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Sconto alternativo a ecobonus, Confartigianato ricorre all’Antitrust

Sconto alternativo a ecobonus, Confartigianato ricorre all’Antitrust

‘Distorsione grave del mercato a danno delle micro e piccole imprese; cambiare la norma’

Vedi Aggiornamento del 28/01/2020
Foto: VIKTOR Zadorozhniy©123RF.com
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di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 28/01/2020
12/07/2019 - Lo sconto alternativo all’Ecobonus, che il fornitore può praticare subito in fattura in cambio della detrazione fiscale, produce una grave distorsione del mercato a danno delle piccole e medie imprese. Con l’obiettivo di cambiare la norma, introdotta dal Decreto Crescita, Confartigianato si è rivolta all’Antitrust.

La misura non piace agli operatori del settore. Quella di Confartigianato non è infatti l'unica segnalazione. Nei giorni scorsi CNA ha fatto ricorso sia alla Commissione Europea sia all'Antitrust per segnalare danni a consumatori, artigiani e Pmi. Angaisa ha sottolineato gli effetti distorsivi, ma anche l'inapplicabilità della misura fino all'emanazione del provvedimento attuativo del Fisco. Richieste di modifica alla nuova normativa sono arrivate anche da Assoclima e Assotermica, mentre Unicmi ne ha proposto il boicottaggio.
 

Sconto alternativo a Ecobonus, rischio distorsione del mercato

Il Presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, ha inviato al Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Roberto Rustichelli, una segnalazione sulla norma che, per i lavori di riqualificazione energetica o antisismici, in alternativa alla detrazione fiscale in 10 anni, consente uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Sconto che l’impresa può farsi rimborsare dallo Stato tramite un corrispondente credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. L’impresa può anche scegliere di cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi. Non può invece cederlo a istituti di credito e intermediari finanziari.
 
Secondo Confartigianato, “questo meccanismo penalizza, escludendole dal mercato, le migliaia di piccole imprese del sistema casa che, solo per scarsa liquidità finanziaria e insufficiente capienza fiscale per compensare il credito d’imposta, non saranno in grado di praticare lo sconto”. 
 
Verranno invece avvantaggiati, sostiene Confartigianato, i fornitori più strutturati e dotati di elevata capacità organizzativa e finanziaria (ad esempio le grandi multiutility e le multinazionali del ‘fai da te’) che saranno in condizione di anticipare la liquidità necessaria a integrare lo sconto. 
 

Confartigianato: ‘irrealizzabile la cessione del credito’

Confartigianato considera irrealizzabile nella pratica concreta anche l’ulteriore cessione del credito ai fornitori delle piccole imprese poiché, in generale, “nessun fornitore si accollerà né il credito né gli oneri finanziari e i relativi rischi dell’operazione. La misura sull’ecobonus finisce così per contraddire l’obiettivo del Decreto Crescita che punta a rilanciare l’economia del settore delle costruzioni, favorendo contemporaneamente l’innovazione e la sostenibilità del patrimonio immobiliare italiano e il rilancio dei consumi”.
 
Proprio l’Antitrust, ricorda Confartigianato, è intervenuta in sede di discussione parlamentare evidenziando che la norma del Decreto Crescita “appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni”.
 
Confartigianato ha quindi chiesto che l'attuale impostazione della misura sull’ecobonus possa essere rivista al più presto e prima che l’Agenzia delle Entrate intervenga emanando il provvedimento di attuazione.
 
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