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Professioni, le proposte di modifica al ddl Mastella

Professioni, le proposte di modifica al ddl Mastella

Gli ordini puntano a conservare tariffe minime e Albi esistenti; le associazioni chiedono il riconoscimento

Vedi Aggiornamento del 08/04/2008
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 08/04/2008
16/11/2006 - Prosegue senza sosta l’attività del Ministro del Giustizia Mastella e dei rappresentanti di Ordini e Associazioni sul progetto di riforma delle professioni. Dopo aver presentato, il 9 novembre scorso, la nuova versione del disegno di legge di riforma degli ordini professionali e di accesso alle professioni, Mastella ha incontrato ieri il Ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, che aveva reclamato il suo ruolo nella elaborazione del testo di legge. I professionisti, intanto, hanno fatto pervenire al Ministero della Giustizia le loro osservazioni e richieste di modifiche al disegno di legge. Il Cup , Comitato Unitario Professioni, con una lettera del suo presidente Raffaele Sirica, sottolinea con preoccupazione lo stralcio, dall’ultima versione del ddl, delle disposizioni che caratterizzavano le “professioni intellettuali” distinguendole dalle attività delle imprese, delle norme che sancivano il mantenimento degli ordini esistenti e di quelle che riconoscevano la natura pubblica degli ordini e dei collegi professionali. Si tratta – secondo Sirica – di “innovazioni che destano gravi riserve nel mondo professionale in quanto precarizzano il settore e ne negano l'autonomia”. Critico è anche il commento sulla previsione del ddl che invita gli Ordini a destinare “un’apprezzabile parte” del proprio patrimonio all’aggiornamento dei propri iscritti e al sostegno dell’ingresso nella professione dei giovani. Il Cup ha proposto, quindi, una serie di emendamenti che chiedono, fra le altre cose, il ripristino delle tariffe minime per le prestazioni riservate o soggette a procedure di evidenza pubblica. Il Colap , coordinamento delle libere associazioni professionali, chiede che il ddl preveda la possibilità di costituire casse di previdenza privata per le associazioni, come quelle degli Ordini, e che, prima dell’emanazione dei decreti delegati, siano ascoltate anche le associazioni. Chiede infine la possibilità di costituire società professionali anche tra professionisti associativi e professionisti ordinisti. Assoprofessioni punta al riconoscimento delle nuove professioni e delle relative associazioni. Roberto Falcone, segretario generale, chiede che l’articolo 7 del ddl individui meglio il riconoscimento della professione da attuarsi con l’istituzione di un apposito elenco. Infine, l’attestato di competenza deve essere rilasciato dalle associazioni secondo criteri di assoluta obiettività e terzietà evitando l’autoreferenzialità tipica del sistema ordinistico. Di “falsa concertazione” parla invece Federarchitetti , il Sindacato nazionale architetti liberi professionisti, che denuncia il mancato coinvolgimento da parte del Ministero e l’esiguità del tempo concesso per la presentazione di osservazioni al ddl. Stigmatizzando tali comportamenti, Federarchitetti denuncia una metodologia demagogica che, alla fine, vedrà licenziare dal Governo un disegno di legge delega deciso nelle “segrete stanze” e ribadisce la disponibilità ad un incontro al fine di rappresentare le effettive esigenze del settore libero professionale. Il Ministero sembra tuttavia intenzionato a portare il testo in Consiglio dei Ministri già la prossima settimana. Ma un nuovo terreno di scontro potrebbe aprirsi il 21 novembre prossimo, quando inizierà alla Camera l’esame della proposta di legge di riforma della disciplina delle professioni intellettuali firmata da Pierluigi Mantini. Approfondisci
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