Architetti: ‘‘In Italia non c’è alcun protezionismo professionale’’
09/02/2012 - “In Italia non c’è stato mai alcun ‘protezionismo professionale’, tanto che il numero dei professionisti nel nostro Paese è enormemente superiore a quello di ogni altro Paese europeo; gli iscritti under 40 agli Ordini professionali sono circa la metà del totale e i minimi tariffari sono stati, di fatto, aboliti da anni”.
Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha commentato le parole del segretario generale dell’OCSE Angel Gurria, in visita a Roma per incontrare il premier Mario Monti.
Secondo Gurria, un pacchetto di misure per accrescere la concorrenza e liberalizzare i mercati potrebbe aumentare la produttività italiana dell’8% nei dieci anni successivi alla loro introduzione e quasi la metà di questo guadagno di produttività potrebbe derivare dalla sola liberalizzazione dei servizi professionali. La chiusura delle professioni in Italia - ha detto Gurria - “era quasi un classico, preso come esempio di rigidità e protezionismo professionale”. Le riforme varate dal Governo rappresentano ora “un elemento di sviluppo enormemente importante” anche se “non possiamo dire oggi se siano sufficienti”, ma di certo “avviano un processo”.
“Poiché i dati che le professioni forniscono vengono regolarmente ignorati - ha continuato il Cnappc - chiediamo al Governo, pur proseguendo l’iter di una riforma a cui stiamo lealmente collaborando, di incaricare l’ISTAT di realizzare un serio rapporto sulle professioni ordinistiche parametrato in ogni aspetto che lo riguarda: numero di iscritti, fatturati, accesso ai mercati, fiscalità, etc.”
“Proseguire nella confusione - conclude il comunicato - danneggia tutti: il Paese, i consumatori, le professioni. Per perseguire, nel post riforma, una seria politica volta a mettere a sistema le professioni con gli altri soggetti economici e per favorire lo sviluppo, e far meglio delle previsioni di Gurria, è necessario uscire dal pregiudizio ideologico per entrare nel progetto razionale basato su dati reali”.
Contro le dichiarazioni del Segretario dell’Ocse si è espressa anche la presidente del Comitato Unitario delle Professioni (CUP), Marina Calderone, secondo la quale “è errato individuare il comparto dei professionisti come un sistema chiuso, considerato che negli ultimi dieci anni vi hanno avuto accesso oltre un milione di under 45. Negli Ordini c’è un problema di eccesso e non di accesso. Ed è realmente difficile immaginare come si possa pensare di aumentare la produttività con la mera redistribuzione dei redditi. Credo che la riforma delle professioni sia una cosa seria che vada affrontata in modo organico, non con spot o slogan”.
“Siamo disponibili al dialogo e al confronto, ma non possiamo non sottolineare la differenza di trattamento tra lavoratori aventi la medesima rilevanza costituzionale”. “Non comprendo infatti la differenza di trattamento riservata alle riforme relative al lavoro autonomo e a quello dipendente. Con i professionisti si è scelta la decretazione d’urgenza - ha concluso Calderone -, mentre per le riforme del lavoro quella del percorso parlamentare ordinario. Perchè?”.