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Piscina, i titoli abilitativi per realizzarla

Piscina, i titoli abilitativi per realizzarla

La Cassazione spiega quando richiedere il permesso di costruire e l’autorizzazione paesaggistica

Vedi Aggiornamento del 12/02/2025
Foto: Engin Korkmaz©123RF.com
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di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 12/02/2025
06/02/2019 - La realizzazione di una piscina, anche se interrata, richiede sempre il permesso di costruire. La Cassazione, con la sentenza 1913/2019 ha spiegato che la piscina crea nuova volumetria e si qualifica come nuova costruzione. Nel caso in cui la si voglia realizzare in una zona vincolata, bisogna dotarsi anche dell’autorizzazione paesaggistica.
 

Piscina interrata e volumetria

I giudici hanno spiegato che la realizzazione di una piscina, anche se interrata, crea nuova volumetria. L’intervento si qualifica quindi come nuova costruzione e richiede il rilascio del permesso di costruire.
 
Se si intende realizzare la piscina una zona vincolata, è inoltre necessaria l’autorizzazione paesaggistica.
 
Chi non si dota dei permessi necessari è punito, oltre che con le dovute sanzioni, con l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi. Si può evitare la demolizione, ha illustrato la cassazione, se le opere rispettano determinati limiti e superano l’accertamento di compatibilità paesaggistica da parte dell’autorità amministrativa, come previsto dall’articolo 167 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004). Tra le condizioni c’è quella di non creare nuova volumetria con l’intervento realizzato. Condizione che la piscina non rispetta dal momento che la giurisprudenza è concorde nell’affermare che crei nuova volumetria
 
I giudici hanno infine ricordato che per valutare l’impatto prodotto sul paesaggio bisogna valutare l’intervento nel suo complesso.
 

Piscina interrata, il caso

Nel caso preso in esame, il proprietario di un fondo, situato in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, aveva realizzato tre strutture rispettivamente di 100, 200 e 360 metri quadri, più una piscina interrata. Valutando le opere non singolarmente, ma nel loro complesso, era emersa in modo evidente la volontà di trasformare in modo permanente il suolo inedificato.
 
Sulla base di queste considerazioni, i giudici hanno confermato l’ordine di demolizione delle opere realizzate senza permesso.
 
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