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Jobs Act Autonomi: proposta la non obbligatorietà dei CFP

Jobs Act Autonomi: proposta la non obbligatorietà dei CFP

Confprofessioni: tra le altre richieste l’accorpamento delle casse private e garanzie per i pagamenti

Vedi Aggiornamento del 01/03/2017
Jobs Act Autonomi: proposta la non obbligatorietà dei CFP
di Alessandra Marra
Vedi Aggiornamento del 01/03/2017
04/07/2016 - Crediti formativi non obbligatori per i liberi professionisti, accorpamento delle casse di previdenza private, maggiori certezze sul diritto alla riscossione dei compensi e deducibilità delle spese di viaggio e soggiorno per l'aggiornamento professionale.
 
Queste alcune delle proposte presentate nell’ambito dell’esame del ddl sul lavoro autonomo (Jobs Act degli Autonomi) all'esame della Commissione Lavoro del Senato ed evidenziate da Conprofessioni.
 

Jobs Act Autonomi: crediti formativi e competenze

I Senatori Sergio Puglia e Nunzia Catalfo hanno presentato un ordine del giorno che impegna il Governo, qualora fosse accolto, "a porre in essere iniziative normative volte a prevedere per tutti i liberi professionisti la non obbligatorietà del conseguimento di crediti formativi per l'esercizio della professione".
 
Sul fronte delle competenze professionali il senatore Pippo Pagano propone l'inserimento di un articolo aggiuntivo che permette agli Ordini professionali, previo parere vincolante del Ministero vigilante, di "certificare specifiche competenze acquisite in modo formale o informale nell'ambito delle rispettive professioni ordinistiche”.
 
L'accesso al percorso di certificazione delle competenze sarebbe libero, volontario e non comporterebbe riserva di attività nei confronti dei soggetti che ottengono il rilascio della certificazione da parte degli Ordini o Collegi Professionali di appartenenza che potrebbero a tal fine stipulare convenzioni con Università, fondazioni e strutture scientifiche di comprovata esperienza".
 
Inoltre, durante la discussione in Commissione, il senatore Angioni ha presentato un emendamento che consentirebbe la deducibilità, accanto alle spese di iscrizione a convegni e congressi, anche di quelle di viaggio e di soggiorno per l'aggiornamento professionale, seppur in una misura limitata.
 

Statuto dei lavoratori autonomi: accorpamento delle Casse

Catalfo e Puglia hanno firmato anche un ordine del giorno per chiedere di “accorpare le 20 casse private alle quali lo Stato delega la gestione dei lavoratori autonomi e che, tutte assieme, rappresentano un patrimonio di oltre 61 miliardi di euro”.
 
I senatori hanno fatto presente che “in Italia, a fronte di una previdenza obbligatoria pubblica, gestita da un unico istituto che garantisce circa 23 milioni di cittadini, ve ne è una privatizzata, suddivisa in 20 casse, per complessivi 1.648.000 professionisti iscritti obbligatoriamente alle rispettive casse di pertinenza".
 
Il Governo quindi si dovrebbe impegnare a "definire comuni regole organizzative e finanziarie per le casse previdenziali attualmente esistenti al fine di superare le attuali difformità organizzative e uniformare per tutti i cittadini il rendimento finale delle prestazioni pensionistiche".
 
E inoltre dovrebbe "prevedere la trasformazione delle casse previdenziali in enti pubblici non economici e la graduale trasformazione ed accorpamento delle stesse in unico soggetto previdenziale, con previsione di una apposita disciplina di attuazione, determinante tipologia degli organismi di amministrazione e controllo nonché specifica parametrazione dei compensi retributivi degli incarichi di governo e dirigenza dell'ente".
 

Professionisti: più certezze sulla riscossione dei compensi

Il ddl sul lavoro autonomo, poiché riconosce la difficoltà di molti professionisti ad incassare il compenso pattuito, già introduce forme di garanzia (polizza) contro il rischio di insolvenza dei clienti.
 
Il testo prevede la deducibilità integrale “degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà”.
 
Per rafforzare le tutele, il senatore Sergio Divina ha presentato un ordine del giorno, ritenendo che la deducibilità, sia pure integrale, "non riconosce un diritto della certezza del pagamento, ma piuttosto costringe il lavoratore autonomo e/o libero professionista a sostenere spese aggiuntive a quelle legate all'attività per lavorare in tranquillità". Di conseguenza, chiede al Governo di "prevedere, nelle more di attuazione del provvedimento, forme di garanzia della certezza dei pagamenti che non comportino esborsi in capo al lavoratore autonomo e/o libero professionista".
 
Inoltre si è proposto di integrare l'articolo 2233 del Codice Civile rendendo 'nullo qualsiasi patto nel quale il compenso sia manifestamente sproporzionato all'opera prestata".
 
Si presume manifestamente sproporzionata "la pattuizione di un compenso inferiore rispetto ai parametri ministeriali applicabili alle professioni regolamentate nel sistema ordinistico o ai sensi dell'articolo 13 comma 6 della Legge 247/2012 per la determinazione del compenso del professionista nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale".
 
Si propone anche la nullità di "qualsiasi pattuizione che vieti al lavoratore autonomo ed al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione o che imponga loro l'anticipazione di spese per conto del cliente o ogni altra pattuizione che attribuisca alla parte verso cui il lavoratore autonomo o il professionista si obbligano vantaggi sproporzionati o impongano ingiustificati sacrifici rispetto alla quantità e la qualità del lavoro svolto o del servizio reso".

Come riferisce Confprofessioni “la mole di proposte emendative non ha consentito di concludere la discussione. Si attendono ora le repliche del Governo e le votazioni, su ordini del giorno ed emendamenti presentati". 

 
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