Valore legale laurea, per il Cnappc abolirlo non è la soluzione
07/02/2012 - Benchè non sia stato affrontato negli ultimi decreti, ma rinviato ad una successiva consultazione, il tema del valore legale della laurea sta aprendo una serrato dibattito tra i professionisti.
Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, per illustrare il proprio punto di vista sulla questione.
Pur condividendo il fine che Governo e Parlamento si sono posti con il processo di riforma delle professioni da tempo avviato - cioè quello di garantire un accesso basato esclusivamente sul merito, pari opportunità per tutti e un miglioramento della qualità della prestazioni professionali - il Presidente del Cnappc ritiene che la strada da percorrere non sia quella di intervenire sull’aspetto burocratico del problema (il ‘pezzo di carta’) quanto invece di instaurare un percorso virtuoso che dagli studi universitari, attraverso il tirocinio e l’Esame di Stato, porta a maturazione un professionista preparato culturalmente e attrezzato tecnicamente.
Freyrie concorda sul fatto che che voti di laurea presi in Facoltà differenti e di diversa qualità e difficoltà non debbano valere uguali nei concorsi pubblici, ma ritiene errate le soluzioni proposte, perché influenzate da modelli anglosassoni che hanno storia e realtà diverse dalle nostre, modelli fondati sulle public school, il mecenatismo e borse di studio che garantiscono gli studenti più poveri.
Il Presidente del Cnappc prova ad ananlizzare il contesto italiano: “le 21 (!) Facoltà di Architettura italiane sono tutte ugualmente capaci di laureare un architetto bravo? No, anche se ce ne sono di davvero eccellenti. Da cosa dipende? Dalla capacità delle persone che le dirigono, insegnano e ci lavorano, in un sistema che sappiamo problematico per regole e risorse”.
“Data la situazione - prosegue Freyrie -, cosa dovrebbe fare lo Stato per garantire a tutti gli studenti in tutto il territorio nazionale di formarsi in Università adeguate per qualità dell’insegnamento e capacità organizzativa? Intervenire per raddrizzare le situazioni storte, senza abdicare al proprio ruolo, né immaginando che la concorrenza tra Atenei e l’abolizione di ‘pezzo di carta’ possa risolvere il problema. Perché è compito dello Stato garantire che le proprie istituzioni scolastiche siano di qualità e forniscano a tutti i giovani italiani un titolo equipollente, indipendentemente dal luogo dove vivono e dalle risorse economiche che hanno”.
Quindi, secondo il Cnappc, per cambiare lo stato delle cose bisogna intervenire sul principio (la qualità degli insegnamenti) e non sulla fine (il valore della laurea).