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Nuova Direttiva EPBD, cosa si intende per ‘energia primaria’
di Roberto Nidasio - CTI Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente

Nuova Direttiva EPBD, cosa si intende per ‘energia primaria’

Un approfondimento su un concetto fondamentale al quale sono legati tutti i requisiti e gli obiettivi

Vedi Aggiornamento del 20/01/2025
Direttiva EPBD, cosa si intende per energia primaria - Foto: takanakai 123rf.com
Direttiva EPBD, cosa si intende per energia primaria - Foto: takanakai 123rf.com
di Roberto Nidasio - CTI Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente
Vedi Aggiornamento del 20/01/2025
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08/11/2024 - La nuova Direttiva EPBD (Direttiva 1275/2024/UE sulla prestazione energetica degli edifici) sta ultimamente occupando uno spazio importante sul tavolo di molti operatori del settore. Se ne parla molto, a ragione, poiché dalle scelte conseguenti al recepimento di tale Direttiva scaturirà il futuro assetto dell’efficienza energetica degli edifici e i relativi requisiti minimi, sia per gli edifici esistenti sia per quelli di nuova costruzione.
 
La Direttiva, come già illustrato in precedenti articoli, molto spesso fornisce orientamenti e “direzioni”, senza quindi entrare troppo nel dettaglio o vincolare operativamente gli Stati Membri, che in alcuni casi possono avere una certa libertà di azione, pur sempre restando nel solco tracciato. In altre situazioni, invece, si tratta di dare interpretazioni a quanto scritto nel testo, sempre al fine di tradurre espressioni e concetti in limiti e requisiti, che siano quantificabili e calcolabili, oltre che, ovviamente, verificabili.
 
È questo forse il caso del concetto di energia primaria, che andremo ad approfondire in questo articolo.
 
Iniziamo con il ricordare che questo concetto è fondamentale in tutta la Direttiva. Infatti, più o meno tutti i requisiti e gli obiettivi fissati sono legati, in qualche modo, a questo indicatore. Da un lato è vero che viene citata spesso anche l’energia finale, ma dall’altro lato teniamo presente che il nostro Paese ha sempre adottato l’energia primaria come grandezza principale per requisiti minimi e APE.
 
Per capire cosa si intenda con “energia primaria”, citiamo direttamente la definizione fornita dalla stessa Direttiva EPBD. L’energia primaria è definita come l’energia da fonti rinnovabili e non rinnovabili che non ha subito alcun processo di conversione o trasformazione.
 
Da questa definizione, potremmo desumere che sono inclusi sia i contributi da fonti rinnovabili sia quelli da fonti non rinnovabili. Sottolineiamo ciò poiché questo è il punto fondamentale di una discussione si sta facendo su diversi tavoli, compresi quelli CTI. Infatti, la somma dei contributi rinnovabili e non rinnovabili fornisce quella che in altre normative è chiamata energia primaria totale.
 
Ma questo vuol dire che tutte le volte che la Direttiva EPBD cita nel testo il termine “energia primaria” (primary energy) si intende l’energia primaria totale? Occorre essere molto cauti prima di fornire una risposta certa, anche perché, come vedremo tra un attimo, esprimere la prestazione energetica di un edificio in termini di primaria totale non è così immediato e può portare a risultati che vanno interpretati.
 
Qualcuno, a questo punto, potrebbe alzare la mano e far notare immediatamente che l’energia primaria totale è già utilizzata nel nostro Paese e nei nostri requisiti energetici minimi. Questo è assolutamente vero, ma con una enorme differenza rispetto a quanto si prospetta con questa interpretazione dell’EPBD: nei nostri attuali requisiti energetici minimi, l’energia primaria totale è solo uno degli indicatori utilizzati, insieme quindi ad altri che garantiscono, nel complesso, un’applicazione e dei requisiti in linea con gli obiettivi prefissati e senza distorsioni.
 
Detta in altri termini, l’energia primaria totale, purtroppo, è un indicatore difficilmente utilizzabile da solo e come unico parametro di riferimento per fissare tutta una serie di obiettivi. Perché questo? Ora lo approfondiamo.
 
Il punto da capire è sostanzialmente questo: come detto, l’energia primaria totale include i contributi di energia rinnovabile ed energia non rinnovabile. Quindi, di fatto, per abbassare (migliorare) questo indicatore, il ricorso a fonti rinnovabili al posto di fonti non rinnovabili è di scarsa utilità.
 
Infatti, ad esempio, a parità di tutte le altre condizioni, avremmo più o meno lo stesso risultato sostituendo il gas con la biomassa (solo leggermente inferiore per via di una leggera differenza nei fattori di conversione). Sostituendo una caldaia a gas con una pompa di calore, avremmo invece un peggioramento (aumento dell’energia primaria totale) poiché, con l’attuale assetto di calcolo, nel caso di pompe di calore è conteggiata con energia rinnovabile anche l’energia estratta dalla sorgente fredda in regime di riscaldamento.
 
Conclusione: per abbassare l’energia primaria totale c’è solo la strada dell’efficienza energetica, sia dell’involucro, attraverso l’isolamento, sia, anche se in maniera più limitata, degli impianti.
 
Ora, tutto ciò, ovvero l’utilizzo, come indicatore, dell’energia primaria totale, da un lato potrebbe anche essere in linea con il principio, più volte citato, dell’efficienza al primo posto (energy efficiency first). Dall’altro lato, tuttavia, l’energia totale non è l’indicatore giusto per dare una quantificazione della “decarbonizzazione” e dell’uso delle fonti rinnovabili.
 
Come alternativa sul tavolo, vi è chiaramente l’utilizzo dell’energia primaria non rinnovabile. Quest’ultima è una grandezza che tiene in considerazione sia l’efficienza sia l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Tuttavia, ha il difetto che non mette l’efficienza al primo posto, poiché una riduzione di questo indicatore può essere ottenuto anche solo con una forte penetrazione di fonti energetiche rinnovabili (sostituzione di fonti fossili con fonti rinnovabili).
 
Tutto quanto illustrato, se vogliamo, motiva il fatto che nella nostra legislazione nazionale sono utilizzate più grandezze e vi sono più paletti: sull’involucro, sulle efficienze impiantistiche, sulle fonti energetiche rinnovabili e poi sì, anche sull’energia primaria totale. Questo è l’attuale assetto.
 
Per quanto riguarda i futuri requisiti, la discussione è ampiamente aperta: dovranno essere nuovamente soppesati vantaggi e svantaggi di ogni strada, anche in relazione alle priorità e agli obiettivi, nonché alle risorse che si vorranno mettere in campo.
 
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