
Ritardo pagamenti e Imu, il Governo sblocca i fondi
NORMATIVA
Ritardo pagamenti e Imu, il Governo sblocca i fondi
A disposizione 1 mld per dare respiro all’edilizia e 200 mln per finanziare l’esenzione delle case popolari dalla nuova imposta municipale unica
Vedi Aggiornamento
del 23/05/2012
02/04/2012 - Agire sulla finanza locale per dare respiro all’edilizia, consentendo lo sblocco dei pagamenti, e delineare i contorni dell’Imu. Se ne è parlato durante l’incontro di giovedì scorso tra Anci, associazione dei comuni italiani, e Governo, al quale ha fatto seguito anche la presentazione di una serie di emendamenti al decreto sulla semplificazione fiscale.
Ritardo pagamenti
Promessa un’azione rapida per arginare la situazione di crisi delle imprese, che dopo aver svolto un lavoro per conto di una Pubblica amministrazione, si trovano in crisi di liquidità a causa dei ritardi con cui questa paga.
Il Governo si è impegnato a mettere subito un miliardo a disposizione dei Comuni che vantano un credito nei confronti dello Stato. Le imprese potranno inoltre cedere il proprio credito alle banche in virtù di un accordo da definire tra Comuni, Stato e Cassa depositi e prestiti.
Si è mosso in tal senso l’emendamento proposto dai relatori al ddl per la semplificazione fiscale, che oltre alla forma di cessione del credito pro soluto, in cui chi cede il credito non risponde dell’inadempienza del debitore, ammette quella pro solvendo, dove il cedente è responsabile dell'inadempienza del debitore.
Imu
Il Governo si è impegnato a coprire parte dei fondi necessari per l’esenzione dell’edilizia popolare dall’imposta municipale unica. L’Esecutivo ha infatti messo a disposizione 200 dei 360 milioni necessari, impegnandosi anche a reperire i 160 mancanti.
Dopo l’anticipazione in via sperimentale dell’Imu, imposta municipale unica, e la sua applicazione anche alle prime case e agli immobili che prima godevano di agevolazioni o esenzioni, i contribuenti sono alle prese con una serie di dubbi. L’interrogativo maggiore è a quanto ammonterà l’imposta, dato che i Comuni hanno un margine di manovra sulle aliquote.
La ManovraSalvaItalia, che funge da quadro normativo di riferimento, stabilisce che la prima casa paga un’imposta al 4 per mille mentre per gli altri tipi di immobili l’aliquota sale al 7,6 per mille.
Il margine di manovra degli enti locali si scontra con una serie di considerazioni. Innanzitutto, solo gli introiti derivanti dalle imposte sulla prima casa restano per intero nelle casse dei comuni, mentre quelle pagate dagli altri fabbricati vanno divise con lo Stato. Sarebbero inoltre soggette ad Imu anche le case popolari di proprietà dei Comuni che hanno investito in programmi di edilizia residenziale pubblica.
La manovrabilità delle aliquote, fa notare l’Anci, costituisce però solo un metodo per ripianare i tagli dei trasferimenti. Dopo l’incontro con l’Esecutivo, l’Anci ha quindi ottenuto che i Comuni possano redigere i bilanci sulla base delle stime di entrata.
Ulteriori aggiustamenti alla disciplina dell’Imu sono stati proposti con un pacchetto di emendamenti al ddl per la semplificazione fiscale, che punta al ripristino delle agevolazioni per gli immobili di interesse storico e inutilizzati.
Ritardo pagamenti
Promessa un’azione rapida per arginare la situazione di crisi delle imprese, che dopo aver svolto un lavoro per conto di una Pubblica amministrazione, si trovano in crisi di liquidità a causa dei ritardi con cui questa paga.
Il Governo si è impegnato a mettere subito un miliardo a disposizione dei Comuni che vantano un credito nei confronti dello Stato. Le imprese potranno inoltre cedere il proprio credito alle banche in virtù di un accordo da definire tra Comuni, Stato e Cassa depositi e prestiti.
Si è mosso in tal senso l’emendamento proposto dai relatori al ddl per la semplificazione fiscale, che oltre alla forma di cessione del credito pro soluto, in cui chi cede il credito non risponde dell’inadempienza del debitore, ammette quella pro solvendo, dove il cedente è responsabile dell'inadempienza del debitore.
Imu
Il Governo si è impegnato a coprire parte dei fondi necessari per l’esenzione dell’edilizia popolare dall’imposta municipale unica. L’Esecutivo ha infatti messo a disposizione 200 dei 360 milioni necessari, impegnandosi anche a reperire i 160 mancanti.
Dopo l’anticipazione in via sperimentale dell’Imu, imposta municipale unica, e la sua applicazione anche alle prime case e agli immobili che prima godevano di agevolazioni o esenzioni, i contribuenti sono alle prese con una serie di dubbi. L’interrogativo maggiore è a quanto ammonterà l’imposta, dato che i Comuni hanno un margine di manovra sulle aliquote.
La ManovraSalvaItalia, che funge da quadro normativo di riferimento, stabilisce che la prima casa paga un’imposta al 4 per mille mentre per gli altri tipi di immobili l’aliquota sale al 7,6 per mille.
Il margine di manovra degli enti locali si scontra con una serie di considerazioni. Innanzitutto, solo gli introiti derivanti dalle imposte sulla prima casa restano per intero nelle casse dei comuni, mentre quelle pagate dagli altri fabbricati vanno divise con lo Stato. Sarebbero inoltre soggette ad Imu anche le case popolari di proprietà dei Comuni che hanno investito in programmi di edilizia residenziale pubblica.
La manovrabilità delle aliquote, fa notare l’Anci, costituisce però solo un metodo per ripianare i tagli dei trasferimenti. Dopo l’incontro con l’Esecutivo, l’Anci ha quindi ottenuto che i Comuni possano redigere i bilanci sulla base delle stime di entrata.
Ulteriori aggiustamenti alla disciplina dell’Imu sono stati proposti con un pacchetto di emendamenti al ddl per la semplificazione fiscale, che punta al ripristino delle agevolazioni per gli immobili di interesse storico e inutilizzati.