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Professioni, il Cnappc preme per la riforma

Professioni, il Cnappc preme per la riforma

Valore legale della laurea promosso dal 75% dei partecipanti alla consultazione pubblica

Vedi Aggiornamento del 22/06/2012
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 22/06/2012
26/04/2012 - Il Governo approvi al più presto il DPR sulle professioni regolamentate, considerata anche l’ormai vicinissima scadenza del 12 agosto 2012, data entro la quale gli ordinamenti professionali dovranno essere adeguati alle norme liberalizzatrici contenute nella Manovra Bis (DL 138/2011).
 
Lo chiede il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, sottolineando che “la Riforma delle Professioni è a tutti gli effetti a metà del guado, in parte approvata e cogente, in parte ancora da approvare; questa situazione di insicurezza normativa rappresenta un danno per gli architetti italiani, già duramente colpiti dalla crisi, e che da luglio 2011, come gli altri professionisti, non hanno più certezze sulle regole che riguardano lo svolgimento quotidiano della loro professione”.
 
Il Cnappc interviene anche sulla Consultazione pubblica sul valore legale della laurea, lanciata dal Governo nel marzo scorso e chiusasi il 24 aprile: stando ai primi risultati, su 20mila persone che hanno risposto al sondaggio, il 75% si è espresso a favore del riconoscimento del valore della laurea per esercitare alcune professioni. Per il Consiglio Nazionale, l’indagine “ha confermato come gli italiani considerino indispensabile una laurea certificata per svolgere le attività professionali che riguardano la sicurezza e la salute dei cittadini”.
 
“Confermiamo al Governo e al Parlamento - conclude il Cnappc - la più completa disponibilità a partecipare al progetto per una università migliore, dove il merito sia riconosciuto e certificato, nella quale lo Stato verifichi e promuova una maggior qualità disciplinare e scientifica su tutto il territorio nazionale. Ad una università migliore devono anche corrispondere sostegni e opportunità per gli studenti economicamente più svantaggiati e, più in generale, create le condizioni perché l’Italia raggiunga gli standard e il numero di laureati degli altri grandi Paesi europei”.
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