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Riforma fiscale e professionisti, agevolato chi reinveste gli utili

Riforma fiscale e professionisti, agevolato chi reinveste gli utili

Tasse e reddito dello studio professionale separati da quelli del titolare, nasce l’Iri: imposta sul reddito imprenditoriale

Vedi Aggiornamento del 30/04/2012
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 30/04/2012
22/03/2012 - Separare il reddito dello studio professionale da quello del professionista, dando un incentivo al reinvestimento degli utili. È uno degli obiettivi del ddl delega per la riforma fiscale, che rivede il sistema della tassazione in senso “growth friendly”, cioè a favore della crescita economica.

In caso di conferma della delega nel Consiglio dei Ministri di venerdì e con successivi provvedimenti governativi, potrebbe verificarsi una vera e propria "rivoluzione fiscale". Quanto già accade nelle grandi realtà imprenditoriali, potrebbe infatti essere esteso a professionisti e imprese individuali, ma probabilmente anche al popolo delle partite iva. Con le novità in cantiere, a questi soggetti converrebbe ricapitalizzare la propria attività, dal momento che gli utili lasciati nella disponibilità dello studio sarebbero tassati meno di quanto acadrebbe se fossero assorbiti nel patrimonio personale del professionista o ripartiti tra il professionista e i suoi eventuali soci.
 
Il ddl mira infatti a razionalizzare il sistema del pagamento delle imposte separando non solo le attività, ma anche il reddito di professionisti (o imprenditori individuali) e studi professionali (o imprese). Ne consegue un vantaggio per il professionista o imprenditore che vuole reinvestire nel miglioramento dello studio professionale o dell’impresa i guadagni realizzati con la propria attività.
 
Reddito e tassazione, cosa prevede il ddl delega
Con il nuovo ddl, il reddito che l’imprenditore individuale ricava dall’attività per il suo contributo lavorativo è considerato un costo per l’azienda, quindi deducibile dall’imposta sulle società, ma anche reddito personale, soggetto all’imposta sulle persone fisiche.
 
Seguendo questo approccio, si legge nella relazione illustrativa del disegno di legge, si potrebbe quindi separare le tasse dell’impresa da quelle dell’imprenditore. L’Ires, tassa sulle imprese, verrebbe quindi ribattezzata Iri, cioè imposta sul reddito imprenditoriale.

Se la bozza venisse confermata in Consiglio dei Ministri e dai successivi provvedimenti governativi, quanto già accade per le grandi imprese potrebbe essere esteso agli studi professionali, alle imprese individuali e, probabili
 
I vantaggi della separazione tra impresa e imprenditore
Il nuovo sistema apporterebbe una serie di vantaggi. In primo luogo, gli utili non distribuiti verrebbero tassati con la stessa aliquota dell’imposta societaria, che è minore di quella dell’imposta sulle persone.
In questo modo verrebbe favorita la patrimonializzazione delle piccole imprese e penalizzata la distribuzione di compensi all’imprenditore e ai suoi soci.
 
Allo stesso tempo, tutte le imprese e le professioni sarebbero tassate nello stesso modo, a prescindere dalla forma giuridica.
 
Separando l’azienda dall’imprenditore, si farebbe infine più attenzione al suo contributo in termini di prestazioni lavorative.
 
In sostanza, conclude il testo che venerdì dovrebbe essere convalidato dal Consiglio dei Ministri, separando il reddito dello studio da quello del professionista diventerebbe possibile sgravare il reddito reinvestito nell’attività dello studio, mantenendo invece analoga la tassazione per gli altri redditi da lavoro.

 
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