecipato il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, che ha sottolineato tre aspetti fondamentali per garantire il successo del processo: la centralità dei Comuni, la semplificazione procedurale e la disponibilità di risorse.
 
Lo Russo ha evidenziato la necessità di un maggiore coinvolgimento dei Comuni, che sono gli enti responsabili della pianificazione territoriale e del rilascio dei permessi edilizi, nonché i più esposti ai contenziosi.
 
“Le risorse devono essere allocate nei Comuni, nel rispetto del principio di sussidiarietà”, ha dichiarato, insistendo sull’importanza di compensare eventuali perdite di entrate derivanti dalle agevolazioni fiscali.
 
Lo Russo ha criticato l’eccessiva frammentazione dei livelli decisionali prevista nel testo, che introduce un piano nazionale e piani regionali a cui i Comuni dovrebbero adattarsi. “In un contesto nel quale la burocrazia è il principale ostacolo alla trasformazione urbana, questa impostazione rischia di complicare ulteriormente i flussi di lavoro”, ha osservato.
 
Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali, Lo Russo ha espresso preoccupazioni sul credito d’imposta previsto, che andrebbe a gravare sui già limitati bilanci dei Comuni. Ha concluso ribadendo che le esenzioni fiscali dovrebbero essere a carico della finanza nazionale, per evitare di aggravare la situazione finanziaria degli enti locali.
 
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