
Jobs Act autonomi, Fondazione Inarcassa: ‘bene ma c’è ancora da fare’
NORMATIVA
Jobs Act autonomi, Fondazione Inarcassa: ‘bene ma c’è ancora da fare’
Presidente Andrea Tommasi: ‘mancano l’equo compenso e la garanzia per il pagamento delle prestazioni’
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del 13/01/2017

01/02/2016 - Il Jobs Act degli autonomi va nella giusta direzione, ma mancano l’equo compenso e la garanzia che i pagamenti vengano effettuati. È il commento di Andrea Tomasi, Presidente di Fondazione Inarcassa, dopo l’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri il 28 gennaio.
“Il provvedimento è certamente sintomo di una rinnovata attenzione riservata dal Governo al mondo delle partite iva e delle professioni ordinistiche. Un’attenzione confermata dalla nomina del Professor Tommaso Nannicini a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio col compito, tra l’altro, di lavorare al disegno di legge dedicato ai lavoratori autonomi, così come anticipato dal Premier Renzi.”
“Tuttavia - prosegue Tomasi - ci spiace constatare che il testo del Governo non affronti due questioni di centrale rilevanza per i lavoratori autonomi e quindi anche per i liberi professionisti: il riconoscimento dell’equo compenso e l’introduzione di forme di garanzia per il pagamento delle prestazioni. Temi questi chiave, soprattutto perché il fine del disegno di legge è quello di tutelare il lavoro autonomo, affermandone finalmente la giusta dignità. La ratio stessa del provvedimento risulterebbe, quindi, frustrata se nel corso dell’iter legislativo non trovassero cittadinanza tali punti. E’ una questione di principio, in quanto si tratta di profili che una disciplina organica del lavoro autonomo non può non affermare. E’ finalmente la giusta occasione per predisporre un sistema di tutele per i lavoratori autonomi che si avvicini a quello del lavoro dipendente. Per questo ci auguriamo che Governo e Parlamento continuino a dimostrare la disponibilità al dialogo con le categorie interessate e i professionisti coinvolti, al fine di migliorare ulteriormente il testo in sede di dibattito parlamentare”.
Nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri, lo ricordiamo, c’è la possibilità di considerare “vessatorie” le clausole contrattuali che prevedono pagamenti superiori ai 60 giorni e di dedurre completamente l’importo delle polizze assicurative contro i mancati pagamenti, ma non è stata accolta la richiesta di semplificare le procedure per la messa in mora dei clienti che non pagano.
Nell’accesso ai piani operativi regionali (POR) e nazionali finanziati da fondi strutturali europei, i professionisti saranno equiparati alle piccole e medie imprese.
Tutte le professioniste e le lavoratrici autonome potranno ricevere l’assegno di maternità indipendentemente dalla reale astensione dal lavoro.
I professionisti, genitori di bambini nati a partire dal 1° gennaio 2016, potranno usufruire di un congedo parentale della durata di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino.
In caso di gravidanza, malattia e infortunio di un lavoratore autonomo che presta la sua attività in via continuativa per un committente, scatterà la sospensione del rapporto di lavoro fino a 150 giorni, senza diritto al corrispettivo. Nel caso in cui la malattia o l’infortunio siano tali da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni, si potrà sospendere il pagamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l’intera durata della malattia e dell’infortunio fino ad un massimo di 2 anni.
I periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, saranno equiparati alla degenza ospedaliera.
Come già detto sopra, saranno considerate abusive le clausole contrattuali con cui le parti concordano tempi di pagamento superiori a sessanta giorni dal momento in cui il committente riceve la fattura.
“Il provvedimento è certamente sintomo di una rinnovata attenzione riservata dal Governo al mondo delle partite iva e delle professioni ordinistiche. Un’attenzione confermata dalla nomina del Professor Tommaso Nannicini a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio col compito, tra l’altro, di lavorare al disegno di legge dedicato ai lavoratori autonomi, così come anticipato dal Premier Renzi.”
“Tuttavia - prosegue Tomasi - ci spiace constatare che il testo del Governo non affronti due questioni di centrale rilevanza per i lavoratori autonomi e quindi anche per i liberi professionisti: il riconoscimento dell’equo compenso e l’introduzione di forme di garanzia per il pagamento delle prestazioni. Temi questi chiave, soprattutto perché il fine del disegno di legge è quello di tutelare il lavoro autonomo, affermandone finalmente la giusta dignità. La ratio stessa del provvedimento risulterebbe, quindi, frustrata se nel corso dell’iter legislativo non trovassero cittadinanza tali punti. E’ una questione di principio, in quanto si tratta di profili che una disciplina organica del lavoro autonomo non può non affermare. E’ finalmente la giusta occasione per predisporre un sistema di tutele per i lavoratori autonomi che si avvicini a quello del lavoro dipendente. Per questo ci auguriamo che Governo e Parlamento continuino a dimostrare la disponibilità al dialogo con le categorie interessate e i professionisti coinvolti, al fine di migliorare ulteriormente il testo in sede di dibattito parlamentare”.
Nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri, lo ricordiamo, c’è la possibilità di considerare “vessatorie” le clausole contrattuali che prevedono pagamenti superiori ai 60 giorni e di dedurre completamente l’importo delle polizze assicurative contro i mancati pagamenti, ma non è stata accolta la richiesta di semplificare le procedure per la messa in mora dei clienti che non pagano.
I contenuti del Jobs Act degli autonomi
Ricordiamo che lo Statuto dei lavoratori autonomi (Jobs Act degli autonomi) introduce la deducibilità totale, fino a 10 mila euro annui, delle spese per l’iscrizione a master, corsi di formazione o aggiornamento professionale e per la partecipazione a convegni e congressi. Deducibilità totale, fino a 5 mila euro all’anno, anche per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità finalizzate all’inserimento o reinserimento del lavoratore autonomo nel mercato del lavoro.Nell’accesso ai piani operativi regionali (POR) e nazionali finanziati da fondi strutturali europei, i professionisti saranno equiparati alle piccole e medie imprese.
Tutte le professioniste e le lavoratrici autonome potranno ricevere l’assegno di maternità indipendentemente dalla reale astensione dal lavoro.
I professionisti, genitori di bambini nati a partire dal 1° gennaio 2016, potranno usufruire di un congedo parentale della durata di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino.
In caso di gravidanza, malattia e infortunio di un lavoratore autonomo che presta la sua attività in via continuativa per un committente, scatterà la sospensione del rapporto di lavoro fino a 150 giorni, senza diritto al corrispettivo. Nel caso in cui la malattia o l’infortunio siano tali da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni, si potrà sospendere il pagamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l’intera durata della malattia e dell’infortunio fino ad un massimo di 2 anni.
I periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, saranno equiparati alla degenza ospedaliera.
Come già detto sopra, saranno considerate abusive le clausole contrattuali con cui le parti concordano tempi di pagamento superiori a sessanta giorni dal momento in cui il committente riceve la fattura.