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Rischio idrogeologico, Italiasicura: il 90% delle opere è da progettare

Rischio idrogeologico, Italiasicura: il 90% delle opere è da progettare

D’Angelis: in 8 mesi aperti 783 cantieri per un investimento di oltre un miliardo di euro

Vedi Aggiornamento del 28/09/2015
Rischio idrogeologico, Italiasicura: il 90% delle opere è da progettare
di Alessandra Marra
Vedi Aggiornamento del 28/09/2015
01/04/2015 - Nella lotta contro il dissesto idrogeologico è fondamentale monitorare i territori per prevenire i rischi investendo in opere di qualità.
 
Queste le azioni principali da incrementare per il coordinatore di Italiasicura, Erasmo D’Angelis, intervenuto ieri al workshop "Dissesto idrogeologico: le migliori pratiche di prevenzione" organizzato dal Centro Elettromeccanico Sperimentale Italiano (Cise).
 
Per D'Angelis, serve una coscienza del rischio per sapere cosa fare nei momenti d'emergenza. Sugli interventi intrapresi dal Governo ha dichiarato: "Non esistono bacchette magiche, ma tanto lavoro e migliaia di piccoli e medi cantieri. In otto mesi ne abbiamo aperti o riaperti 783 investendo 1.072 milioni dei 2,3 miliardi recuperati e non spesi negli ultimi 15 anni".
 
Le opere previste in tutte le Regioni sono 7.152 ma il 90% di queste è da progettare; per questo D'Angelis ha ribadito l’importanza del piano nazionale contro il dissesto, che prevede una spesa di 9 miliardi complessivi.

Negli ultimi 70 anni i danni economici provocati da frane e inondazioni ammontano a 61,5 miliardi di euro. Secondo i dati contenuti nel primo Rapporto Ance-Cresme, le aree a elevata criticità rappresentano il 9,8% della superficie nazionale e riguardano l'89% dei Comuni, su cui sorgono 6.250 scuole e 550 ospedali.   
 
L’amministratore delegato di Cesi, Matteo Codazzi, ha ricordato che "il 2014 sarà ricordato come uno degli anni peggiori, in cui ben 19 Regioni su 20 sono state colpite da catastrofi" sottolineando però che "esistono oggi numerosi strumenti tecnologici e pratiche operative eccellenti che consentono di prevedere, monitorare e intervenire efficacemente per ridurre il rischio e i danni".
 
Dal convegno è emersa anche l’importanza di instaurare un’ottima "sinergia" tra istituzioni e le aziende di sistema infrastrutturale; la necessità di un coordinamento unitario del territorio e’un punto fondamentale da sviluppare che accomuna le aziende del sistema infrastrutturale come Anas, Terna, Autostrade per l'Italia e Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) impegnate "non solo nella manutenzione delle infrastrutture ma nel monitoraggio e nella prevenzione".
 
Per questo Paola Firmi, responsabile direzione tecnica Rfi ha ricordato gli interventi, "circa 430 nel 2015, di Rete Ferroviaria Italiana per la messa in sicurezza delle aree, prossime ai binari, interessate da dissesto idrogeologico, per un investimento complessivo di oltre 145 milioni di euro".
 
Per Immacolata Postiglione, dirigente della Protezione Civile, “e' fondamentale che il cittadino abbia coscienza del rischio per poi assumere comportamenti corretti in caso di emergenza; aspettare l'allerta non deve essere un albi, servono piani programmati di intervento”.
 
Per prevenire l’emergenza è utile avvalersi della tecnologia, infatti Davide Bertolo, dirigente attività geologiche della Valle D'Aosta, ha parlato dell’esperienza regionale di prevenzione frane attraverso un sistema di monitoraggio fatto da radar, gps e topografia automatica ".
 
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