
Statuto dei lavoratori autonomi, i professionisti chiedono correzioni
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Statuto dei lavoratori autonomi, i professionisti chiedono correzioni
Colap e Confedertecnica: incentivi all’apertura di nuove partite Iva e deducibilità per il cittadino dei costi dei servizi professionali
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del 09/05/2017

08/02/2016 - “L’obiettivo del Jobs Act degli autonomi deve essere l’apertura di nuove partite Iva”. Questa la richiesta avanzata da Emiliana Alessandrucci, presidente del Coordinamento Libere associazioni professionali (Colap) al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini.
Secondo la presidente Alessandrucci, il testo approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri rispecchia l’attenzione del Governo al tema del lavoro autonomo, ma potrebbe essere migliorato per incidere sull’occupabilità e sul Pil.
Le nuove norme, sottolinea Emiliana Alessandrucci, oltre ad incentivare l’apertura di nuove Partite Iva dovrebbero infatti spingere i privati a ricorrere ai servizi professionali.
Se da una parte, afferma il presidente del Colap, la maggiore diffusione delle tutele, come l’indennità di maternità senza astensione e le malattie lunghe, è un atto di giustizia ed equità che andava fatto, dall’altra ci sono degli aspetti da rivedere.
Secondo Emiliana Alessandrucci per i professionisti bisognerebbe studiare misure ad hoc e non semplicemente trasferire i provvedimenti applicati ai lavoratori dipendenti, che avrebbero scarsa efficacia.
Passando a degli esempi concreti, la presidente Alessandrucci fa notare che se la deducibilità al 100% dei costi di formazione è una notizia positiva, bisogna stare attenti ai “fatturifici”, cioè costi alti della formazione e fatture gonfiate, che rischiano di diventare strumenti di evasione per i professionisti con redditi alti.
In questo panorama il Colap ha annunciato la presentazione di un documento sulla competitività con deducibilità per il cittadino dei costi dei servizi professionali, accessi agevolati alla professione con aliquote previdenziali ridotte, aliquote sostenibili nel presente e nel futuro, fisco equo e sostenibile, sinergie tra associazioni e centri per l’impiego, ruolo delle associazioni nei processi formali di individuazione e validazione delle competenze.
Anche Calogero Lo Castro, Presidente di Confedertecnica, ha segnalato alcuni punti da rivedere. Primo fra tutti il pagamento dell’assicurazione per garantirsi la parcella. “Riteniamo assurdo - lamenta Lo Castro - il ricorso incentivato alle assicurazioni private per ottenere il pagamento della parcella dovuta. Ma in quale paese al mondo, tra quelli che conoscono la civiltà giuridica, lo Stato ammette che non essendovi la necessaria correttezza nei pagamenti, l'unica speranza per essere saldati del dovuto è quella di rivolgersi ad un assicuratore privato, versandogli un premio?”
Sotto accusa anche la formazione obbligatoria. "Non si può risolvere il problema fissando l'obbligo e lasciando ai singoli di barcamenarsi tra i tanti corsi a pagamento e dalla dubbia efficacia" sostiene il presidente di Confedertecnica.
Confedertecnica ha quindi chiesto un incontro con il Governo per esporre le necessità delle Partite Iva "cui lo Stato è bravissimo a chiedere le tasse più alte d'Europa e altrettanto abile nel negarsi, quando occorre un dialogo".
Un appello simile è arrivato nei giorni scorsi da Fondazione Inarcassa, che ha chiesto di introdurre nello Statuto degli autonomi il riconoscimento dell’equo compenso e procedure semplificate per la messa in mora dei clienti che non pagano.
In realtà, come rilevato anche da Acta, l’associazione del freelance, il provvedimento coinvolge tutti i lavoratori autonomi, così come individuati nel Titolo III del Libro V del Codice Civile. Quindi tutti coloro che svolgono un’opera o un servizio con lavoro proprio, senza nessun vincolo di subordinazione. Professioni ordinistiche comprese.
