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Nuovo Codice Appalti, guerra sui limiti agli affidamenti in house

Nuovo Codice Appalti, guerra sui limiti agli affidamenti in house

Venerdì lavoratori delle concessionarie autostradali in sciopero per chiedere modifiche al testo. Ance: nessun passo indietro altrimenti piccole imprese a rischio

Vedi Aggiornamento del 19/04/2018
Nuovo Codice Appalti, guerra sui limiti agli affidamenti in house
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 19/04/2018
09/03/2016 - Il nuovo Codice Appalti è stato trasmesso alle Camere per la richiesta del parere parlamentare. Le Commissioni competenti potrebbero richiedere l’inserimento di qualche modifica, ed è già battaglia sui limiti agli affidamenti in house.
 
Nonostante abbia pochi giorni di vita, il testo si sta già scontrando contro critiche e raccomandazioni. Professionisti, imprese e sindacati stanno segnalando gli aspetti critici e chiedendo modifiche, mentre per venerdì è previsto lo sciopero dei lavoratori delle aziende di manutenzione e progettazione delle concessionarie autostradali.
 

Sindacati in fermento contro il nuovo Codice Appalti

FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno indetto uno sciopero e manifestazione sindacale per venerdì 11 marzo. Si tratta di uno sciopero nazionale di tutti i lavoratori delle aziende di manutenzione e progettazione delle concessionarie autostradali, ma anche di una manifestazione a Roma presso la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. 
 
Il provvedimento è ingiusto e sbagliato - spiegano i segretari generali delle tre sigle, Vito Panzarella, Franco Turri e Walter Schiavella - perché non apporterà alcun beneficio al sistema e comporterà invece la perdita di centinaia di posti di lavoro, e quindi di professionalità, e un conseguente calo della qualità delle opere e della manutenzione autostradale, a discapito della collettività”.
 
“Le manutenzioni, la progettazione e i servizi - aggiungono i tre sindacalisti - devono rimanere aldilà delle quote stabilite per gli affidamenti in house, perché la norma, se non sarà modificata a seguito dei prossimi passaggi nelle commissioni parlamentari, costituirà una falsa liberalizzazione di mercato in quanto raggiunge l’unico obiettivo della precarizzazione dei rapporti di lavoro e della bassa qualità”.
 
In base ai dati riportati dai sindacati, “negli ultimi mesi la norma, che prevede di poter affidare direttamente lavori, progettazioni e manutenzioni nella misura massima del 20% degli investimenti, ha provocato centinaia di licenziamenti. Una vera emergenza sociale tamponata per ora con il ricorso alla Cassa integrazione”.
 
Durante la manifestazione i sindacati, che lamentano la mancanza del confronto durante la predisposizione del nuovo Codice Appalti, cercheranno di  ottenere un incontro con il ministro Graziano Delrio.
 

Ance: no a passi indietro sul nuovo Codice Appalti

Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) bisogna invece insistere sulla concorrenza e mantenere la stretta sui lavori in house. Secondo il Presidente dell’Ance, Claudio De Albertis, bisogna mantenere il principio dell’80%  dei lavori in gara e il 20% in house per le concessionarie autostradali sancito nella legge delega e poi riaffermato anche nell’articolo 177 del nuovo codice. A suo avviso si tratta di un punto di equilibrio che non va toccato, dato che le Direttive europee prevedono di dare in gara il 100% dei lavori nel caso in cui la concessione non sia stata vinta in gara, "come nella stragrande maggioranza dei casi in Italia".
 
La norma, sostiene De Albertis, è un caposaldo a tutela della concorrenza e del lavoro delle migliaia di piccole e medie imprese che in questi anni si sono viste sottrarre quote di mercato importanti da parte delle concessionarie che finora potevano affidare in house fino al 40% dei lavori.
 
Dalle stime dell’Ance emerge che in sei anni sono stati sottratti 1,5 miliardi alla concorrenza, mettendo in ginocchio migliaia di piccole e medie imprese. Nel 2009 è stata infatti introdotta la possibilità per i concessionari privati di affidare senza gara fino al 60% dei lavori a società controllate o collegate.  Nel 2014 la soglia è stata poi limitata al 40%
 
Sulla base di queste considerazioni, il presidente De Albertis si è detto quindi sorpreso per la reazione dei sindacati di settore che “hanno deciso di schierarsi a favore di posizioni di privilegio a discapito di quelle centinaia di migliaia di lavoratori che operano nel libero mercato”. 

 
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