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Beni culturali chiusi al pubblico, Franceschini li affida ad enti no profit

Beni culturali chiusi al pubblico, Franceschini li affida ad enti no profit

10 siti oggi non visitabili saranno restaurati e gestiti da associazioni e fondazioni

Vedi Aggiornamento del 02/02/2016
Beni culturali chiusi al pubblico, Franceschini li affida ad enti no profit
di Alessandra Marra
Vedi Aggiornamento del 02/02/2016
09/10/2015 - Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), Dario Franceschini, ha firmato il 7 ottobre 2015 un decreto per la concessione d'uso, ad enti no profit, di beni culturali non aperti alla fruizione pubblica o non adeguatamente valorizzati al fine di tutelarli.
 

Valorizzazione dei Beni culturali: procedura e requisiti

L’affidamento in concessione è riservato ad associazioni e fondazioni senza scopi di lucro dedicate alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e che abbiano una significativa esperienza nel settore, ossia la gestione nell’ultimo quinquennio di almeno un immobile culturale pubblico o privato con attestazione della soprintendenza competente di adeguata manutenzione e apertura al pubblico. 
 
Nel testo del decreto viene specificato che possono essere conferiti in concessione d'uso "i beni culturali immobili del demanio culturale dello Stato per l'utilizzo dei quali attualmente non è corrisposto alcun canone e che richiedono interventi di restauro". Il canone da porre a base d'asta sarà determinato dal Mibact, "di concerto con l'Agenzia del Demanio".
 
I primi dieci immobili culturali verranno affidati tramite una procedura di selezione con il coinvolgimento degli uffici periferici territorialmente competenti.
 
Tra i principali requisiti per ottenere l’affidamento verranno valutati:
- il progetto di restauro e conservazione programmata;
- il programma di apertura al pubblico;
- l’ammontare del canone proposto.
 

Beni culturali: spese per interventi di restauro

Insieme alla concessione è prevista la stipula con l’aggiudicatario di un contratto di servizio che disciplina lo svolgimento dell’attività di gestione del bene da parte del concessionario. La concessione, non rinnovabile automaticamente, potrà avere una durata ordinaria tra i sei e i dieci anni, estendibile fino a diciannove nel caso di interventi di restauro particolarmente complessi e onerosi.
 
Assegnata la gestione del bene, "dal canone di concessione vengono detratte le spese sostenute dal concessionario per il restauro, entro il limite massimo del canone stesso". Per ottenere la detrazione il concessionario dovrà rendicontare al ministero, alla fine di ogni anno, interventi effettuati e spese sostenute, che devono essere "in coerenza con il progetto di conservazione programmata e di restauro contenuto nella concessione".
 
Franceschini ha commentato: “Con questo atto le associazioni no profit attive nei territori potranno partecipare con una procedura chiara e trasparente alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, uno strumento che consentirà di partire dal basso nell’adempimento dell’articolo nove della Costituzione. Pubblico e privato sociale perseguono infatti lo stesso obiettivo a favore del patrimonio culturale a tutto vantaggio dell’intero sistema Paese”.
 
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