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Campania, sospeso l’abbattimento delle case abusive

Campania, sospeso l’abbattimento delle case abusive

Alla Camera un nuovo ddl per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio

Vedi Aggiornamento del 13/05/2011
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 13/05/2011
02/07/2010 - Sospensione delle demolizioni di fabbricati abusivi destinati ad abitazioni di prima necessità disposte dall’autorità giudiziaria in Campania.

Lo ha deciso il Consiglio Regionale della Campania nella seduta del 30 giugno scorso, con l’approvazione di due ordini del giorno:

- il primo, a firma del presidente della Commissione Urbanistica e Lavori Pubblici, Domenico De Siano (PdL), e del capogruppo del PdL Fulvio Martusciello, finalizzato a promuovere un tavolo istituzionale con le realtà locali per stabilire le priorità per quanto riguarda l’esecuzione degli abbattimenti; sollecitare il governo affinché venga riproposto l’emendamento per estendere il condono del marzo 2003 anche in zone sottoposte a vincolo paesaggistico; sollecitare il governo ad un decreto legge che possa, per necessità ed urgenza, consentire l’applicazione della legge per il condono ex lege. 326/2003”;
 
- il secondo, a firma del presidente della Commissione Attività produttive, Pietro Diodato (PdL), per sospendere le demolizioni fino al 30 giugno 2011 per quei fabbricati destinati a prima abitazione realizzati a violazione della normativa urbanistica. L’ordine del giorno chiede al Governo che venga ripresentato in Parlamento un provvedimento volto ad ottenere tale risultato e per porre rimedio alla mancata conversione in legge del Decreto Legge n. 62 del 28 aprile 2010.

Nella stessa giornata di ieri, la Commissione Ambiente della Camera aveva in calendario l'avvio dell'esame del disegno di legge n. 2436 finalizzato ad accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio, presentato dai deputati PdL Stasi, Cesaro e Petrenga. L'inizio della discussione è poi stato rinviato per l'assenza del relatore. 

Il ddl dà sei mesi di tempo a Comuni e Soprintendenze per evadere le pratiche di condono edilizio presentate ai sensi delle leggi 47/1985, 724/1994 e 326/2003. Secondo il ddl, il rigetto dell’istanza di condono deve essere motivato in relazione all’assoluta e insuperabile incompatibilità con il contesto paesistico-ambientale vincolato. Qualora entro i sei mesi il soprintendente non abbia espresso il parere, il Comune risponde comunque all’istanza di condono. La mancata adozione del provvedimento motivato è valutata ai fini della responsabilità dirigenziale o disciplinare e amministrativa, e ai fini della retribuzione di risultato dell’amministrazione.

Presso i Comuni, spiegano i promotori del ddl, pendono milioni di istanze, bloccate da un’interpretazione eccessivamente rigida delle norme di tutela delle aree sottoposte al vincolo paesaggistico. In tale situazione di stallo, i cittadini in attesa del condono non possono neppure procedere al restauro o alla ristrutturazione degli immobili. Inoltre, secondo i deputati, la definizione delle pratiche di condono edilizio consentirebbe ingenti introiti per gli enti locali e per lo Stato (contributi per costo di costruzione, oneri di urbanizzazione, sanzioni, regolarizzazione delle iscrizioni ipotecarie e catastali, Ici, Irpef, Ires, Tarsu, ecc.). Senza contare - concludono - che sugli immobili condonati si aprirebbe la possibilità di effettuare interventi edilizi manutentivi e strutturali.

Ermete Realacci del PD ha denunciato il rischio che con tale proposta si riapra la vicenda di un condono edilizio generale e, nell'auspicare il ritiro della proposta di legge 2436 da parte dei presentatori, ha chiesto alla Commissione un segnale inequivocabile contro ogni ipotesi di condono.


I tentativi di riaprire il condono
Il ddl in discussione da ieri alla Camera è l'ultimo di una serie di proposte legislative finalizzate a sbloccare le istanze di condono edilizio già presentate e a riaprire i termini per le domande.

Nel gennaio 2010, i senatori PdL Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli hanno proposto una sanatoria per gli abusi edilizi ai danni dei beni ambientali e paesistici commessi fino al 31 marzo 2003, con un emendamento al ddl di conversione del DL 194/2009 Milleproroghe (leggi tutto). Nel corso della discussione in Senato, i proponenti avevano specificato che l’emendamento era finalizzato a “sanare la situazione di ingiustizia nella quale si sono trovati i cittadini della Campania, dopo la bocciatura costituzionale della legge regionale (leggi tutto). L’emendamento è stato in seguito escluso per mancanza dei requisiti di necessità e urgenza, ma anche per l’assenza di omogeneità con le materie trattate dal Dl “Milleproroghe” (leggi tutto).

Successivamente, il 23 aprile 2010, il Consiglio dei Ministri ha approvato il DL 62/2010 che, nella sua formulazione originaria, disponeva la sospensione fino al 30 giugno 2011 dell’abbattimento degli immobili abusivi realizzati entro il 31 marzo 2003, dichiarati non pericolanti, abitati da famiglie che non dispongano di altra abitazione e costruite senza violare vincoli paesaggistici disposti dalla normativa statale. Il DL escludeva dalla sospensione gli immobili pericolosi per l’incolumità privata o pubblica o per i quali fosse stata accertata la violazione di vincoli paesaggistici (leggi tutto). Il decreto-legge 62/2010 non è stato convertito in legge dalla Camera, che ha invece accolto la pregiudiziale di costituzionalità secondo cui un condono effettuato attraverso la decretazione di urgenza è illegittimo (leggi tutto). 

L'ultimo tentativo, in ordine di tempo, di riaprire il condono edilizio è stato l'emendamento alla Manovra finanziaria presentato due settimane fa dal PdL, per l’estensione della sanatoria agli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2010 in aree sottoposte alla disciplina del Codice dei Beni Culturali, previa acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica (leggi tutto).
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