Fattura elettronica, InarSind: è una ‘beffa’ per i professionisti
25/09/2014 - L’obbligo della fattura elettronica impone ai professionisti di utilizzare un formato ‘elettronico-strutturato’, cioè di scaricare (o comprare) un software e di fornire alla PA una notevole dose di informazione aggiuntive. La denuncia arriva da InarSind, il Sindacato degli ingegneri e architetti liberi professionisti.
in una nota a firma del presidente Salvo Garofalo, InarSind ricorda che il 6 giugno 2014 è scattato l’obbligo della fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione. “Gli esperti di turno - spiega il Sindacato - hanno illustrato gli enormi vantaggi che ne seguiranno tra cui ‘agevolare anche l’attivazione dei pagamenti’ (sic) come se i ritardi dipendessero dal cartaceo”.
Ma - mette in guardia InarSind - “l’obbligo richiesto per fatturare alla PA non prevede solo il passaggio dal cartaceo al digitale, magari inviato via Posta Elettronica Certificata (PEC), ma impone l’adozione di un formato ‘elettronico-strutturato’, cioè scritto in un XML secondo la sintassi del ‘Tracciato_FatturaPA’ con firma digitale, programma da scaricare o meglio, se si vuole qualcosa di semplice e professionale, da acquistare, e una notevole dose di informazione aggiuntive da indicare, oltre all’obbligo di conservare i documenti per tempi ancora più lunghi”.
In pratica - afferma il Sindacato - lo Stato chiede ai lavoratori autonomi e alle imprese di supplire alle proprie carenze, comunicando informazioni utili per gestire la spesa pubblica. “Ma pensiamo veramente - si chiede InarSind - che, con simili imposizioni ai privati, la PA funzionerà meglio e che i lavoratori autonomi saranno, così, stimolati a modernizzarsi? Se così fosse dovremmo assistere ad una drastica riduzione del numero di dipendenti pubblici e della relativa spesa”.
Secondo InarSind , la fattura elettronica è, invece, un ulteriore gravame fatto per giustificare l’elefantiaca burocrazia pubblica, a danno dei lavoratori autonomi, già ampiamente massacrati. “Chi riceve un sicuro stipendio dallo Stato può anche dilettarsi con questo linguaggio. Chi invece è libero professionista, imprenditore e vive del proprio lavoro vede solo peggiorare ulteriormente la propria situazione”.
“Ben venga la digitalizzazione - prosegue la nota -, non saranno certo i professionisti ad opporsi ai cambiamenti che la tecnologia può portare, anzi usualmente ne sono i primi sostenitori, purché siano strumento di reale trasparenza e di risparmio di tempo e risorse, sia per il pubblico che per il privato. Non ulteriore fardello. Ad oggi i tentativi di utilizzo della ‘fattura elettronica’ hanno solo dimostrato che la procedura va nella direzione diametralmente opposta alle tanto declamate ‘semplificazioni’”.