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Coronavirus, Confindustria: nelle costruzioni calo del 7% nel 2020 e difficoltà di accesso al credito

Coronavirus, Confindustria: nelle costruzioni calo del 7% nel 2020 e difficoltà di accesso al credito

I primi segnali positivi si registreranno a partire dal 2021, ma non riusciranno a compensare le perdite causate dall'emergenza

Vedi Aggiornamento del 27/04/2020
Foto: thamkc © 123RF.com
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di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 27/04/2020
01/04/2020 - Dopo i segnali incoraggianti, che mostravano una ripresa dopo un periodo di crisi, il settore delle costruzioni torna ad essere duramente colpito, mentre per un nuovo recupero si dovrà aspettare molto probabilmente il prossimo anno.
 
A tracciare questo quadro è stato l’ufficio studi di Confindustria nel documento “Le previsioni per l’Italia. Quali condizioni per la tenuta ed il rilancio dell’economia?”.
 

Coronavirus, il calo per l’edilizia

Confindustria stima che, in termini di produzione, nelle costruzioni si registrerà un calo del 7% nel 2020. Ipotizzando una ripresa delle attività, nel 2021 la produzione tornerà a crescere. L'aumento si attesterà sul 4%: una ripresa parziale, che non riuscirà quindi a compensare la perdita subita a causa dell’emergenza sanitaria in atto. Questo significa che non basterà un anno per compensare il calo causato dagli effetti dell'epidemia da Covid-19.
 
Un dato allineato a quello di tutto il settore dell’industria, che perderà nel 2020 il 7,4% e inizierà a recuperare il 4,3% dal prossimo anno.
 
A soffrire saranno maggiormente i servizi, nei quali rientrano gli appalti per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura. In questo settore, il calo sarà del 7,5%, mentre nel 2021 si recupererà il 3,8%.
 

Coronavirus, difficoltà di accesso al credito

Un altro dato, rilevato da Confindustria, è la difficoltà di accesso al credito. La riduzione dei prestiti sarà dell’1,7% nei servizi e del 4,3% nelle costruzioni. A diminuire maggiormente saranno i prestiti alle piccole società.
 
La riduzione dei prestiti, spiega Confindustria, non è dovuta alla riduzione delle attività delle imprese, ma alla contrazione dell’offerta. Data la situazione, banche e istituti di credito non hanno le garanzie sufficienti per poter concedere prestiti e finanziamenti.
 
Le imprese, invece, avrebbero desiderato uno stock di prestiti bancari sostanzialmente costante. In molti casi, in mancanza di fonti di finanziamento alternative, diventa impossibile mantenere l’attività invariata e, ancora di più, ipotizzare degli investimenti aggiuntivi.
 

Coronavirus, imprese di costruzioni a rischio fallimento

A causa dell’emergenza sanitaria, quindi, il rischio di fallimento per le imprese di costruzione aumenta. Già in condizioni normali, rileva Confindustria, le imprese di costruzione sono più esposte e hanno una probabilità di fallimento che si attesta all’8,1%.
 
Il coronavirus ha fatto salire questa percentuale al 10,6%. Con l’emergenza sanitaria, il rischio è cresciuto del 2,5%.


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