03/04/2012 - Si è aperto il dibattito sulla norma - contenuta nella Riforma del lavoro allo studio del Governo - finalizzata ad evitare utilizzi impropri delle collaborazioni professionali con titolarità di partita IVA in sostituzione di contratti di lavoro subordinato.
La scorsa settimana il
Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori aveva espresso “assoluta contrarietà” alla norma, sostenendo che la struttura media degli Studi di architettura italiani è molto piccola e si basa sulla cooperazione tra titolari e collaboratori, e che l’obbligo di assunzione in tali strutture avrebbe come conseguenza la drastica riduzione dei collaboratori(
leggi tutto).
Non si è fatta attendere la reazione degli architetti. Il
Movimento “Amate l’Architettura” e il
Comitato “Iva Sei Partita” hanno scritto al Presidente del Cnappc illustrando il loro punto di vista sulla questione.
“Sembra che Lei non conosca la realtà italiana - si legge nella
lettera delle due associazioni - : esistono migliaia di giovani professionisti che vengono sfruttati da studi medio grandi e da società di ingegneria che li obbligano a comportarsi da dipendenti, tenendoli però a Partita IVA con stipendi da fame”.
La norma proposta dal Governo - aggiungono i due Movimenti - volta a presumere, salvo prova contraria, il rapporto di effettiva dipendenza tramite tre parametri, non vieta collaborazioni oltre i sei mesi e non obbliga nessun professionista a diventare dipendente, ma lo garantisce dallo sfruttamento, conferendogli il potere di difendersi dagli abusi e quindi il potere contrattuale di decidere le modalità della sua prestazione.
“È necessario - proseguono - riequilibrare il mercato della progettazione: se oggi nelle gare pubbliche ci sono professionisti che fanno sconti dell’80% è anche perché possono contare su una moltitudine di giovani colleghi che vengono sottopagati e costretti a lavorare a Partita IVA”.