Secondo la presidente Alessandrucci, il testo approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri rispecchia l’attenzione del Governo al tema del lavoro autonomo, ma potrebbe essere migliorato per incidere sull’occupabilità e sul Pil.
Le nuove norme, sottolinea Emiliana Alessandrucci, oltre ad incentivare l’apertura di nuove Partite Iva dovrebbero infatti spingere i privati a ricorrere ai servizi professionali.
Se da una parte, afferma il presidente del Colap, la maggiore diffusione delle tutele, come l’indennità di maternità senza astensione e le malattie lunghe, è un atto di giustizia ed equità che andava fatto, dall’altra ci sono degli aspetti da rivedere.
Secondo Emiliana Alessandrucci per i professionisti bisognerebbe studiare misure ad hoc e non semplicemente trasferire i provvedimenti applicati ai lavoratori dipendenti, che avrebbero scarsa efficacia.
Passando a degli esempi concreti, la presidente Alessandrucci fa notare che se la deducibilità al 100% dei costi di formazione è una notizia positiva, bisogna stare attenti ai “fatturifici”, cioè costi alti della formazione e fatture gonfiate, che rischiano di diventare strumenti di evasione per i professionisti con redditi alti.
In questo panorama il Colap ha annunciato la presentazione di un documento sulla competitività con deducibilità per il cittadino dei costi dei servizi professionali, accessi agevolati alla professione con aliquote previdenziali ridotte, aliquote sostenibili nel presente e nel futuro, fisco equo e sostenibile, sinergie tra associazioni e centri per l’impiego, ruolo delle associazioni nei processi formali di individuazione e validazione delle competenze.
Anche Calogero Lo Castro, Presidente di Confedertecnica, ha segnalato alcuni punti da rivedere. Primo fra tutti il pagamento dell’assicurazione per garantirsi la parcella. “Riteniamo assurdo - lamenta Lo Castro - il ricorso incentivato alle assicurazioni private per ottenere il pagamento della parcella dovuta. Ma in quale paese al mondo, tra quelli che conoscono la civiltà giuridica, lo Stato ammette che non essendovi la necessaria correttezza nei pagamenti, l'unica speranza per essere saldati del dovuto è quella di rivolgersi ad un assicuratore privato, versandogli un premio?”
Sotto accusa anche la formazione obbligatoria. "Non si può risolvere il problema fissando l'obbligo e lasciando ai singoli di barcamenarsi tra i tanti corsi a pagamento e dalla dubbia efficacia" sostiene il presidente di Confedertecnica.
Confedertecnica ha quindi chiesto un incontro con il Governo per esporre le necessità delle Partite Iva "cui lo Stato è bravissimo a chiedere le tasse più alte d'Europa e altrettanto abile nel negarsi, quando occorre un dialogo".
Un appello simile è arrivato nei giorni scorsi da Fondazione Inarcassa, che ha chiesto di introdurre nello Statuto degli autonomi il riconoscimento dell’equo compenso e procedure semplificate per la messa in mora dei clienti che non pagano.
I destinatari dello Statuto degli autonomi
Tra le richieste di modifica che si stanno registrando, si fa largo anche il dubbio sulla platea di soggetti cui lo Statuto dei lavoratori autonomi è rivolto. Alcune associazioni professionali, come Confedertecnica e Cgia Mestre, sostengono che sia rivolto solo agli iscritti alla gestione separata dell’Inps e non ai professionisti iscritti agli Ordini, che versano i contributi alle casse di categoria.In realtà, come rilevato anche da Acta, l’associazione del freelance, il provvedimento coinvolge tutti i lavoratori autonomi, così come individuati nel Titolo III del Libro V del Codice Civile. Quindi tutti coloro che svolgono un’opera o un servizio con lavoro proprio, senza nessun vincolo di subordinazione. Professioni ordinistiche comprese.