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Rigenerazione urbana, presentato il Manifesto per la rottamazione degli edifici

Rigenerazione urbana, presentato il Manifesto per la rottamazione degli edifici

Architetti: innovare gli approcci alle politiche urbane. Costruttori: incentivare la sostituzione edilizia

Vedi Aggiornamento del 02/07/2018
Rigenerazione urbana, presentato il Manifesto per la rottamazione degli edifici
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 02/07/2018
08/06/2016 - Gli edifici, come gli elettrodomestici, non sono eterni e a fine vita vanno rottamati. Per farlo è necessario ripensare l’approccio urbano e varare norme in grado di favorire questa sostituzione periodica anziché ostacolarla come avviene adesso.
 
Se ne è parlato ieri nella Sala del Mappamondo della Camera al convegno “Manifesto per la rottamazione post bellica priva di qualità, riequilibrio delle aree urbane e il rilancio dell’economia” organizzato dalla Fondazione Sullo, cui hanno partecipato Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, Claudio De Albertis, presidente Ance, e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio.

Le proposte lanciate diventeranno un disegno di legge che incentiverà la demolizione e ricostruzione degli edifici e la rigenerazione urbana.
 
Secondo Giuseppe Cappochin, “non basta prendere definitivamente atto - come si è finalmente fatto - delle pessime condizioni del patrimonio abitativo del nostro Paese; del fatto che le periferie siano invivibili; che il 55% degli edifici italiani abbia oltre 40 anni di vita e che oltre il 35% dell’energia consumata in Italia sia destinata agli edifici”.
 
Dalla consapevolezza che 24 milioni di cittadini vivono in zone ad alto rischio sismico e 5 milioni e mezzo sono in pericolo per il rischio idrogeologico, secondo Cappochin deve nascere un nuovo approccio urbano basato sulla semplificazione delle norme. “Per trasformare veramente le nostre città - mette in guardia Cappochin - non bastano certamente le norme che prevedono la demolizione e la ricostruzione in classe “A” dei fabbricati” ma un’integrazione tra l’edilizia e le politiche urbane.
 
Cappochin dice quindi basta ai progetti improvvisati, ma ritiene necessaria una programmazione almeno ventennale coerente con una visione strategica del futuro della città e del territorio. Un punto di partenza a suo avviso potrebbe essere “Riuso”, il programma degli architetti italiani per la rigenerazione urbana sostenibile, che contiene anche elementi determinanti per superare le complessità burocratiche.
 
Come sottolineato dal presidente Ance, Claudio De Albertis, la rottamazione degli edifici è, oltre che un’occasione per migliorare la qualità urbana, soprattutto una chance di ripresa per il settore edile. A detta degli edili, dopo investimenti rivelatisi fallimentari, come il Piano Città del 2012, con bonus fiscali e semplificazioni normative si potrebbe raggiungere l’obiettivo di riduzione del consumo di suolo e adeguamento del patrimonio edilizio esistente agli standard di efficienza energetica.

L’ex presidente di Atecap, Silvio Sarno, ha ricordato che “sono oltre 7 milioni gli edifici localizzati in zone a rischio sismico e idrogeologico che ospitano circa 30 milioni di cittadini. La gran parte dell’edilizia non storica (1945) è realizzata prima degli anni ’70 e quindi prima del varo della prima normativa antisismica. Realizzata con materiali dell’epoca, sicuramente scadenti rispetto a quelli attuali e previsti dalle normative vigenti, con tecniche di costruzione inadeguate. Edifici per gran parte oltre il giro di boa del proprio ciclo di vita, vantano stati di conservazione più che discutibili. Edifici in larga parte energivori. Il 35% del totale dell’energia consumata in Italia è destinata agli edifici. Si stima uno spreco di oltre 20 miliardi di euro che incide direttamente sui bilanci delle famiglie italiane.” Per raggiungere le priorità del XXI secolo, cioè risparmio energetico, lotta all’inquinamento, sviluppo sostenibile e limiti al consumo di suolo, bisogna considerare alcune variabili: burocrazia, cultura imprenditoriale, attività legislativa, risorse economiche e corruzione. Degli strumenti utili in tal senso saranno il nuovo Codice Appalti (D.lgs. 50/2016) e la legge sul consumo di suolo, senza dimenticare la straordinaria opportunità del Regolamento unico per l’edilizia

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha sottolineato che oltre il 22% degli edifici risulta in stato di conservazione mediocre o pessimo e che in molti casi, invece di ristrutturare, risulta più conveniente abbattere e ricostruire.
 
Se queste considerazioni di carattere economico sono semplici, è più complicato metterle in pratica, perché bisogna far spostare altrove gli abitanti delle case da demolire. Alberico Barbiano di Belgiojoso, architetto e urbanista, presidente di Archxmi, ha suggerito delle “case parcheggio” temporanee o definitive utilizzando le aree industriali dismesse da riqualificare.
 
Per Giampio Bracchi, docente di Tecnologie dell’informazione per l’impresa al Politecnico di Milano, è quindi necessario studiare incentivi sia per chi deve cambiare casa sia per i costruttori, che devono ritenere interessante l’investimento.
Durante il dibattito è stata infatti richiamata la Legge “Tupini” (L. 408/1949) che ha riconosciuto contributi alle imprese per la realizzazione di alloggi popolari, ma anche la necessità di massicci finanziamenti per la bonifica dei siti, la realizzazione degli interventi e gli incentivi a imprese e residenti.

 
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