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Dagli Ordini tecnici il ‘‘progetto delle professioni per l’Italia’’

Dagli Ordini tecnici il ‘‘progetto delle professioni per l’Italia’’

Architetti, geologi, agronomi e ingegneri chiedono un ruolo attivo per lo sviluppo del Paese

Vedi Aggiornamento del 02/05/2012
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 02/05/2012
22/02/2012 - Il progetto delle professioni per l’Italia. Lo hanno messo nero su bianco i quattro presidenti nazionali delle professioni tecniche - Architetti, Geologi, Agronomi e Forestali, Ingegneri - in una lettera aperta volta a chiarire i temi su cui aprire un confronto finalizzato a valorizzare, economicamente e culturalmente, il contributo delle professioni a favore dello sviluppo del Paese.
 
Per i firmatari della lettera - Leopoldo Freyrie, Presidente Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori; Gian Vito Graziano, Presidente Consiglio Nazionale Geologi; Andrea Sisti, Presidente Consiglio Nazionale Dottori Agronomi e Forestali e Armando Zambrano, Presidente Consiglio Nazionale Ingegneri - “il processo schizofrenico della riforma delle professioni si sta consumando fuori da un progetto chiaro, finalizzato a mettere a sistema con l’economia e lo sviluppo del Paese un importante patrimonio di risorse intellettuali e tecniche”.
 
I professionisti sono consapevoli della necessità e utilità di correggere regole antiche, ma giudicano “un’illusione pensare che quelle nuove possano aumentare il Pil o aiutare l’Italia ad uscire dalla crisi, credendo che un maggior tasso di concorrenza rappresenti una bacchetta magica che risolva i problemi del Paese”.
 
Ricordiamo che due settimane fa, il segretario generale dell’OCSE Angel Gurria aveva dichiarato che la liberalizzazione dei servizi professionali avrebbe incrementato la produttività italiana del 4%, attirandosi le critiche del Consiglio Nazionale degli Architetti e del Comitato Unitario delle Professioni (leggi tutto).
 
“Negli ultimi vent’anni - prosegue la lettera - la politica ha troppo ragionato di forme e poco o niente di contenuti, dimenticando chi sono e cosa fanno i professionisti, oggetto delle riforme. Noi agronomi, architetti, geologi e ingegneri siamo una comunità di mezzo milione di persone. Con passione, competenza e fatica tentiamo di svolgere la difficile missione di tutelare, trasformare e sviluppare il territorio, le città, i ponti e le strade, i campi, i boschi di questo Paese bello e difficile”.
 
Allargando lo sguardo, sottolineano che negli altri Stati - Germania, India, Brasile - le politiche economiche hanno messo al centro proprio i professionisti, chiedendo innovazione, idee, tecniche nuove adeguate alla sfida tecnologica e alla salvaguardia dell’ambiente. In Italia, invece, si ragiona di “tariffe” e “corporazioni”, di “valore legale del titolo di studio” in un clima di recessione culturale oltre che economica.
 
“La riforma, a spizzichi e bocconi, si farà - osservano. Se ne correggeranno, speriamo, gli errori figli evidenti dell’assenza di un progetto, di contrapposizioni ideologiche e dell’istinto sbagliato di conservazione di parti della comunità professionale. Ma - ammoniscono - il giorno dopo i giovani agronomi, architetti, ingegneri e geologi continueranno ad essere alla periferia dello sviluppo, disoccupati o poveri, senza alcuna possibilità di mettere le loro idee al servizio del Paese”.
 
Per tutti questi motivi, i firmatari della lettera chiedono una vera immediata ‘seconda fase’ nella quale si dia ai professionisti “l’opportunità di discutere e attuare non riformette di meccanismi ordinamentali, ma veri e propri progetti per lo sviluppo sostenibile del Paese”.
 
I professionisti offrono, a costo zero, progetti e soluzioni realizzabili e intelligenti sulla sburocratizzazione, la rigenerazione dei territori e delle città, la valorizzazione del paesaggio e dell’agricoltura, l’innovazione tecnologica, la salvaguardia ambientale. Li offrono al Governo, al Parlamento, ai Comuni e le Regioni, a Confindustria, ai Sindacati, a tutti coloro che vogliono aiutare il Paese. “Senza cooperazione, senza mettere a valore le specificità, rendendo sinergiche le capacità - conclude la lettera - l’Italia piena di localismi e steccati andrà alla deriva allontanandosi dall’Europa, come in un romanzo di Saramago”.
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